Nel Nome di Dio e dell’Ulster

In bilico tra la Brexit  e il futuro incerto che incombe sull’Irlanda del Nord,   i paramilitari protestanti sono di nuovo sul sentiero di guerra. Tra terrorismo, crimine e malapolitica andiamo a scoprire chi sono i gruppi armati che  agiscono ” For God and Ulster”. La loro storia appartiene alle pagine più oscure  della vita di questo paese.

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-di Giulia Caruso-

Belfast. E’ una serata dei primi di novembre,  terribilmente umida come accade spesso da queste parti.  Ma l’atmosfera che si respira  è  incandescente.  Siamo davanti al Constitutional Club nella zona est della città, in un’area a maggioranza lealista. Sono trascorsi pochi giorni dalla festa di Halloween, il 31 ottobre che quest’anno avrebbe dovuto segnare l’addio definitivo del Regno Unito all’Unione Europea. Ma quello che i brexiter di Belfast si aspettavano non è avvenuto. E allora in molti hanno raccolto l’invito lanciato da James Bryson, attivista d’assalto al soldo del Democratic Unionist Party, a protestare contro il “Betrayal Act” l’atto del tradimento” come definiscono l’accordo con l’ Ue sull’ Irish Border, stipulato da Boris Johnson, reo secondo loro di essersi indegnamente arreso a Bruxelles e a Dublino.  Davanti al pub c’è fila anche se è solo un mercoledì qualsiasi. Bryson che ha anche scritto una lettera di protesta al primo ministro, infiamma la platea definendo l’accordo raggiunto con i 27 stati membri dell’UE “un affronto alla sovranità costituzionale di questo paese.

Ma l’attivista protestante è noto anche per le sue cattive amicizie.  Come  Stephen Mattews, noto come Ugly Doris, uno dei capi dell’Ulster Volunteer Force gruppo paramilitare lealista, e che qualcuno dice di avere visto tra la folla che riempie il locale.

L’Ufv insieme  all’ Uda (Ulster Defence Association) i due maggiori gruppi paramilitari protestanti dell’ Irlanda del Nord, sono tristemente noti per le atrocità commesse sui civili cattolici (e non solo) nell’ arco di trent’anni. E che, nonostante l’Accordo di Pace del 1998, e anche dopo la “ consegna delle armi” nel 2010, continuano ad agire anche alla luce del sole. Durante il periodo dei Troubles in un arco di tempo che va dal 1969 al 1999, L’Uda e l’Uvf insieme alla sua affiliata Red  Hand Commando, si sono macchiati di ben  584 omicidi, spesso vere e proprie esecuzioni a sangue  freddo di cittadini cattolici.

Senza contare quelli perpetrati in tempi recenti, addirittura all’interno della stessa comunità lealista. Come l’assassinio di Ian Ogle, 45 anni, tranquillo padre di famiglia della working class protestante, ucciso a coltellate nel gennaio di quest’anno.

Secondo un rapporto congiunto della Paramilitary Crime Task Force della polizia dell’Irlanda del  Nord in collaborazione con l’MI5, le ultime vicende politiche legate alla Brexit potrebbero essere motivo scatenante di azioni violente da parte dei lealisti.

Proprio in questi giorni, alla vigilia delle elezioni del 12  dicembre per il Parlamento di Westminster, un commando dell’Uda ha compiuto un raid intimidatorio contro esponenti dell’ Ulster Unionist party, partito unionista di minoranza, perché rinunciassero a presentare un loro candidato per lasciare spazio al partito di maggioranza, Il Democratic Unionist Party, a cui appartiene anche il primo ministro dell’ Irlanda del Nord, Arlene Foster.

La cronaca è ricca di episodi che confermano come i paramilitari lealisti abbiano forti connessioni con la malavita locale e internazionale.   All’indomani dell’omicidio di Ian Ogle, nei primi  mesi di  quest’anno un’operazione di polizia in aree protestanti ha portato all’arresto di dieci persone legate all’Uvf. Sono state sequestrate auto di lusso, gioielli e una notevole quantità di denaro.A questa lunga lista di crimini si aggiungerebbe il traffico di esseri umani.

Mo’Robinson, il lealista  incriminato per traffico di esseri umani

 

Nel mese di ottobre, la polizia dell’’Essex (Inghilterra) blocca il venticinquenne camionista nordirlandese Mo’ Robinson. A bordo del  veicolo un camion frigorifero, ci sono i cadaveri congelati di 39 cittadini vietnamiti, morti di freddo nel  disperato tentativo di raggiungere il Regno Unito. Lo stesso Robinson, ultimo anello di una catena di trafficanti di schiavi, non ha nascosto la sua appartenenza ai gruppi lealisti. come testimoniano numerose foto e video sul web.

