Mario Trovarelli – Psicologia Naturalista * Psicoanalisi. La forza della semplicità

stanotte ho fatto un giro in treno

ero in compagnia di Sigmund Freud

partiti da Vienna, eravamo diretti a Duino

il treno viaggiava in perfetto orario

manco sapesse che tra i passeggeri c’erano due personalità di rilievo… Freud e… io (!!)

eravamo seduti uno di fronte all’altro

e io lo guardavo attentamente

come solo io so fare quando mi tuffo nel mondo per leggerlo

e capirlo e impararlo

Freud mi sembrò familiare e lo riconobbi subito

ma mi sorpresi non poco nell’osservare le ridotte dimensioni della sua figura corporea

piccolo magro minuto…

lui appariva sereno ma si muoveva con gesti rapidi…

inaspettati per un personaggio così apparentemente calmo

gli occhi vivi comunicavano tuttavia una grande consapevolezza di sé e del mondo

parlavamo in tedesco

più per telepatia che a voce aperta

visto che io il tedesco non lo conosco per niente

eppure ci capivamo perfettamente

il treno era lento e sballonzoloso… un autentico trenino dei tempi

sbuffante e svolazzante di vapore

lui era a suo agio

io teso alla curiosità

e speranzoso

il paesaggio tradiva l’assurdità della situazione

malgrado il treno e tutto l’arredo interno fosse d’epoca, infatti, il fuori si presentava come apparirebbe oggi

eravamo in prima classe

poltrone rivestite in velluto blu e al soffitto dello scompartimento una sobria ed elegante lampada in vetro di Murano

quattro posti per ogni scompartimento

guardando e riguardando il mio interlocutore si fece strada una domanda che sentii urgente

e la feci in italiano

giacché ricordavo d’aver letto che lui conosceva bene la mia lingua

e sapevo anche che a Duino si usavano entrambe le lingue

perché al tempo Trieste era ancora sotto il dominio austrungarico

mi rivolsi a lui chiamandolo Maestro… mi venne spontaneo ma me ne sorpresi un po’

“Maestro… come si sente oggi che conosce la verità. Come vede Dio e l’aldilà, lei che aveva predicato l’ateismo e l’illusorietà oppiacea della religione…”

fui risoluto, ma sentii tutta la responsabilità della domanda insinuante e intrigosa

lui non si scompose, e non profferì parola

mi guardò benevolmente e mi comunicò telepaticamente: “L’amore! È l’amore la chiave di tutto. E io non ho amato. Mi dispiace deluderti. Ma io non sono stato capace di sottomettermi al peso dell’amore. Perché avevo altro di cui occuparmi… me stesso e la mia onnipotenza.”

mi commossi e mi vennero due lacrime calde

il treno fischiò… e io finalmente continuai il mio sonno

al risveglio mi accorsi che il fischio del treno non era altro che la sveglia che mi chiamava al lavoro

e per la prima volta in vita mia ho saltato la prima seduta del mattino per aver confuso il fischio del treno, che mi portava da Vienna a Duino in compagnia di Freud, con la sveglia che mi sollecitava al risveglio per la prima seduta di psicoterapia psicoanalitica della giornata!

addio piccolo grande Freud

ancora una volta sei stato straordinario

hai riconosciuto la verità e me l’hai comunicata con amore

grazie per l’ennesima lezione!

 

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