Sandro Lombardi. Frammenti per un ritratto d’attore

-di Giulia Tellini-
Botta e riposta con Sandro Lombardi, uno dei più grandi attori teatrali italiani oggi in circolazione. Fondatore, insieme a Federico Tiezzi e a Marion d’Amburgo, della storica compagnia Il Carrozzone (1972-1980), poi divenuta Magazzini criminali (1981-1984) e poi “Magazzini” (1985-2000), Lombardi nella sua carriera ha collezionato, fra le altre cose, cinque premi Ubu come miglior attore italiano, per le sue interpretazioni in testi di Federico Tiezzi, Heiner Müller, Giovanni Testori, Pier Paolo Pasolini (il padre in Porcile), Bertolt Brecht. Dal 2005, cura sempre la drammaturgia di ogni spettacolo in cui recita.

Francois-Joseph Talma

Francois-Joseph Talma

Fedele al precetto «mente fredda, cuore caldo» di François Joseph Talma, Lombardi, sul palco, sa sempre esprimere le emozioni che sente con un’intensità leggermente inferiore alla loro reale natura, tenendo in equilibrio razionalità e sensibilità, e padroneggiando con l’equilibrio della mente il movimento espressivo del corpo. La sua recitazione, frutto di grande abilità tecnica e concentrazione e padronanza di sé, è stata definita da Giovanni Raboni «una meravigliosa miscela di precisione e pudore».

Sei considerato uno degli attori più poliedrici del panorama teatrale italiano, paragonato ora a Louis Jouvet, ora a Sergio Tofano, ora a Jean-Louis Barrault, ora a Eleonora Duse, ora a Eduardo De Filippo. Artisti molto diversi fra loro. Che ne pensi?
Penso che sarebbe bello se fosse vero. Spero sia vero!

«Muovere la mente di dieci decimi, muovere il corpo di sette decimi»: è una frase di Motokiyo Zeami, l’inventore del teatro No giapponese. Hai sempre detto che è una frase molto importante per te. Perché? E cosa significa?
Significa che ciò che conta maggiormente è il pensiero che guida corpo e voce.

Maschere del Teatro No

Maschere del Teatro No

La tua carriera d’attore comincia all’alba degli anni Settanta, quando tu e Federico Tiezzi e Marion d’Amburgo avete fondato la compagnia Il Carrozzone. Per vari anni, i vostri spettacoli sono stati caratterizzati dalla mancanza di parola. Come ricordi quel «teatro del silenzio»?
Con nostalgia, come tutte le cose della giovinezza. E’ vero che era un teatro del silenzio, ma come ho scritto più volte, non era un teatro privo di testo. I testi erano nei dieci decimi della mente e cercavamo di incarnarli nei sette decimi del corpo.

Sandro Lombardi in Artaud, regia Federico Tiezzi, I Magazzini 1987 / foto M-Buscarino

Sandro Lombardi in Artaud, regia Federico Tiezzi, I Magazzini 1987 / foto M-Buscarino

Ti sei laureato a Firenze in Storia dell’Arte con Roberto Salvini. Come hai riversato nel tuo mestiere d’attore la tua passione e la tua sensibilità per le arti figurative?
Tenendo sempre in equilibrio il rapporto tra testo verbale e testo figurativo.
 

Dalla fine degli anni Ottanta, spesso con la regia di Federico Tiezzi, hai interpretato testi di Pasolini, Beckett, Cechov, Forster, Pirandello, Testori, D’Annunzio, Bernhard, e molti altri. Quale autore hai sentito più vicino?
Certamente Cechov, Pirandello, Bernhard e Testori.

 Puoi dire qualcosa a proposito del tuo sodalizio artistico con Federico Tiezzi?
Un sodalizio di così lunga durata si spiega solo con la reciproca disponibilità e apertura dell’uno nei confronti dei cambiamenti dell’altro.

Il ritorno di Casanova, di A. Schnitzler foto di L.Manfrini

Il ritorno di Casanova, di A. Schnitzler foto di L.Manfrini

 

Hai detto che il personaggio sta «dentro le parole che dice e dentro al modo in cui un attore gliele fa dire». Cosa vuol dire?
Che non credo troppo a una psicologia del personaggio che prescinda dalla concreta sostanza del complesso delle sue battute.

Adesso sei in tournée con lo spettacolo L’apparenza inganna di Thomas Bernard. Sei molto legato a questo testo e a questo spettacolo, che porti in scena ormai dal 2001. Perché? È cambiato il tuo modo di affrontarlo in questi ultimi 14 anni?
Intellettualmente non è cambiato niente. Ma il fatto di aver sulle spalle tutti quegli anni in più mi ha portato a una comprensione e ad una empatia maggiori e più approfondite.
 

Sei nato a Poppi, in provincia d’Arezzo, per poi venire a Firenze negli anni dell’Università. Senti Firenze come la tua casa? O c’è un’altra città che senti come casa?
Le mie case sono i teatri in cui lavoro bene.

Oltre ad essere attore, e curatore della drammaturgia di quasi tutti gli spettacoli che hai interpretato dalla metà degli anni Ottanta a oggi, sei anche uno scrittore. Hai scritto libri di vario tipo, molto diversi fra loro. Gli anni felici, Le mani sull’amore, Queste assolate tenebre: un saggio autobiografico, un romanzo epistolare, una lunga lettera a Mario Luzi. Perché scrivi? Che cos’è per te scrivere?
Una necessità di auto-analisi.

Di queste tre frasi, qual è quella che si avvicina di più al tuo modo di intendere la recitazione:
a) «Nemmeno per un attimo l’attore si trasformi completamente nel suo personaggio» (Brecht)
b) «L’attore non recita le parole ma i sentimenti» (Stanislavskij)
c) «Le lacrime del vero attore discendono dal cervello» (Diderot)

Quella di Brecht.

Lombardi con Massimo Verdastro in L'apparenza inganna di T. Bernard foto L.Manfrini

Lombardi con Massimo Verdastro in L’apparenza inganna di T. Bernard foto L.Manfrini

Cos’è per te il teatro? Come ti sembra la situazione del teatro oggi?
Rispondere alla prima parte della tua domanda significa scrivere un libro di 300 e più pagine quale fu Gli anni felici. Oppure, in una parola, tutta la mia vita.
La seconda domanda implica una risposta di grande pessimismo. In Italia almeno, il teatro oggi vive una stagione tristissima di deriva commerciale. Usando parole di Bernhard: “Com’è sciatta la recitazione, oggi, a teatro! Spudoratezze in scena. Analfabetismo teatrale”.

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