Come riportato dal quotidiano Belfast Live, fonti confermerebbero che la zona dell’Essex in cui è stato bloccato Robinson, non sarebbe altro che un crocevia  battuto dai gruppi criminali lealisti per i loro traffici.  Sempre a proposito  della liaison tra lealismo, politica e malavita, basta fare un nome, quello di Mark Officer, reduce da qualche anno di carcere perché in possesso di un grosso quantitativo di cocaina, che si fa fotografare in compagnia  di noti esponenti politici, come l’ex ministro dell’Irlanda del Nord, Nelson Mc Causland  E mettendosi in luce come uno dei principali attivisti del Dup, per le elezioni del 12 dicembre, data che vedrà alle urne anche l’Irlanda del Nord come il resto del Regno Unito.

 

LA MANO ROSSA

 

Le origini della mano rossa presente sulla bandiera nordirlandese, uno dei simboli più rappresentativi e controversi dell’Ulster e che compare in tutti i vessilli delle organizzazioni paramilitari protestanti, si perdono nella leggenda.  Si racconta, infatti, che nel 1015 il regno dell’Ulster rimase senza un legittimo erede al trono. Per far fronte a questo vuoto politico,  i  chieftain dell’isola organizzarono una regata.   Il primo  che con la sua mano avesse toccato le rive del mare  d’Irlanda, sarebbe  stato incoronato re dell’’Ulster. Heremon O’Neill voleva  vincere la sfida a ogni costo, ma trovandosi in svantaggio prese una decisione estrema: si tagliò la mano e la lanciò sulla riva.

Nell’ultimo secolo la mano rossa di   Heremon O’ Neill è diventata il simbolo dei lealisti nordirlandesi fedeli alla corona inglese come segno  distintivo di identità e appartenenza.   Le dita  rappresentano le regioni che compongono l’ Irlanda, Leinster, Munster, Connacht e Ulster, quest’ultimo diviso tra  Eire e Irlanda del Nord.  Ma   il pollice che nella bandiera ufficiale è serrato contro le altre dita, nella bandiera dell’Uvf appare invece aperto, a sottolineare la distanza dal resto delle altre province  e il legame con  la Gran Bretagna. Sotto la mano rossa compare il motto, “For God and Ulster”  in memoria degli antenati protestanti venuti dalla Gran Bretagna e delle sante guerre combattute contro  i  cattolici.

Un murale dell’Ufv -foto di Giulia Caruso

 

L’Ulster Volunteer Force fondata negli anni 20, salì agli onori delle cronache nel 1966 con la prima di una lunga serie di delitti, l’uccisione a freddo di tre civili, due cattolici e uno protestante, ques’ultimo punito per le sue amicizie cattoliche.  Da allora una lunga scia di sangue ha accompagnato la storia dell’’organizzazione. Tra gli attentati più noti alle cronache internazionali, la bomba al Mc Gurk’s Bar di Belfast che fece 15 vittime. Spesso l’Ufv non ha rivendicato gli attentati commessi e nemmeno i numerosi omicidi. Come gli omicidi efferati degli Shankill Road Butchers, un gruppo di spietati assassini , tutti membri dell’’Uvf, che durante Troubles tendevano agguati alle vittime, spesso prese a caso, massacrandole poi a colpi di coltello

In stretta connessione  con   l’Ufv, agisce  Red Hand Commando, che alla leggenda di Hermon O’ Neill deve anche il nome. Si tratta di un’unità segreta elitaria, molto selettiva che si vanta di non aver nessun infiltrato tra le sue file.  E le cui le  cui le bandiere  sventolano in diversi punti della città’, nonostante un’ordinanza  del comune di Belfast  abbia vietato espressamente simboli e bandiere paramilitari. Nonostante sia fuorilegge dal 1975, l’organizzazione ha continuato ad agire indisturbata, spesso con la connivenza delle alte sfere della Polizia. E durante l’occupazione inglese anche dell’’esercito britannico. Da tempo è noto come i gruppi paramilitari abbiano collaborato attivamente con l’Esercito, la Royal Constabulary e l’MI5 . Fonti accreditate, raccolte anche da Amnesty International, svelano come agenti dell’esercito britannico facevano da tramite, fornendo nomi e vittime da eliminare ai principali gruppi lealisti, Red Hand Commando compresa.

Il Commando della Mano Rossa ha ucciso tredici persone durante i Troubles, dodici civili e uno dei membri della stessa organizzazione . Ma la cifra reale delle vittime sarebbe molto più alta, dato che l’ R H C  ha anche all’attivo  delitti e attentati  dietro  commissione di altri gruppi che poi li rivendicavano  con le loro sigle. Resta comunque l’unico gruppo paramilitare lealista  che usa il gaelico  nordirlandese per il suo motto, Lamh Dearg Abu, che significa “mano rossa per la vittoria”.

 

 

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