La censura suona il rock, 1

di Maurizio Melani

 Dalla “musica negroide” di Mussolini alla sessualità repressa. Da Renato Carosone e Modugno, a Mina e Morandi. Prima parte del viaggio all’interno della canzone italiana ”purgata”. Mentre in America…

Secondo il dizionario della lingua italiana, la censura è il ”controllo preventivo delle opere da diffondere o da rappresentare in pubblico”. Senza scomodare gli antichi Romani, l’arte censoria è sempre esistita e sempre sarà. Come fare altrimenti? Compagni, amici: all’armi suvvia, per difendere il potere costituito, per non sozzare la cosmica religione, per non infrangere la morale comune. O “Il comune senso del pudore”, per dirla con Alberto Sordi.

Lasciando a ognuno di voi l’opinione se quest’arte o disciplina sia giusta o meno – mi piacerebbe sentire la Vostra sul limite massimo della libertà d’espressione e se debba esser bandito il “diseducativo” o il “disgustoso” da cinema, fumetto e musica – addentriamoci insieme nella storia del pop-rock italico e nella storia del costume italiano.

 

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 Immagine tratta da Youtube

 

Qual è il soggetto preposto ad censurandum? Di quali temi è sconveniente parlare? Basta un “bip” a risolvere la sozzura o è d’uopo modificare il testo, se non purgare brano e artista? Vi propongo un gioco: man mano che leggerete i nomi dei rei e le motivazioni occorse, contestualizzate il tutto al pertiodo storico. Esercizio utile anche per analizzare i cambiamenti sociali e le influenze sociopolitiche esterne.

Secondo Wikipedia il primo caso del ’900 italiano colpì niente meno che Giacomo Puccini. L’Ufficio di Censura dei Pubblici Spettacoli impose infatti la modifica del verso della Tosca “Le belle forme disciogliea dai veli” in “Le belle chiome…”. Questione di morale e nudità. Viene da ridere, lo so, soprattutto a noi nati o cresciuti nel mondo della libera pornografia. Ma come vi ho detto: in che anni eravamo?

 

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 Giacomo Puccini (www.biografieonline.it)

 

Con l’avvento del Fascismo fu il famigerato Minculpop a occuparsi di tutti i brani da trasmettere via etere o da cantare in pubblico. Esclusi gli inni ad altri fedi politiche, i motivetti non dovevano usare terminologie sgradite (“tradimento” e “onta consumata a Caporetto” furono eliminati da “La canzone del Piave”) e naturalmente essere orgogliosamente italici (“È stupido, ridicolo e antifascista andare in sollucchero per le danze ombellicali di una mulatta o accorrere come babbei ad ogni americanata che ci venga da oltreoceano”). Con l’avvicinamento a Hitler, il jazz divenne esplicitamente “musica negroide” e fu addirittura imposto alla stampa di tradurre in italica dizione i nomi anglofoni degli artisti. Non ci credete? Louis Armstrong divenne invece Luigi Braccioforte e Benny Goodman niente meno che Beniamino Buonuomo! Come un cane che si morde la coda, anche “Faccetta nera” fu inizialmente censurata perchè accusata di “incoraggiamento alla commistione delle razze”, visti i troppi apprezzamenti alla “bella abissina”. Questione di coerenza.

 

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Louis Armstrong (www.birikina.it)

 

Sorta la democrazia e la musica leggera contemporanea, entrarono in gioco gli zelanti funzionari Rai ai quali spettava il compito di analizzare ogni brano per la messa in onda. Il primo a farne le spese nel 1955 fu Renato Carosone, il cui motivo “La pansè” fu bandito per la frase ”Me la dai?”. Riferito alla pansè: una pianta. Che avevate capito? Per evitare i famosi controlli polizieschi Scelbiani (ma non eravamo in democrazia?) molti locali esposero fuori il cartello preventivo “Non si eseguono brani come La pansé” o simili trivialità”. Più comprensibile che due anni dopo lo stesso artista fosse accusato di “pubblicità occulta” e che una strofa della mitica “Tu vuo’ fa l’americano” fosse cambiata da “Ma i soldi pe’ Camel chi te li dà ?” in ”Ma i soldi pe’ campa’…”.

