Michael Fassbender il trasformista: da MacBeth a Steve Jobs

– di Giulia Caruso-

Lo vedremo nei panni di Macbeth il 6 gennaio e in quelli del guru della Apple nei cinema italiani il 21  dello stesso mese. Michael Fassbender, che si distingue per il suo eclettismo e l’intelligenza con cui interpreta ogni ruolo. sarebbe piaciuto a Stanislaskij per la sua capacità di buttarsi anima e corpo in un personaggio, “assumendone la pelle” come spesso  ha dichiarato. Un metodo duramente appreso negli anni di studio al Drama Centre London.

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Ha digiunato fino allo spasimo per interpretare Bobby Sands, in Hunger (2008), il film diretto da  Steve Mc Queen ,ha prestato il suo corpo all’erotomane disperato di Shame (2011) e infine si è calato sul sul viso la gelida maschera dello schiavista Edwin Hepps    in   12 years a slave   sempre con  Mc Queen, il regista  con  cui ha ottenuto fama internazionale.

 

foto Todd Pitt                                              M.Fassbender- (foto  Todd Pitt)

Alla vigilia dei quaranta, Michael Fassbender, irlandese di origine tedesca , ha all’attivo un repertorio di film e premi a livello internazionale, tra cui il Coppa Volpi alla Biennale del Cinema di Venezia.
Nato in Germania ma cresciuto nella città di sua madre, Killarney nel Kerry, dove i suoi gestiscono un ristorante, Michael, a 17 anni ha già le idee chiare su quello che farà da grande e  appena può scappa a Londra per frequentare i corsi di recitazione. E dopo anni di dura gavetta, l’incontro con registi del calibro di Quentin Tarantino    Ridley Scott  , David Cronenberg infine  Steve  Mc Queen.
Una carriera che si può definire una specie d odissea del corpo nella su accezione più drammatica. Il corpo che si priva di cibo per un ideale ( Hunger), al corpo di chi affamato di sesso si trascina da un letto all’altro (Shame) il corpo dell’ eroe tragico, come Stelios, in 300 ( film interamente in digitale diretto da Zack Snyder ) fino al corpo fustigato dai venti gelidi della cupa Scozia di Macbeth

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Ed è proprio con Macbeth, diretto dal regista australiano Justin Kurzel, che l’attore riesce a dare prova di una vis drammatica, assolutamente al di là degli schemi della classica recitazione di stampo shakespeariano. “Ho interpretato Macbeth, immaginando un uomo sofferente a causa di uno stress postraumatico”ha dichiarato all’indomani della presentazione del film al Festival di Edinburgo nel mese di ottobre. Per non parlare dello stress che avrà sicuramente segnato la sua recitazione quando è stato costretto a girare le scene esposto alla furia degli elementi, nell’isola di Skye, al largo delle coste scozzesi. in un adattamento della tragedia di Shakespeare, “ bloody brilliant” per dirla con le parole di The Economist.  E per questo, noi perdoniamo al regista le scene in cui ricorda il più commerciale Braveheart di Mel Gibson.

Da Macbeth a Steve Jobs un salto lungo anni luce ma anche questa volta, Michael dagli occhi di ghiaccio se la cava egregiamente. La critica americana unanime applaude alla sua interpretazione che saluta come la migliore della sua carriera. The Guardian, lo definisce addirittura eccezionale, mentre bacchetta il regista, Danny Boyle affermando che “pur essendo il suo miglior film da anni, non vi farà impazzire, a meno che non siate dei fan di Apple “ . Ma cosa ne pensa, in realtà, Michael Fassenbender, di Steve Jobs? “Non sapevo molto di lui prima di girare il film, ha dichiarato onestamente. Ma non penso, che sia stato il tipo insensibile che tanti hanno descritto “. In realtà questo Steve Jobs, a differenza di quello interpretato da Ashton Kutcher nel 2013 sembra essere molto distante dal personaggio reale, soprattutto a livello fisico. Il motivo lo ha spiegato lo stesso Fassbender al Time: “ Abbiamo deciso di farne un ritratto piuttosto che una fotografia, per questo non dovevo somigliargli per niente, l’obiettivo era di catturarne lo spirito”

jobs-ape                                    Steve Jobs (Universal pictures)

 

 

La foto di copertina è di Monica Silva per gentile concessione dell’A.

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