Mario Trovarelli – Psicologia Naturalista * Presentazione

Data: giugno 13, 2015

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Una psicologia semplice, dal volto umano.

Sono nato nella campagna abruzzese nel pieno della guerra. Dopo l’otto settembre del quarantatré la mia casa fu invasa dalle truppe germaniche. Avevo nove mesi.

Terrorizzato e affascinato dagli aeroplani alleati che venivano a bombardare gli occupanti tedeschi, fui segnato da quell’esperienza per sempre.

Mio padre si trovava in Dalmazia come Carabiniere combattente. Subito dopo l’armistizio fu catturato dai tedeschi e deportato in Germania come prigioniero di guerra. Lo conobbi al suo ritorno, quando avevo due anni e mezzo.

La mia è stata una formazione prevalentemente contadina. Sono nato e vissuto in un mondo medioevale. Una casa di argilla e paglia senza acqua corrente né elettricità. Con tanti alberi e animali, vento. E neve.

L’acqua si prendeva alla fonte del villaggio con la concarella di rame. E le sere venivano rischiarate da crepitanti fascine di lauro che rallegravano il focolare sempre acceso, o da solidi rami di quercia capaci di produrre brace e calore.

Quando serviva più luce il nonno accendeva il lume a olio o quello ad acetilene.

Sotto la grande quercia, in cima alla collinetta, restavo accoccolato per ore ad osservare le pojane.

Fu così che imparai a dipingere il cielo.

E un giorno lasciai dolorosamente quel paradiso tanto amato per andare a volare. Prima come ufficiale pilota osservatore dell’aviazione dell’esercito, e successivamente come pilota di linea nella compagnia di bandiera italiana.

Dopo diciotto anni di servizio, e seimila ore di volo, mi sono accorto che il viaggio intorno al mondo non mi bastava. E decisi di intraprenderne uno dentro il mondo.

Così mi sono laureato in psicologia e specializzato in psicoterapia psicoanalitica. Ma non ho mai smesso di coltivare l’orto, né di volare.

Vivo e lavoro a Trieste. Una città bellissima che si ferma davanti al semaforo verde. Affascinante e fredda come la Bora.

Ho conosciuto anni di duro confronto col dolore. E di riflessione.

La mia vita interiore inevitabilmente si è impastata con quelle dei miei pazienti.

Finché un giorno mi dischiusi alla narrazione. E riconobbi nella mia scrittura una modalità che riecheggiava la seduta psicoanalitica. Libera, spontanea. Dolorosa.

Per questa ragione la chiamai narrazione espressiva.

In lunghi anni d’ascolto ho imparato che crescere significa confrontarsi col dolore. Perché la vita è dolore. E amore.

Quando scrivo amo firmarmi il menestrello. Perché la scrittura è canto, ma anche diletto e gioco. Mi sembra che la vita, se presa troppo sul serio, rischi di diventare un peso intollerabile.

Mi percepisco, e spesso vengo percepito, arrogante e sopra le righe, ma anche forte e generoso. Intelligente.

A me piace immaginare me stesso come un contadino con le ali. O come un menestrello che canta il dolore. E che continua a stupirsi.

*

(Nota: tutte le immagini che compaiono nella sezione Psicologia Naturalista sono originali e di proprietà di Mario Trovarelli)

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37 Responses to Mario Trovarelli – Psicologia Naturalista * Presentazione

  1. Mario Trovarelli Mario Trovarelli ha detto:

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    • Carmen Salis ha detto:

      Buonasera Mario, mi piacerebbe sentirla parlare del suo libro ancora una volta. Perché lei è uno dei pochi autori che si commuove per ciò che ha scritto.

      • Mario Trovarelli Mario Trovarelli ha detto:

        *

        e questo che ha appena scritto commuove me…
        ne parlerò… quando mi sarò ripreso dalla commozione.
        grazie Carmen

        *

        • Francesco Tamb ha detto:

          D’altronde la seconda e terza posizione credo tu le abbia sperimentate all’alba degli anni 70 Su quei dannati “libri dell’astrolabio” con i quali hai contagiato molti di noi… saluti Mario.

          • Mario Trovarelli Mario Trovarelli ha detto:

            Mio caro amico… che ricompari da lontano!
            Per ricordarmi di aver abbandonato le mie terre per cercare “fortuna” altrove.
            Sono felice ogni volta che ritorni per ricordarmi come eravamo laggiù. In quello spazio e in quel tempo in cui Roma che sorrideva.
            Un abbraccio.

  2. Loreley Tordi ha detto:

    Buonasera Dott. Trovarelli

    Ho letto la sua presentazione e vorrei rivolgerle una domanda.
    Lei non vive più nella campagna abruzzese e non è più un pilota… ma ad un certo punto del testo lei dice “.. ma non ho mai smesso di coltivare l’orto, né di volare…”

    … può spiegare a cosa si riferisce?

