Mario Trovarelli – Psicologia Naturalista * Volontà e motivazione

Motivazione… volontà…

In effetti non è facile dirimere.

A volte i genitori fanno veramente un buon lavoro nel sostituire le autentiche spinte del bambino con l’imposizione occulta a soddisfare i propri bisogni.

Per tutta la vita quel bambino sarà insoddisfatto… ovviamente!

Non saprà individuare e soddisfare i propri bisogni, perché troppo occupato (inconsapevolmente) a riconoscere e soddisfare i bisogni del genitore (ormai implementati e impastati per sempre nella mente del bravo bambino ubbidiente).

La volontà è frutto dell’educazione, e l’educazione è un’attività violenta, necessaria a genitori poco capaci nell’esercizio delle abilità genitoriali.

Le capacità genitoriali consistono nel mettere a disposizione del bambino la propria mente, un impasto omogeneo di autorità e affetto.

Dentro la mente del genitore, autorità e affetto ben amalgamati, il bambino saprà crescere e svilupparsi in serenità. Prendendo fiducia in sé e nelle proprie capacità e imparando anche a riconoscere i propri limiti.

Così non verrà favorito l’insorgere di un IO IDEALE, una brutta istanza patologica, che tende a sostituirsi all’Io Reale, procurando gravi conseguenze allo sviluppo della personalità del bambino e del futuro adulto.

Il confine tra volontà e motivazione non è tuttavia così chiaramente visibile o scontato.

Comunque non basta la volontà. Semplicemente perché la volontà non esiste. O meglio non è un’istanza della mente. Ma appartiene al piano superiore, quello morale.

A livello mentale esiste la motivazione. Una spinta interiore e naturale che parte dall’organizzazione della mente e spinge verso l’alto e verso l’esterno (dove risiede la realtà relazionale), con andamento opposto alla volontà (la quale spinge verso l’interno, per contrastare la motivazione naturale).

La motivazione serve al bambino per individuare e soddisfare i propri bisogni, ed è tanto più forte e ben definita quanto più i genitori avranno saputo rispettare l’individualità e le naturali inclinazioni del bambino.

Seguendo la motivazione la persona si muove, fa, ed è soddisfatta.

La volontà è un grimaldello utilizzato da chi ha potere per costringerti a fare quello che vuole lui.

Dal momento che la motivazione appartiene alla persona e spinge dal basso verso l’alto e dall’interno verso l’esterno, seguirla appaga.

La volontà è il risultato di un’imposizione esterna che prevede una sanzione in caso d’inadempienza: la colpa (in un primo momento) il senso di colpa (per tutto il resto della vita).

Seguirla fa risparmiare sanzioni, ma non appaga i propri bisogni perché tende a soddisfare il bisogno di chi fa pressione dall’esterno.

 

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4 Responses to Mario Trovarelli – Psicologia Naturalista * Volontà e motivazione

  1. Alessandra Iurincich ha detto:

    Da adulti,è ancora possibile che nasca la motivazione?

    • Mario Trovarelli Mario Trovarelli ha detto:

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      sì. è possibile. ma credo che sia necessario un aiutino esterno per individuare e dirimere la lana dalla seta. la motivazione dalla volontà.
      in effetti il lavoro di psicoterapia è utile per ritrovare se stessi.

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  2. Martina Gregoris ha detto:

    un genitore figlio di genitori che hanno imposto la volontà su di lui tenderà ad imporre la propria volontà sul figlio? e, al di là di un percorso psicoterapeutico, quali possono essere gli ambiti su cui iniziare a porre la propria attenzione per accorgersi di cos’è lana, e cos’è seta, e come provare a sbilanciarsi verso la motivazione a discapito dell’imposizione della volontà?

    • Mario Trovarelli Mario Trovarelli ha detto:

      *

      in genere è l’insoddisfazione perenne l’indizio che può farci pensare ad un’incapacità di occuparci dei nostri bisogni.

      quanto alla scoperta di noi stessi, allo scopo di capire chi veramente siamo e cosa veramente vogliamo, non penso sia facile farlo da soli. soprattutto non vedo facile scoprire da soli contenuti mentali che frequentemente vengono proiettati all’esterno sull’interlocutore (rendendolo colpevole del nostro malessere).

      un interlocutore capace di accettare la proiezione senza rispedirla al mittente potrà aiutarci a mettere ordine nella nostra vita interiore (cioè nella mente) dirimendo il “me” dal “non me”.

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