Sessant’anni senza lui: il mito James Dean

Data: settembre 28, 2015

In: TOP, CINEMA E DINTORNI, CULTURA,

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-di Andrea Chimento-

Erano circa le 17.40 del 30 settembre 1955 quando la Porsche Spyder di James Dean si è schiantata contro una Plymouth nera che le aveva tagliato la strada, all’incrocio tra la statale 446 per Salinas e la 41.

Oggi, a sessant’anni dalla morte, Dean è ancora uno dei miti del cinema del ventesimo secolo, e una parte della sua vita è stata immortalata dal recente Life di Anton Corbijn in cui è interpretato da Dane DeHaan.

Un fotogramma di "Life"

Un fotogramma di “Life”

Nato l’8 febbraio del 1931 a Marion, Indiana, Dean ha avuto un’infanzia segnata dall’improvvisa morte della madre, avvenuta quando aveva solo nove anni, e da un rapporto complicatissimo con il padre che lo porterà a crescere nella fattoria degli zii, a Fairmount.

Studente alla Ucla e all’Actors’ Studio, dal 1947 al 1951 partecipa a diversi spettacoli televisivi e ottiene anche piccoli ruoli cinematografici in film come I figli della gloria (1951) di Samuel Fuller.

Lo scoprì il regista Elia Kazan vedendolo recitare a teatro ne L’immoralista, tratto da Gide, e gli diede il ruolo da protagonista nello straordinario La valle dell’Eden (1955), spiegando così quella sorprendente scelta: «Era Cal in persona. Jimmy era l’ideale. Lui provava un profondo rancore per tutti i padri».

Era un ragazzo inquieto e ribelle, chiuso e introverso, esattamente come gli immortali personaggi che ha interpretato.

Il suo secondo film da protagonista non poté mai vederlo: Gioventù bruciata (1955) di Nicholas Ray uscì poche settimane dopo la sua morte, consegnandolo per sempre alla leggenda.

Per prepararsi a girare questa pellicola, si racconta che si isolò da amici e colleghi e che alcuni membri della troupe lo trovarono all’alba vestito da straccione, ubriaco o sotto effetto di droghe. Un’estrema applicazione del Metodo Strasberg o pura inquietudine esistenziale? Non ci è dato saperlo, ma il risultato è una performance ancora oggi sconvolgente, che dimostra come Dean fosse tutt’altro che un semplice ribelle di bell’aspetto capace di sfruttare le mode del momento.

Il leggendario James Dean

Il leggendario James Dean

Fu grande anche ne Il gigante (1956) di George Stevens, film postumo per il quale si meritò comunque diversi riconoscimenti e dove riesce ad apparire più in parte di Rock Hudson ed Elizabeth Taylor. Tre titoli per entrare nel mito e diventare una delle icone del grande schermo di ogni tempo.

Peccato, però, che il già citato Life sia tutt’altro che un bell’omaggio fatto al divo in questa speciale ricorrenza.

Incentrato attorno al curioso rapporto che si è sviluppato tra il celebre attore e un fotografo, Dennis Stock, chiamato a ritrarlo, Life racconta la loro curiosa amicizia, poco conosciuta ai più.

Ma la pellicola è densa di retorica, furba e ridondante, priva di quello spessore che la vita di Dean avrebbe meritato. Anche DeHaan non è un granché, mentre Stock è interpretato da uno spaesato Robert Pattinson.

E allora, più che questo film, è il caso di rivedere qualcuno dei suoi (capo)lavori, capaci di far capire molto di più di un ragazzo che ha vissuto troppo velocemente e del quale in molti, ancora oggi, faticano a tenere il passo.

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