Management arte design. Percorsi lungo le terre di mezzo

-by Donatella Strangio-

Narrare terre di mezzo è un viaggio che inizia all’interno dell’impresa e approda all’arte. Perché è l’arte, essa stessa, un’impresa”. Come li definisce Monica Calcagno “le terre di mezzo sono territori ibridi e in continua mutazione, che nascono dall’incrocio di temi e campi di ricerca differenti, suscitando un interesse sempre più vivo in chi fa ricerca di management” (p. 17)[1].

 Il mondo dell’arte non viene più osservato come settore “diverso” a cui applicare le tecniche del management ma “come riferimento per mettere in discussione i temi cruciali del management e cioè la gestione della creatività e dell’imprenditorialità.

I punti cardine delle terre di mezzo sono: “design, creatività e arte”. Essi sono divenuti concetti attorno ai quali si è creato un campo di analisi complesso, sia per l’osservazione empirica e sia per la riflessione teorica.

L’autrice, in questo suo originale lavoro, riesce a catturare l’attenzione del lettore anche non propriamente avvezzo a queste tematiche e a inserirlo pienamente in questo mondo; la scorrevolezza della scrittura e l’attualità del progetto di ricerca trattato sono ulteriori elementi di pregio di questo saggio. copterredimezzo

Il saggio è pubblicato nella Collana di studi punto org diretta da Luigi Maria Sicca che raccoglie, in modo intelligente e fresco, ricerche intra e inter disciplinari come validi strumenti di lavoro e di pensiero. Di ricerca e di formazione.

La creatività e la cultura sono state individuate dalla nuova Strategia UE per la Gioventù come settore chiave d’azione per il benessere dei giovani. In questo contesto, gli Stati membri UE e la Commissione stanno collaborando al fine di accrescere le opportunità per i giovani di sperimentare la cultura e sviluppare il proprio talento e le competenze creative.  Questo implica rendere immediatamente disponibili le nuove tecnologie per rafforzare la creatività dei giovani, promuovere una formazione specifica nel settore culturale, competenze sui nuovi media e l’interculturalità degli animatori giovanili, o ancora, incoraggiare partenariati tra i settori culturali e creativi e tra le organizzazioni giovanili e gli operatori giovanili.

La creazione artistica diventa l’osservatorio privilegiato per studiare i percorsi attraverso i quali l’innovazione prende forma: ciò determina, quindi, entrare nella sfera del mondo dell’arte che “non viene più osservato come settore “diverso” a cui applicare le tecniche del management ma come riferimento per mettere in discussione i temi cruciali del management” e cioè la gestione della creatività e l’imprenditorialità.

Come sottolineava Schumpeter, le innovazioni nel sistema economico non avvengono di regola in maniera tale che prima sorgono spontaneamente nei consumatori nuovi bisogni e poi, sotto la loro pressione, l’apparato produttivo riceve un nuovo orientamento. Certamente è il produttore che di regola inizia il cambiamento economico e i consumatori, se necessario, sono da lui educati; essi sono, come pure erano, considerati come persone che vogliono cose nuove, o cose che differiscono per qualche aspetto o per l’altro da quelle che sono abituate ad usare. Pertanto, mentre è ammissibile e anche necessario considerare i bisogni dei consumatori come una forza autonoma e addirittura fondamentale nella teoria del flusso circolare, si dovrebbe invece assumere una differente attitudine appena ci rivolgiamo ad analizzare il “cambiamento”.

Il cambiamento e di conseguenza lo sviluppo economico, che è circolare in Schumpeter, è il risultato di nuove combinazioni dei fattori della produzione dovute principalmente alla produzione di un nuovo bene; all’introduzione di un nuovo metodo di produzione; all’apertura di nuovi mercati. Questo sviluppo si caratterizza per l’introduzione della figura dell’imprenditore innovatore: l’innovazione pone l’imprenditore in una posizione di leader, e le altre imprese in quella di followers: l’innovazione viene replicata e diffusa, e con questo migliorata dalle esperienze degli altri imprenditori.  Ed è in questo filone che può inserirsi il progetto teorico di Monica Calcagno.

Il “viaggio” nelle terre di mezzo, quindi, arriva all’arte: arte intesa come ricerca, professione, militanza. Quindi arte non solo e meramente come intrattenimento ma materia per ripensare lo sviluppo e attuarlo attraverso l’innovazione. In questo l’arte è sostenuta dalla creatività che è divenuta una leva politica importante a tutti i livelli, da quello locale a quello transnazionale. Istituzioni e governi investono nella creatività attribuendole il potere di uscire dalla crisi dei sistemi economici odierni. Le persone possono aiutare a costruire organizzazioni che operino e valorizzino questo connubio. Cultura e creatività possono essere uno strumento utile nella gestione delle risorse umane; possono costituire un potente strumento di attrazione.

La cultura si avvia a svolgere un ruolo di crescente rilievo nella progettazione e nella produzione sia di oggetti che di messaggi destinati ad alimentare la conoscenza e può anche contribuire al sostegno dei Pil nazionali. La cultura diventa fonte di innovazione assumendo la funzione di un input creativo. Se i creativi costituiscono una classe molto ampia di professionalità e complessa da identificare, allo stesso modo risulta complesso il tema dei processi attraverso cui la creatività prende forma e alimenta lo sviluppo di imprese e territori.

La de-contestualizzazione, conseguenza della globalizzazione del sistema economico, è frutto della crescente codificazione dei saperi di progettazione e di produzione. Oggi i territori sono costretti a ridefinirsi in rapporto al contesto e ai mercati globali e in tale quadro le istituzioni (in questo caso le imprese) nel definire nuove regole del gioco, risultano strategiche.

[1] Monica Calcagno (2013), Narrare terre di mezzo. Management arte design, Napoli, Editoriale scientifica, Collana punto org, diretta da Luigi Maria Sicca, pp. 109.

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