Leonardo da Vinci, intervista impossibile

-di Claudia Bianconi-

Un’intervista impossibile a Leonardo da Vinci e uno sguardo curioso su cosa affascina di noi italiani (tante cose) e della nostra cultura all’estero. Cronaca moscovita di uno spettacolo itinerante che sta facendo il sold out in giro per il mondo. Con una riflessione e un aggancio Leonardo, Marinetti, Steve Jobs, sorprendente e stimolante.

Venerdì 18 marzo a Mosca a cena da amici, qualcuno dice: «Domani sera c’è uno spettacolo su Leonardo, pare interessante, c’è molta aspettativa », un altro aggiunge: «L’ho visto, a New York, è molto bello, si tratta di un’intervista a Leonardo». Mi metto subito a sognare. Avete presente quei giochi di intrattenimento che si fanno tra amici in cui a turno si deve rispondere a domande del tipo: «Quale libro ha segnato in modo particolare la tua vita?», oppure «Con quali persone, decedute, famose o non, vorresti intrattenerti a parlare?» Il più delle volte viene fuori ‘mio padre ‘ o ‘Napoleone ‘, oppure ‘Galileo’, ‘Gesù’, ‘George Bush’, ma, ecco, non ho mai sentito ‘Leonardo’. Forse perché Leonardo è associato alle sue invenzioni, alla sua pittura, mentre la sua personalità è meno conosciuta  ai più. Ma non a Massimiliano Finazzer Flory, che ha ideato lo spettacolo Essere Leonardo da Vinci, un’intervista impossibile, nel quale interpreta Leonardo, proponendone il pensiero, innovativo e universale. Avvincente, voglio ascoltare cos’ha da dire Leonardo.

Locandina dello spettacolo Essere Leonardo da Vinci

Locandina dello spettacolo Essere Leonardo da Vinci

Il sabato 19 sera, mi sistemo su una sedia aggiunta all’ultimo ad una fila, nel teatro stracolmo di Mosca, Na Strastnom, per godere dello spettacolo che non si fermerà fino al 2019, quando ricorrerà il 500° anniversario dalla scomparsa dell’autore della Gioconda. Si alza il sipario ed entra quella che intuiamo essere l’intervistatrice, la quale inizia con la prima domanda, in russo. Mentre sento il pavimento cedere sotto i piedi (la mia conoscenza della lingua non è ancora abbastanza profonda), nella fila dietro una solerte spettatrice russa sta già suggerendo la traduzione in italiano alla sua vicina. Un’ancora di salvezza! Se mi dondolo un po’, non senza rischi, posso sperare di seguire lo spettacolo. Lunga pausa da parte di Leonardo, ormai sulla scena anche lui, con i vestiti dell’epoca e truccato da sembrare il suo famoso autoritratto: un sospiro,  e poi l’attacco, in italiano! Italiano rinascimentale, va bene, basta riuscire a seguire ‘l’intervista impossibile’, che è resa ‘possibile’ nella comprensione agli spettatori russi grazie ai sovratitoli sul fondo della scena. Tutti, russi e italiani, accontentati almeno sulla carta; in realtà, il brusio della partecipazione attiva degli spettatori aumenta, chi traduce il russo delle domande in italiano, per chi non si accontenta di capire solo le risposte, chi traduce l’italiano rinascimentale in italiano, chi fa una sintesi dei sovratitoli in russo, che riprendono i discorsi di Leonardo in forma integrale. Ma la voce di Massimiliano Finazzer Flory è forte, affascinante, e nonostante il tono un po’ scorbutico e cattedratico, forse caratteristico di Leonardo, veniamo rapiti dal genio fiorentino, dai suoi insegnamenti, dalle sue profezie. Per esempio: come si fa a diventare ‘bono pittore’, qual è il rapporto tra pittura e poesia? L’opera del pittore è direttamente fruibile da chi la guarda, mentre la poesia ha bisogno di interpreti, per le diverse lingue, e di commentatori che spesso non sanno quale fosse la mente del poeta. E ancora, le sue attività in campo militare, i ponti mobili, comodi da levare  e mettere per fuggire i nemici. Poi l’occhio, che di tutti i sensi è quello che non s’inganna, l’ombelico, che è il centro del corpo umano. Bellissimo il confronto tra l’anatomia dell’uomo e la terra, i fiumi sono come le vene, i sassi sono le ossa. Poi cita il Monte Ceceri usato come trampolino per collaudare la sua macchina del Volo. Perché le invenzioni passano dall’esperienza, ci dice: «L’esperienza è il solo insegnante in cui possiamo confidare ». Così scorrono in un’ora le 94 domande, incluse semplici esclamazioni: Come? Quando? Fino all’ultima battuta. Che cosa gli chiederà mai? La suggeritrice della fila dietro sussurra: «Chi è questa Signora, chi si nasconde dietro il suo volto?» A questa domanda Leonardo risponde sussurrando in un orecchio all’intervistatrice.

