Tama Kelen – Il viaggio che insegna, di Michele Pinto

NE PARLA IL NUMERO DI CIAK IN EDICOLA A FINE GIUGNO, MA NOI SIAMO STATI I PRIMI!

Sono i profughi i creatori di questo cortometraggio. Loro gli sceneggiatori, loro gli attori. Guardatelo, scopriremo degli uomini. Ringraziamo il regista Michele Pinto per averci fornito questa preziosa, poetica testimonianza. Ringraziamo don Geremia Acri, di cui pubblicheremo presto l’intervista, ci fa riconciliare col messaggio evangelico, ringraziamo pure l’associazione Migrantes e la diocesi di Andria. Perché non tutto è ‘Mafia capitale’

 

La voce dei rifugiati, la voce di chi è costretto a fuggire, rischiando la vita, per approdare in un paese straniero, dove diffidano di te, e che tu non capisci. Tama Kelen è il viaggio che insegna. Insegna a chi lo compie, ma insegna anche a noi. Quindici richiedenti asilo, di quelli che adesso anche Salvini dice che vanno accettati. Quindici uomini di colore, coinvolti nel progetto promosso dalla Diocesi di Andria. Dove una troupe cinematografica, quella del regista Michele Pinto, non nuovo ad esperienze di condivisione sociale tramite il mezzo cinematografico, si è messa al servizio dei migranti. Uomini provenienti in massima parte dal Mali, che dopo la diffidenza iniziale, si sono aperti con le loro tragedie, le loro speranze, le loro paure, i loro sentimenti. Così capirete che le parole dei migranti sono le nostre stesse parole. Questo è Tama Kelen, parola della lingua del Mali significa ‘un viaggio’, o meglio, il viaggio, il viaggio della vita, il viaggio dell’esistenza di tutti noi. Noi che abbiamo avuto la fortuna di nascere qui, e loro che hanno avuto la sfortuna di nascere laggiù, dove sono stati torturati, perseguitati, minacciati, straziati. Perché i partecipanti al progetto sono tutti rifugiati richiedenti asilo politico, ospitati nel centro SPRAR di Andria. Perché il dramma esiste da molto prima che l’esodo della tragedia siriana invadesse i telegiornali del mondo. E, in ultima analisi, riflettiamoci. Perché è accettabile fuggire alla guerra, alle persecuzioni politiche, ma non alla fame e alla miseria? Ma questo è un altro capitolo della storia.

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