 

 

“Italiani: pizza, mandolino, Volare”. Eh sì, quante volte l’abbiamo sentita. Ma forse non tutti sanno che il grande Domenico Modugno, per tanti anni simbolo del Belpaese nel mondo, fu un altro a entrare nei severi gangli censori. La splendida canzone Vecchio frac”, sempre per un fatto di morale, dovette sostituire ”Ad un attimo d’amore/Che mai più ritornerà” con ”Ad un abito da sposa/Primo ed ultimo suo amor”. Roba da Family Day. Ma non è tutto. Due anni dopo, nel 1957, andò peggio e “Resta cu’mme” fu censurata in toto per il dubbio virginale nel verso “Nun me ‘mporta d’o passato/Nun me ‘mporta ‘e chi t’avuto…“. Mudugno non si perse d’animo. Ingoiò il rospo, rivendicò la propria laicità e s’iscrisse al Partito Radicale. Ma prima ci ricadde nuovamente. Era il 1960 e il 45 giri “Libero”, presentato al Festival di Sanremo, dovette essere ritirato per sostituire il troppo esplicito retro intitolato “Nuda”. Questione di lato B è proprio il caso di dire. Nel 1976 Mimmo fece di peggio, con un vero e proprio inno antimatrimoniale che non poteva passare il vaglio. “L’anniversario” declamava infatti: ”Il nostro anniversario non è sul calendario/Perché di matrimonio non si parla tra noi due/Io non ti giuro niente perché non c’è bisogno/Con un contratto non si lega un sogno” . Carriera finita.

 

 

E Mina? Pensate che a una pericolosa sovversiva di tal guisa tutto fosse permesso? Vi sbagliate di grosso. Il primo avvertimento lo ebbe nel 1966. La splendida “Se telefonando” per evitare equivoci dovette modificare il verso ”Le tue mani sulla mia” in ”Le tue mani sulle mie”. Pensare alle tette era certo più ammissibile. Non contenta l’artista ricadde dieci anni dopo nel festival dei doppi sensi e “L’importante è venire” di…venne “L’importante è finire”. Era il 1975. L’acme l’anno successivo. A fianco di perverse vicende private (un figlio fuori dal matrimonio) che le avevano perfino causato un ostracismo dalla Rai, la Tigre di Cremona non si peritò di proporre il brano “Nuda” nella quale si dipingeva come…un oggetto ad uso e consumo del pubblico. Respinta. L’ultimo botto nel 1978, quando il censore divenne addirittura psichedelico ordinando al regista del varietà “Mille e una luce” di scomporre l’immagine della cantante in più monitor per evitare l’attenzione sul primo piano. Motivo? Non il brano, ma addirittura l’esecuzione della sigla finale “Ancora ancora ancora” eseguita con strani mugolii, felini movimenti e bagnandosi le labbra con la punta della lingua. Pornografia ante litteram. Questa fu anche la sua ultima apparizione in tv. Comprensibile.

 

 

Abbiamo finora raccontato solo la punta dell’iceberg. I censurati per acclarata immoralità furono molti di più. Come ben s’intuisce, in un paese fortemente tradizionalista, conservatore e cattolico, quello che molto disturbava i “signoroni” Rai era la devianza dal binomio matrimonio-purezza. Guai anche solo a parlare di piacere e sensualità. Nel 1964 censurata la parola “corna” di Tony Santagata in “Lu primmo ammore” e l’intero brano “A casa di Irene” di Nico Fidenco per sospetto flirt con una casa chiusa. L’anno dopo cassata “Teresa” di Sergio Endrigo per il passaggio “Per te non sono stato il primo e neanche l’ultimo/Lo sai…”. Lei sì, lo sapeva, il censore no. Nel 1967 a farne le spese furono i Dik Dik di “Guardo te e vedo mio figlio”: beh…prima sposati, pensò il funzionario, e solo dopo pensa a procreare. L’ultimo capolavoro sixties giusto nel ’69, quando la iperpornografica “Je t’aime, moi non plus” della coppia Jane Birkin & Serge Gainsbourg non solo non venne mai trasmessa in tv, ma fu censurata anche durante la Hit Parade radiofonica nonostante fosse ai primissimi posti.

