Piccole guide culinarie, anche nel cibo la teoria ha il suo peso

TORNA A GIFTS IN FREEDOM

-di Paolo Pellegrini-

Guide culinarie smart, ma giuste, per navigare nella mania del momento, il cibo

Quattro milioni e mezzo di italiani, ci dice una ricerca del Censis fatta a suo tempo per Expo (ma qualcuno se ne ricorda ancora?), si definiscono super-esperti di cibo. Tra loro ci sono sicuramente i due milioni di gaudenti e paludenti e sbavanti spettatori delle finali di Masterchef, o gli “addicted” delle versioni più strane e strampalate della serie, che sia australiana, americana, britannica, riservata agli junior (mini-belve sparate sotto le telecamere da genitori ossessi e smaniosi di  successi e sgomitante a ogni costo).

Chissà però quanti di costoro sanno davvero (davvero!) che cosa sia la cucina. Dove nascano i sapori. Da dove vengano ricette, usi, consumi. Mentre fanno un gran parlare di sferificazioni, sifoni, spume e destrutturazioni – le parole tra le più odiose nella moderna non-scienza del gourmet improvvisato – magari non saprebbero spiegare cos’è uno scalco. On hanno idea di chi fosse Antoine-Marie Carème, e credono che il cake-design sia l’ultima idea dall’altra sponda del Grande Fiume Oceano.

Un attimo di top, please, e torniamo a rimpinzarci di sana cultura teorica. Che è meglio. Ecco dunque alcuni piccoli consigli per regalini utili e poco costosi. Non libri di ricette (tranne forse uno, ma…) della Parodi o della Clerici o del Rugiati di turno, non dvd di Gordon Ramsay o Cannavacciuolo o chi volete voi nelle relative cucine infernali. Libriccini per riflettere e ritrovare base. Ecco il primo: “Minima culinaria”, edito dalla fiorentina Sarnus, formato pocket, 150 pagine a 7,50 euro. Autore Zeffiro Ciuffoletti, docente di storia ma soprattutto sapiente per nascita, avendo visto la luce nella Maremma della cultura materiale e del saper fare, dai campi e dall’orto ai fornelli. Storielle, aneddoti e pinzillacchere per raccontare la storia della gastronomia. Con un sorriso. cop

Poi il gioco si fa più duro con “Farmageddon” di Philip Limbery (Nutrimenti, 410 pagg., 19 euro), sottotitolo raggelante “il vero prezzo della carne economica”: già, alla fine della lettura, o non mangerete più bistecche e hamburger, o vi voterete alla spesa e alla ricerca intelligente, di ciccia tracciabile. farmageddon

Terza idea: “Bruschetta o scarpetta?” (Mondadori, 210 pagg., 29 euro), con il quale la giovane master chef (ahimé, ebbene sì…) Enrica Della Martira ci prende per mano nei segreti del pane, questo ignoto conosciuto indispensabile irrinunciabile compagno di strada e di vita.

bruschetta o scarpetta

E visto che l’Oms frusta usi e costumi carnivori, e intanto l’Europa traccia la lista del “novel food”, avventuriamoci nel brivido con Doctor Gourmeta, al secolo Carlo Spinelli, irriverente blogger e giornalista trentacinquenne, e il suo “Bistecche di formica e altre storie gastronomiche” (Baldini & Castoldi, pagg. 342, euro 17). Brivido allo stato puro.

bistecche di formica

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