Oscar troppo bianchi? Il caso Spotlight vince un’edizione di polemiche

-di Andrea Chimento-

Si è conclusa una settimana fa l’88ª edizione degli Academy Awards, ma al Kodak Theatre quest’anno si è parlato più di “razzismo” che di cinema.

Quasi integralmente, la conduzione di Chris Rock è stata segnata da gag, battute e frasi taglienti attorno alla polemica degli “Oscar troppo bianchi” che ha infiammato le settimane che hanno preceduto la consegna delle preziose statuette.

Il caso Spotlight di Tom McCarthy ha vinto il premio per il miglior film; Leonardo Di Caprio ha alzato la sua prima statuetta; Ennio Morricone ha commosso il mondo intero per l’Oscar ottenuto per la colonna sonora di The Hateful Eight di Quentin Tarantino: i temi (cinematografici) non mancano, e non mancavano, ma questa edizione degli Oscar verrà ricordata soprattutto per la diatriba sul razzismo.

Una scena de Il caso Spotlight, film vincitore del premio Oscar come miglior lungometraggio

Una scena de Il caso Spotlight, film vincitore del premio Oscar come miglior lungometraggio

Riepiloghiamo le tappe di tutto quello che è successo.

Dopo le nomination ai premi più ambiti del mondo del cinema, è diventato uno dei trend topic più diffusi su twitter l’hashtag #OscarsSoWhite, con cui membri dello spettacolo, personalità, appassionati e persone comuni hanno detto la loro sul presunto razzismo dell’Academy nei confronti degli attori di colore.

A lanciare il sasso fu il regista Spike Lee che, dopo aver seguito le candidature, ha annunciato che avrebbe boicottato la cerimonia per un “semplice” motivo: per il secondo anno consecutivo non erano stati nominati attori di colore nelle quattro categorie riservate agli interpreti (miglior attore protagonista, miglior attore non protagonista, miglior attrice protagonista e miglior attrice non protagonista) e Lee, che curiosamente proprio quest’anno è stato omaggiato con un Oscar onorario, ha iniziato una protesta che ha visto coinvolta fin dall’inizio anche Jada Pinkett, attrice e moglie di Will Smith, presto seguita dal suo ancor più celebre marito.

Al coro di proteste si sono uniti Whoopy Goldberg, David Oyelowo e persino uomini e donne bianchi del mondo dello spettacolo, a partire dal documentarista Michael Moore.

Il regista statunitense Spike Lee

Il regista statunitense Spike Lee

Hanno rincarato la dose Danny DeVito (dichiarando che “siamo tutti razzisti” e gli Oscar sono un semplice riflesso della società) e Ian McKellen, che ha voluto ricordare come anche nessun attore apertamente omosessuale abbia ottenuto la preziosa statuetta.

Fuori dal coro si sono alzate le voci, in parte contrarie, di due grandi attori come Charlotte Rampling (candidata per 45 anni di Andrew Haigh) e Michael Caine: la prima ha parlato di una forma di “razzismo al contrario” che rischiano i bianchi a causa di queste polemiche, salvo poi ritrattare, il secondo ha sostenuto che il voto deve andare all’interpretazione e non essere influenzato dal colore della pelle.

La performance che in molti hanno citato come meritevole di una nomination è quella di Idris Elba in Beasts of No Nation, film di Cary Fukunaga presentato in concorso all’ultima Mostra di Venezia. Elba ha ottenuto la nomination come miglior attore drammatico ai Golden Globe, ma è rimasto a bocca asciutta per le candidature agli Oscar.

Nel tentativo di stemperare le polemiche, l’Academy ha annunciato che all’interno della commissione ci saranno presto dei cambiamenti con una presenza maggiore di donne e di persone vicine alle minoranze.

In attesa di scoprire cosa ci riserverà il futuro, quello che è certo è che dei film si è parlato troppo poco. E chissà che l’Academy non abbia chiamato Morgan Freeman a presentare il premio principale andato a Il caso Spotlight (lungometraggio che, tra l’altro, parla di un tema a dir poco scottante, come quello dei preti pedofili) proprio per provare a spegnere una miccia che poteva rischiare di esplodere causando danni ancor più gravi di quelli che si sono poi realizzati.

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