 

 

Domanda: vi siete mai chiesti com’erano le maglie censorie in altri paesi, ad esempio in quelli anglosassoni? Vi contentiamo subito. Gli anni ’50 negli States, in piena “guerra fredda”, proponevano un’immagine assolutamente tradizionale e puritana dell’uomo e della famiglia. Nonostante questo, James Dean e Marlon Brando potevano ribellarsi sul grande schermo ed Elvis Presley ansimare e ballare quasi mimando orgasmi sul palco e in tv. Critiche tante, censure poche. Se si escludono le riprese che lo vietavano dalla cintola in giù. Per non parlare del decennio successivo: un’apoteosi di anticonformismo e rivoluzione culturale. In Inghilterra Mick Jagger, funambolo dalla bocca onnivora,  parlava di “mestruazioni”, di “farsi ragazze”, di “passare la notte insieme” e pure della sua “simpatia per il diavolo”; gli angelici Beatles di “farlo in mezzo alla strada”; e gli Who auspicavano una morte giovane mentre spaccavano chitarre on stage. Per non parlare dei doppi sensi Zeppeliani e dei Black Sabbath che addirittura invitavano a party molto molto oscuri: “Hey, sono Lucifero, prendi la mia mano”.

Oltreoceano fu poi la volta di Jim Morrison con le sue masturbazioni e il (censurato) complesso d’Edipo, le ambiguità di Lou Reed e il voodoo child Jimi Hendrix che voleva uccidere la moglie e intanto storpiava l’inno nazionale. E ci fermiamo solo ai sixties, dove più che la libertà di parola (il cui limite era spostato molto più in avanti) veniva censurata quella d’immagine. Si pensi a tutte le canzoni sulle droghe, antimilitariste o filo-luciferine di quegli anni e, di contro, alla messa al bando di cover di Beatles e Stones: “Beggars banquet” dovette modificare la foto col gabinetto pubblico, ma conteneva “Sympathy for the devil”. Tutto ciò sarebbe stato possibile in un Italia in cui solo 5 anni fa un ministro criticava l’interpretazione troppo modernista dell’inno di Mameli ad opera della pericolosa Elisa? Forse anche per questo da noi – Vatican slaves – non crebbe mai una vera cultura rock.

 

 

Ma cosa si doveva fare negli anni ’60 nel Belpaese per parlare di sessualità prima dell’avvento del femminismo e della pillola? La risposta giusta l’ebbe Gianni Morandi che in “Chimera” si tuffò su iperboli, metafore, immagini cantando “Un fiume quando è in piena travolge il bene e il male/Ma torna nel suo letto/E tu con me”. Promosso. Peccato che due anni prima, era il 1966, il bravo ragazzo provocò addirittura un’interpellanza parlamentare per “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones”. Era ammissibile criticare la politica estera di un paese amico cantando “Mi han detto vai nel Vietnam/E spara ai Vietcong”? La soluzione fu sostituire le parolacce Vietnam e Vietcong con una più sana mitraglia: ”Ta-Ta-Ta-Ta”.

 

 

Di censura politica e religiosa in Italia parleremo abbondantemente la settimana prossima. Non siate ansiosi! Così come di quella sessuale nel post ‘68. Seguiteci. Saranno con noi niente meno che Gaber, Guccini, De Andrè, Baglioni, Vasco, Elio e Fabri Fibra. Impedibile.

LEGGETE LA SECONDA PUNTATA DEDICATA ALLA CENSURA IN MUSICA

La foto di copertina è tratta dal sito biografieonline.it 

 

 

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