    • Mario Trovarelli Mario Trovarelli ha detto:

      *

      non vivere più nella campagna abruzzese non è possibile. perché quando sei nato e cresciuto laggiù, ti porti dentro tutto il patrimonio che hai assorbito da quel tempo e da quello spazio.

      quanto al volo vale la stessa cosa. non si smette di essere un pilota. anche quando hai smesso il servizio attivo.

      il volo e la campagna abruzzese caratterizzano la mia mente, fanno parte della mia personalità, e tutto quello che faccio e che vivo si riallacciano in qualche modo a quelle esperienze.

      *

  3. Mario Trovarelli Mario Trovarelli ha detto:

    Il dolore è necessario alla vita. come l’amore.

    • Carmen Salis ha detto:

      Certo, come il gelo e il caldo. Ma del gelo, come del dolore ne potrei anche fare a meno.

      • Mario Trovarelli Mario Trovarelli ha detto:

        ma se non conosci il gelo, non puoi apprezzare il caldo. perché la nostra umanità, la nostra mente, come il nostro sistema nervoso, percepiscono solo le differenze.

  4. Marina Stolfa ha detto:

    buongiorno Mario credo d’aver capito e di essermi iscritta…ultimamente non riesco a seguire la chat e nemmeno ora per il momento non ho domande da farti…probabilmente perchè ho un gomitolo aggrovigliato di pensieri, stò tentando di sciogliere i nodi …spero comunque di poter seguire le varie domande e tue risposte che mi sono sempre state utili come pure i tuoi racconti e bozzetti.Grazie

  5. Francesca Del Fabbro ha detto:

    Buongiorno Dott. Trovarelli, vorrei porle una domanda.
    Si dice spesso che “volere è potere”, ma poi ci si ritrova altrettanto spesso a non riuscire ad ottenere quello che si vuole…secondo lei basta la volontà per realizzare i propri desideri?

    • Mario Trovarelli Mario Trovarelli ha detto:

      *

      Non basta la volontà. Semplicemente perché la volontà non esiste. O meglio non è un’istanza della mente. Ma appartiene al piano superiore, quello morale.

      A livello mentale, esiste la motivazione. Che ha un andamento opposto alla volontà.

      La motivazione è una spinta interiore che parte dall’organizzazione della mente e spinge verso l’alto e verso l’esterno
      così la persona si muove e fa.
      La volontà è un grimaldello utilizzato da chi ha potere per costringerti a fare quello che vuole lui.

      Quindi, la motivazione appartiene alla persona e spinge dal basso verso l’alto e dall’interno verso l’esterno (seguirla appaga).

      La volontà è il risultato di un’imposizione esterna che prevede una sanzione in caso d’inadempienza: la colpa (in un primo momento) il senso di colpa (per tutto il resto della vita).
      Seguirla fa risparmiare sanzioni, ma non appaga i propri bisogni perché tende a soddisfare il bisogno di chi fa pressione dall’esterno.

      Quindi, se un genitore stimola la volontà del figlio, e questi ubbidisce, o meglio cerca di aderire alla pressione genitoriale, finisce per soddisfare lil bisogno del padre o della madre, non il proprio.
      Mentre, se il genitore sarà capace di facilitare la crescita e lo sviluppo di una forza autenticamente legata alla mente del bambino, allora questi imparerà a riconoscere e soddisfare i propri bisogni.
      E questo lo appagherà al punto da sospingerlo verso uno sviluppo sempre più sano e forte.
      òòò
      *

      • Francesca Del Fabbro ha detto:

        Quindi diventa fondamentale distinguere le proprie motivazioni dalle volontà imposte…questo mi fa riflettere sul fatto che alle volte questo confine può non essere così chiaramente visibile o scontato.

        • Mario Trovarelli Mario Trovarelli ha detto:

          *

          in effetti non è facile dirimere.

          a volte i genitori fanno veramente un buon lavoro nel sostituire le autentiche spinte del bambino con l’imposizione occulta a soddisfare i loro bisogni.

          per tutta la vita quel bambino sarà insoddisfatto… ovviamente!
          non saprà individuare e soddisfare i propri bisogni, perché troppo occupato (inconsapevolmente) a riconoscere e soddisfare i bisogni del genitore (ormai implementati e impastati per sempre nella propria mente di bravo bambino ubbidiente).

          *

    • Mateja Suban ha detto:

      Scusi ma penso di no

      • Mario Trovarelli Mario Trovarelli ha detto:

        *

        pensi che il dolore non sia necessario alla vita?

        pensa ai tumori o ad altre malattie gravi non sintomatiche… quanta gente uccidono…

        il dolore salva la vita!

        *

        • Mateja Suban ha detto:

          Si a questo punto di vista si e necessario. Pero dopo vivi in un altro modo.

          • Mario Trovarelli Mario Trovarelli ha detto:

            *

            è la realtà!

            questo è il mondo, non l’ho fatto io. lo possiamo scoprire ma non lo possiamo cambiare.
            ma se fossi chiamato a modificarlo… non cambierei una virgola del creato.

            è così… perché così dev’essere.

            *

          • Mateja Suban ha detto:

            Certo che cosi dovrebbe essere. Se no sarebbe troppa monotonia e poi non altretanto non sarrebe bene.

  6. Mario Trovarelli Mario Trovarelli ha detto:

    *

    Non basta la volontà. Semplicemente perché la volontà non esiste. O meglio non è un’istanza della mente. Ma appartiene al piano superiore, quello morale.

