Morire per una biblioteca. E noi che facciamo?

Data: luglio 22, 2015

In: SOTTOLINEATURE, CHISSENEFREGA!,

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-di Valeria Ronzani- Noi ce ne freghiamo, sempre e comunque. Ora li vediamo, belli, sorridenti, gioiosi e fieri. Sono giovani, curdi e turchi, i loro selfie rimbalzano sui social del mondo. Perché dopo poco, 32 di loro non ci saranno più. Morti per una biblioteca. Morti anche per noi, morti per la libertà di tutti noi. Che ce ne freghiamo. Che pensiamo non ci riguardi e che le nostre biblioteche le facciamo morire. Roba da parrucconi.

Suruc

Suruc

 

Erano volontari di Suruc, pronti per partire per Kobane (che si trova a 15 chilometri), la città strappata dopo mesi di combattimenti alla ferocia dell’Isis. Volevano andare a ricostruire una biblioteca e un centro culturale. Probabilmente a ucciderli è stata una kamikaze appena diciottenne. Poco più giovane di loro. Probabilmente. Ma noi ce ne freghiamo. E le biblioteche son cose polverose. E pure noiose. Non ci riguardano. Ascoltate, ascoltate cosa scandiscono in coro questi giovani socialisti (e l’Internazionale socialista, che evidentemente non esiste più, come ha notato sul suo blog Gad Lerner, non ha detto una parola a riguardo) prima di saltare in aria. Anche per noi. Anche per noi, qui, cinici e annoiati, che continuiamo a fregarcene.

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