In scena a Mosca

In scena a Mosca

A tu per tu con l’attore dietro le quinte scopro un dettaglio non da poco, l’intervistatrice non solo non parla l’italiano, ma neppure lo capisce  e quindi Leonardo le dava il là a ogni domanda con un movimento del corpo. Se lei non lo avesse percepito o se si fosse confusa, sarebbe saltato tutto lo spettacolo, un bravo quindi a Inna Bazhenova! Questo è il rischio che corre uno spettacolo itinerante, uno spettacolo che con questa metodologia può fare il giro del mondo. Nato a Londra, passato per il Giappone e gli stati Uniti, il tour tocca tutte le città del mondo in cui ci sono opere di Leonardo, poi si estende al territorio. All’Ermitage di San Pietroburgo sono esposte due opere di Leonardo, la Madonna Benois e la Madonna Litta, ma lo spettacolo, per accrescimento culturale, si è tenuto anche a Mosca.

Massimiliano Finazzer Flory aggiunge  sulla sua pièce teatrale: «In tutti gli spettacoli porto una verità di scena, una serietà filologica, un’autenticità di testo, una drammaturgia che può essere educativa. A Mosca c’è tanta gente assetata di sapere, si potrebbe fare un workshop dopo lo spettacolo su cosa fare dell’eredità di Leonardo: nel campo delle tecnologie applicate, sull’estetica delle macchine, oppure sugli ultimi studi di Leonardo, sulla rifrazione della luce, sulla fisica, sull’impiantistica. Bisogna puntare di più sulla cultura, sensibilizzare la classe imprenditoriale a credere che guardare dei quadri durante le pause di lavoro stimola la creatività. Quando ho recitato una performance futurista dedicata a Marinetti in California, mi è stato detto che nella Silicon Valley gli uomini di Steve Jobs hanno avuto indicazione di studiare tutto il policromatismo del futurismo  per metterlo sul touchscreen. Fra l’altro Steve Jobs riprende questa parola da il ‘tattilismo’ di Marinetti.

In molti mi dicono : ‘Hai recitato Marinetti, ora Leonardo, che nesso c’è fra i due?’ Ma come? Leonardo è stato il primo artista a capire che le macchine dovevano essere belle oltre che funzionali e nel futurismo di Marinetti la macchina si trasforma nel mezzo e nel fine della creatività artistica e della sensibilità estetica ».

 Steve Jobs come Leonardo? Due appassionati ideatori. Jobs gestiva l’azienda come un parco di invenzioni e così faceva Leonardo. Per quest’ultimo i tempi non erano maturi, Jobs invece ha potuto rivoluzionare una parte del mondo. Probabilmente, oltre l’interazione cromatica dei colori, un po’ di misantropia aiuta l’inventiva.

 

Immagine di copertina:  Massimiliano Finazzer Flory in Leonardo – Fonte Agi

 

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