    *

  7. Daniela Andropoli ha detto:

    Buonasera Mario, oggi lei scrive che per conoscere se stessi non basta guardarsi allo specchio ma bisogna osservarsi in un video ed ascoltare la registrazione della propria voce. Le chiedo se questo è sufficiente o se non si rischia di cadere nella trappola dell’autocompiacimento e della negazione. Ed inoltre il modo in cui le persone che amiamo o stimiamo ci percepiscono può contribuire alla conoscenza di se stessi ?

    • Mario Trovarelli Mario Trovarelli ha detto:

      *

      Bella domanda Daniela…
      Degna di una collega così preparata quale lei è.

      Vedrò di districarmi.

      Non è sufficiente rivedere le proprio foto o guardarsi su un video o riascoltare la propria voce per conoscersi.

      Credo, tuttavia, che osservarsi un po’ da fuori, cosa che lo specchio non permette, ci aiuti a far pace con noi. Perché rivedendo quello che la macchina ha fissato, possiamo vedere di più i nostri difetti. E magari così impariamo a conoscere anche qualche nostro pregio.

      Così ci guarderemo con meno paura e minor boria, imparando a volerci un po’ più bene perché ci vediamo più veri e autentici.

      Allo specchio ci vediamo coi nostri stessi occhi. La macchina invece ci vede coi suoi strumenti ottici o acustici, che non coincidono affatto con quello che vediamo e ascoltiamo noi.

      Quanto al modo in cui ci percepiscono le persone che amiamo e stimiamo, guai se non ci fossero queste persone. Perché se le amiamo e le stimiamo, forse è proprio perché ci vedono “bene” e ci accettano.

      Ancora una volta, dunque, questo ci aiuta a stare meglio con noi stessi. A volerci un po’ più bene. Quanto a conoscerci meglio…

      *

      • Carmen Salis ha detto:

        Concordo. Guardarsi dal di fuori permette di vedere meglio le cose che non piacciono. Perlomeno per me è una necessità.

  8. Mario Trovarelli Mario Trovarelli ha detto:

    *

    Lo psicologo è un esperto del funzionamento mentale.

    La mente è una funzione complessa destinata ad attribuire significato.

    *

  9. Loreley Tordi ha detto:

    Può approfondire che cosa intende per “Psicologia dal volto umano”?

    • Mario Trovarelli Mario Trovarelli ha detto:

      *

      le comunicazioni semplici sono comprensibili e potenti, perciò efficaci.

      spesso la psicologia e la psicoanalisi sembrano discipline incomprensibili al vasto pubblico.
      quasi sempre questa difficoltà è dovuta all’ostentazione di tecnicismi utilizzati dagli addetti ai lavori per comunicare.

      si può parlare di psicologia, di disagio, di psicoanalisi, di dolore e di terapia in modo semplice.
      questo è il volto umano della psicologia che chiamiamo naturalista.

      questo è il mio messaggio.
      questa la nostra missione.

      *

  10. Cristiano Pedersini ha detto:

    Buongiorno dott. Trovarelli, considerata la sua lunga esperienza, mi chiedevo se negli anni ha rilevato un cambiamento del disagio e delle problematiche che i pazienti portano nella stanza di terapia. Grazie.

    • Mario Trovarelli Mario Trovarelli ha detto:

      *

      ciao Cristiano,

      fino a una ventina d’anni fa il disagio aveva prevalentemente connotazioni legate a cause familiari. nel senso che il clima e la cultura della famiglia tendevano a dominare sull’ambiente sociale.

      poi, via via che il mondo si è fatto più piccolo, per via dell’avvento della comunicazione a tempo reale, la società ha finito per prendere il sopravvento sulla famiglia.

      perciò oggi vediamo intere famiglie coinvolte nel disagio di origine sociale. e non mi riferisco solo alla crisi economica, ma soprattutto al dileguarsi di valori legati all’autorità e all’affetto! che sono ingredienti fondamentali dell’impasto dello spazio mentale che i genitori mettono a disposizione dei figli.

      poco affetto, perché i genitori stessi ne sono carenti.
      nessuna autorità, perché così prescrive “la televisione” e tutta la cultura moderna.

      risultato… cedimento e disorientamento generale.

      *

  11. Mario Trovarelli Mario Trovarelli ha detto:

    la psicologia naturalista ti accompagna in profondità con semplicità

  12. Mario Trovarelli Mario Trovarelli ha detto:

    *

    …e poi ci meravigliamo se certi giovani scelgono l’estremo…

    diamo loro autorità e affetto in giusta dose
    come quando facciamo la pizza
    acqua e farina in proporzioni adeguate e ben amalgamate tra loro

    l’affetto sostiene
    l’autorità contiene

    e i nostri figli cresceranno sereni
    senza cercare l’estremo
    senza aver bisogno di devianza
    senza cercare altrove quello che già hanno qui, con noi…

    *

  13. Giuliana Ocovich ha detto:

    Autorità, significa che devo sgridare il bambino e riempirlo di botte? Devo fargli capire chi comanda? Grazie.