Regno Unito. Chi ha paura di Mr Corbyn?

di Giulia Caruso-

A Brighton, un pomeriggio dello scorso settembre un autentico terremoto ha scosso la scena politica britannica quando una platea entusiasta ha tributato una standing ovation al nuovo leader del partito laburista, Jeremy Corbyn, 66 anni, eletto con il 60 per cento dei voti, tutti della base del Labour, accorsa a sostenerlo dai quattro angoli del paese. Il suo programma politico è come un sasso lanciato con forza nella stagnante palude del suo stesso partito che da anni vive di mediazioni e compromessi.  

Voglio eliminare l’ingiustizia dal Regno Unito” ha detto senza tanti mezzi termini. Forte dell’appoggio dei sindacalisti delle Trade Unions, dei giovani e di tutta quella fascia sempre più ampia della working class colpita dai tagli al Welfare e che Corbyn difende a spada tratta e a cui il governo Cameron si prepara a dare l’ennesimo colpo di mannaia.  Uno schiaffo all’ala “moderata” del suo stesso partito che aveva contrastato la sua elezione con tutti i mezzi, non esclusi attacchi sul piano personale.   e  infine, uno schiaffo al suo avversario di sempre, Tony Blair  che ha prontamente commentando che “chi ha votato col cuore Corbyn è bene che si faccia un trapianto”. Nessuno avrebbe scommesso un penny sulla sua elezione e i Tories all’indomani della sua vittoria si sono affrettati a stigmatizzarlo quale nemico della nazione “Il Labour è ora una minaccia per la nostra sicurezza nazionale, per la nostra economia e la sicurezza delle vostre famiglie”, ha tuonato David Cameron anche se, sotto sotto, aveva sperato che l’elezione di questo rappresentante dell’estrema sinistra del labour, avrebbe distrutto il suo stesso partito dall’interno con le sue scelte radicali. E in quanto a radicalismo, il buon Jeremy che ora guida il Governo ombra laburista, non si fa mancare nulla.   Ha sfornato un programma capace di procurare non pochi grattacapi all’esecutivo e alla sua politica di tagli e sacrifici, e che ha suscitato non poche preoccupazioni ai piani alti all’establishment economico finanziario inglese. Un programma che rappresenta una netta svolta a sinistra e che prevede è la nazionalizzazione delle ferrovie e un piano di opere pubbliche per rilanciare l’occupazione. Aumento della tassazione per le banche e per le fasce di reddito più alte. Sostegno alle piccole imprese e ai lavoratori autonomi. Sul piano sociale, sostegno ai genitori single, e potenziamento di tutte le strutture assistenziali e dei benefits per i ceti più deboli. Ha recentemente votato contro il piano Trident, lo scudo nucleare, malgrado la forte opposizione di suoi compagni di partito all’interno del governo ombra. E, dulcis in fundo, non si è inchinato davanti alla Regina, rifiutandosi di cantare l’inno nazionale durante una cerimonia ufficiale.

 

Jeremy”the serial rebel” come recentemente lo ha definito la BBC, non ha mai avuto uno spin doctor capace di cucirgli addosso un’immagine pubblica accattivante. Con la sua barbetta, le sue giacche da mercatino, non ha certo il glamour da giovane politico rampante del suo predecessore, Ed Miliband. Gira in bicicletta, da anni non tocca una goccia d’alcool, è un veggie militante, e quando può, si ritira a coltivare patate e verdure nell’ orto di casa. Si è sempre battuto per i diritti degli animali c udite, udite, contro l’uso dei cani nella caccia alla volpe intoccabile tradizione dell’èlite britannica.

Scavando nel suo passato alla ricerca di scheletri nell’armadio, qualcuno ha fatto notare che il motivo scatenante del suo divorzio dalla prima moglie, la cilena Claudia Bracchitta, pare sia stato il rifiuto di Corbyn a iscrivere il figlio a una scuola privata. Eppure, come ha malignamente sottolineato il Daily Telegraph “ che lui, figlio di un ingegnere e di una professoressa di matematica, ha avuto un’educazione d’élite nella prestigiosa Adams School

La passione per l’impegno politico e la giustizia sociale, Jeremy ce l’ha nel dna. I suoi genitori un ingegnere e un’insegnante di matematica si sono conosciuti a una manifestazione contro la   guerra civile spagnola. Dalla loro unione nel 1949 a Chippenham, nello Whitshire, nasce Jeremy che a 15 anni nel 1964, quando i Beatles fanno urlare le ragazzine, e le minigonne di Mary Quant fanno drizzare i capelli ai benpensanti, si tuffa nelle battaglie per la pace e il disarmo nucleare. Sono gli anni delle rivolte dei giovani neri nel ghetto di Brixton, e il ragazzo vola addirittura in Giamaica come volontario a fianco degli oppressi. Ritornato in patria, si dedica all’impegno nel sindacato dei dipendenti pubblici. A 25 anni è eletto nel consiglio di Haringey, nel nord di Londra. Nel 1983 è eletto parlamentare nella circoscrizione londinese di Islington.

l'arresto di Corby durante una manifestazione antiapartheid negli anni 70. ( The Guardian)

l’arresto di Corbyn durante una manifestazione antiapartheid negli anni 70. ( The Guardian)

Da allora è sempre stato la spina nel fianco del Labour votando 533 volte contro la linea del suo partito alla camera dei comuni ,non ultimo il voto contro l’invio delle truppe in Iraq a opera del suo diretto antagonista di sempre Tony Blair. A Brighton,  ha voluto chiedere scusa al mondo per la partecipazione della Gran Bretagna a tutte le guerre, Iraq e Afghanistan.

con Vanessa Redgrave durante una manifestazione pacifista (The Independent Archives)

con Vanessa Redgrave durante una manifestazione pacifista (The Independent Archives)

Per quanto tempo resisterà Jeremy Corbyn? Difficile dirlo se non cade vittima di una congiura di corridoio, gli rimangono molte gatte da pelare. In questi giorni la sua base è mobilitata contro contro i tagli ai tax credits che prevedevano una riduzione delle tasse per i lavoratori a basso reddito, un provvedimento che porterà via dalle tasche delle fasce più deboli la bellezza di mille sterline l’anno. Poi a primavera le elezioni ammistrative, in Inghilterra e in Scozia potrebbero essere il test decisivo. E infine il referendum per l’Unione Europea nel 2017 ma la sua Europa è lontana anni luce dallo strapotere della Bce e dell’austerity, “I nostri valori britannici sono internazionalisti e universali. Non sono limitati dalle frontiere”. Buona Fortuna Mr Corbyn.

Il popolo di Corbyn (The Mirror)

Il popolo di Corbyn (The Mirror)

 

La foto di copertina è tratta da The Indipendent

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