Volevo Volare: un video per il Teatro

-di Nadia Pastorcich –

L’emozione che il Teatro regala è indescrivibile e mai come ora la sua assenza fisica ci fa capire quanto sia importante nella nostra vita. Nonostante tutto, durante il lockdown, ha continuato a farsi sentire, magari non come siamo abituati a conoscerlo, a viverlo, a percepirlo, ma sempre con quell’energia che va oltre ogni barriera. Ha accolto noi spettatori in una realtà diversa da quella a cui eravamo abituati. Ognuno in qualche modo – dagli artisti stessi al pubblico – ha cercato di mantenere viva la fiamma dell’anima del Teatro.

L’attore Francesco Godina, insieme a Den Baruca, ha dato vita a un video speciale: “Volevo Volare”. «Vuole essere – spiegano gli ideatori – una mano tesa a tutti i lavoratori dello spettacolo: attori, tecnici, danzatori, musicisti, produttori e autori; un biglietto da visita per un mestiere molto ambito e poco tutelato». Dai primi secondi si capisce che le parole che Godina anima sono attualissime, sebbene siano state scritte nel secolo scorso da Albert Camus: «La peste aveva ricoperto ogni cosa: non vi erano più destini individuali, ma una storia colettiva, la peste, e dei sentimenti condivisi da tutti». Ed è così che ci siamo ritrovati, nelle città chiuse e silenziose.
Guardando il video, camminiamo insieme all’attore per le strade di Trieste ritrovandoci in una dimensione a volte metafisica, se non surreale, dove la chiusura dei teatri, l’immpossibiltà di superare quel confine che ci impedisce di entrare, arriva dritta al cuore; forse perché «Il Teatro è per me [per noi] come l’acqua per i pesci». Le parole di Paolo Grassi avvolgono l’architettura dello Slovensko Stalno Gledališče/Teatro Stabile Sloveno, facendoci riflettere. «[…] io vedo la politica attraverso il teatro, vedo l’urbanistica. Ho creduto e ho vissuto per il momento fragile, insostituibile, della comunicazione teatrale». Abbiamo bisogno di questo: della comunicazione, del far sì che le parole, i silenzi pieni di significato continuino ad esserci, ad accompagnarci nel nostro quotidiano. Non a caso «Il teatro – secondo Leo De Berardinis – è una grande forza civile». Godina lo racconta e noi lo assorbiamo. Assorbiamo l’energia di quest’arte che ancora oggi ci appartiene, non solo sul palcoscenico o nella platea, ma nelle nostre azioni, nelle nostre scelte, nel modo di porci e guardare il mondo. Ma tutto ciò è necessario anche per vedere una realtà che a volte non percepiamo, «portare in scena un’altra dimensione, un altro spazio, un altro tempo. Si tratta di togliere gli spettatori dalla realtà in cui vivono per fargliene vedere un’altra». E per questo Godina si affida a Heiner Müller.
“Volevo volare” è una riflessione e un’urgenza. «Avvicina – proseguono Francesco e Den, regista del video – due elementi necessari allo sviluppo dell’arte: la volontà e il volo. Prende in prestito le parole di maestri e intellettuali del teatro per spostare, ancora una volta, quel limite che l’arte deve avere ben chiaro per poterlo superare, infrangere e riformare». Facendo teatro si vola. “Volevo volare”, disse Edward Gordon Craig.
Il Teatro Miela, il Teatro Bobbio – La Contrada Teatro Stabile di Trieste, Il Rossetti – Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, il Teatro Lirico “Giuseppe Verdi”. Li vediamo da uno schermo. Distanti. Probabilmente ha ragione Peter Brook: «L’atto teatrale è un lasciare andare». Dobbiamo abbandonarci a questa corrente contraria che in questi mesi ci sta togliendo il respiro, solo così potremo ritornare a ridere. «La risata e le emozioni intense liberano l’organismo di parte delle scorie; quindi, non soltanto non lasciano tracce, ma svolgono la funzione opposta: puliscono e rinnovano […] Non è forse più esatto dire che, quando è in atto un rinnovamento, tutto è di nuovo possibile». In questo rinnovamento viene da credere, da sperare, da convogliare le forze per scrivere il futuro del Teatro e non solo. «Io so e non so perché lo faccio il teatro ma so che devo farlo, che devo e voglio farlo facendo entrare nel teatro tutto me stesso». Giorgio Strehler. Un omaggio a lui, al suo teatro, alla sua città.
Il finale non poteva che chiudersi con la peste. Questa volta affidata ad Alessandro Manzoni.
«“Volevo volare” – concludono gli ideatori – è un omaggio ad una città che ama il teatro e si nutre di esso. Il video è infatti dedicato “a tutti quelli a cui manca il teatro e che mancano al teatro”. Che sbirciano da una porta chiusa quei luoghi ricchi di luce, di suoni, di vita. Si concentra su Trieste per riflettersi su tutti i teatri d’Italia, quelli storici, quelli moderni, quelli polverosi, quelli di provincia e quelli purtroppo sempre chiusi. Lo sguardo vola in tutta Europa, supera l’oceano e si perde tra le luci di Broadway, tra le vie di Buenos Aires, lanciandosi nei quartieri di Pechino, fino alla maestosa Mosca». Il tutto accompagnato dalle musiche “Fallen” di Kevin Graham e “Believer” di Loya.
Viene da chiedersi se “Saremo migliori dopo?”. Ciò che è certo è che questo video ci prende per mano facendoci pensare, avvolgendoci con quelle emozioni “teatrali” che lasciano inevitabilmente un segno, conducendoci verso noi stessi e verso gli altri.

 

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