Non chiamateci avvoltoi. Il piccolo siriano e noi

-di Valeria Ronzani-

Non chiamateci avvoltoi, non stavolta, stavolta no. L’immagine del piccolo siriano sbattuto sulla battigia, bambolotto spezzato, sta facendo il giro del web. Si può andare oltre? Sì, si può, perché c’è anche il video, e non ve lo risparmiamo, lo vedete qui sotto. Perché la storia è atroce, perché quel piccolo poteva essere salvato, e questo lo rende ancora più insopportabile. Lo racconta senza compiacimenti il sito di Vita Magazine. Così muoino in mare i bambini siriani, di Daniele Biella, da lui abbiamo preso questi documenti, da lui abbiamo saputo che il piccolo, la sua mamma, il suo papà e gli altri che erano con lui potevano essere salvati. 2b32a28c-b818-4ff0-a2a6-65b4ec9f1749_mediumAnnegati per una attraversata di pochi chilometri, le richieste di aiuto raccolte dai volontari, lanciate più e più volte, ma nessuno è intervento. 24 ore alla deriva in balia delle onde, 24 ore fino al naufragio, fino alla morte di dodici innocenti. Sono troppo dolorosi i particolari, la storia, tutta la storia, leggetela nelle parole di Daniele Biella. Può essere questo un punto di non ritorno? Può essere davvero così? Questa rubrica è invasa dagli orrori, ogni giorno una strage, una morte in diretta, uno sgozzamento spazza via la notizia precedente. Ma, anche se siamo sommersi, proviamo a non farci travolgere. Si alzano muri, si tendono reticolati, si prendono gli interpreti tragici di quello che è un vero esodo e li si sbattono su un treno. Per poi lasciarli lì, trasbordarli in un altro treno, mentre adesso, notizia di queste ore, li numerano pure col pennarello. Cioè, cercate di capire, gli scrivono sulla pelle il numero identificativo. Vi ricorda qualcosa?

Ma non basta, no, non basta per tacitare le coscienze. C’è di più. Grazie a Cecilia Sandroni che ci ha ricordato il secondo video: guardatela, bella e appassionata, lei è Angelina Jolie che parla alle Nazioni Unite. Ah si, ma tanto è un’attrice, beh certo, le donne belle sono pure un po’ stupide. Ma lei che stava facendo? Indovinate, stava denunciando il dramma dei profughi siriani: era il 24 aprile. Sì, avete capito bene, proprio il 24 aprile.

Hannah Arendt aveva già riflettuto su La banalità del male , un libro epocale, la cronaca del processo tenuto a Gerusalemme contro Eichmann. E dove Eichmann e la sua figuretta di mediocre travet sono la chiave di volta per riflettere sulla natura del male: “la mia opinione è che il male non è mai ‘radicale’, ma soltanto estremo, e che non possegga né la profondità né una dimensione demoniaca. Esso può invadere e devastare tutto il mondo perché cresce in superficie come un fungo. Esso sfida come ho detto, il pensiero, perché il pensiero cerca di raggiungere la profondità, andare a radici, e nel momento in cui cerca il male, è frustrato perché non trova nulla. Questa è la sua “banalità”… solo il bene ha profondità e può essere integrale”. Riflettiamoci, riflettiamoci tutti. Perché ci riguarda proprio tutti, nessuno escluso.

QUI SOTTO IL VIDEO, STRAZIANTE, GIRATO DAI NAUFRAGHI ALLA DERIVA, CHE IMPLORANO SOCCORSO. SEGUE IL VIDEO DI ANGELINA JOLIE CHE IL 24 APRILE SCORSO DENUNCIA ALL’ONU IL DRAMMA DEI PROFUGHI SIRIANI

Il video dell’intervento della Jolie alle Nazioni Unite è tratto da http://mashable.com/2015/04/24/angelina-jolie-syria-refugees/

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