Roberto Lipari, il primo “Eccezionale veramente”

– di Maurizio Melani –

Dalla Sicilia con furore, si racconta il vincitore del primo contest televisivo per nuovi comici ideato da Diego Abatantuono e dalla “Colorado Film”.

 Nome?

Roberto

 Cognome?

Lipari

Età?

25

Terra di origine?

Sicilia, Palermo

 Professione?

Comico

Qua ti volevo: il successo ti ha già per caso contagiato come il sole delle Eolie?

Eh, ma che dici?! (risponde in accento palermitano, ndr). Facevo questo lavoro anche prima di vincere “Eccezionale veramente”. Ho cominciato a 17 anni, in coppia con un amico. Poi mi sono iscritto alla facoltà di Medicina tralasciando l’arte. Ma dopo 3 anni di studi sono tornato a tempo pieno, come comico monologhista, alla mia vecchia passione. Diciamo che ho salvato più vite così!

Tu sei il vincitore del primo contest per nuovi comici andato in onda su La7. Come ci si sente il giorno dopo?

Naturalmente è una cosa che fa molto piacere. Io sono una persona insicura e le conferme, come quella di bucare lo schermo, di “funzionare”, mi danno maggior sicurezza. Di certo però non sono più bravo di prima.

 

roberto posato

 

Ma la tua vita da “Eccezionale” è già cambiata. Dai, dimmi la verità…

Nella mia regione, sì. Sono diventato un mito (ride). La gente che m’incontra per strada non mi stringe neanche più la mano: mi abbraccia direttamente! E tutti quaggiù facevano il tifo da stadio per me. Dicevano: “Vai su e fagliela vedere che i Borboni sono meglio dei Sabaudi”.

 La tua comicità è in effetti molto legata alla terra d’origine.

E’ vero, c’è molto. A partire da alcuni dei miei miti di riferimento, come Pino Caruso e Ficarra e Picone, fino alle tematiche di cui parlo o all’uso della lingua siciliana. Io vengo da una famiglia in cui non si è mai parlato dialetto stretto in casa, ma il siciliano ha una cadenza tale che ben si presta a far sorridere.

 

E so che nella tua lingua hai scritto anche un libro, anzi un piccolo dizionario, indirizzato niente meno che all’Accademia della Crusca…

Si chiama “Cara Accademia della Crusca ti scrivo” e rappresenta una sorta d’invito a inserire, dopo il neologismo “petaloso”, anche parole del nostro dialetto nell’uso comune della lingua italiana. Perché noi siciliani siamo più sintetici, arriviamo prima al punto. Vuoi un esempio?

E dai, fammelo.

Voi dite “Si è fatto giorno”, vi perdete per strada. Noi diciamo “Agghiurnò”. Una parola sola. Te ne dico un altro? “Si è fatta notte”, lo traduciamo in “Scurò”. Cinque lettere. Stop. E in questo libro ne ho segnalate ben 101. La cosa bella e inaspettata sai qual è? Che l’Accademia della Crusca in persona mi ha chiesto una copia!

 

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“Oh pebbacco”, direbbe Diego Abatantuono. Non mi dire che avremo anche un comico-linguista, dopo un comico-politico…

Stai parlando di Matteo Renzi, non è vero?!

 Beh, allora restiamo ai comici. Hai citato alcuni tuoi miti. Ne hai altri?

Oltre a Caruso, Ficarra e Picone, scelgo Troisi e Benigni. Artisti che riescono (o riuscivano) a parlare e a far ridere di cose pesanti in modo velato. Meno diretti, a differenza del “vaffanculo” di Beppe Grillo che ritengo comunque un maestro.

E i comici-giurati del contest? Mi dai un aggettivo per ognuno di loro?

Diego Abatantuono “saggio”, Paolino Ruffini (puoi leggere qui un’intervista a noi rilasciata, ndr) “affettuoso”, Gabriele Cirilli “umile”, Selvaggia Lucarelli “furba”.

I video che pubblichi sul tuo profilo Facebook stanno oramai diventando “virali”. Mi parli delle conseguenze della Brexit?

(Ride). Quello mi è venuto perché dopo il referendum inglese alcune persone, fermandomi per strada, mi chiedevano “Signor Lipari e adesso cosa succederà?”. E un signore anziano, seriamente – giuro – addirittura mi ha fatto: “Minghia Lipari, ma adesso quanto costerà la zuppa inglese?”.

 Ormai sei il Bruno Vespa della Sicilia. Allora Words in Freedom può veramente farti una domanda in stile “Porta a Porta”: che cos’è per te la libertà?

Una cosa più semplice, no?! Giorgio Gaber, un altro maestro, diceva che “libertà è partecipazione”. Io dico che noi, a differenza dei nostri nonni, abbiamo avuto la grande occasione di essere liberi, ma dobbiamo essere bravi a riconoscerlo e, come in una partita di calcio, a sfruttare questa possibilità nonostante spesso vi sia chi non lo permette.

 Roberto Lipari. scena

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