Jerusalem-Gerusalemme

-di Cecilia Sandroni-

Una riflessione in diretta dai luoghi santi di una viaggiatrice consapevole. Lì dove in pochi metri si assommano le massime espressioni delle tre grandi religioni monoteiste e ogni scossa e tensione si riverbera pesante fino a noi.

Lo stupore maggiore di chi arriva a Gerusalemme è dato dalla prossimità dei luoghi santi per le tre grandi religioni monoteiste: Ebraismo,  Cristianesimo, Islam. Tutti racchiusi in uno scrigno di mura, quelle ricostruite da Solimano il Magnifico dopo la conquista della città, attorno alle quali nei secoli la contesa non è mai venuta meno. Dentro queste mura e questi vicoli, con le pietre consumate e arrotondate dal passaggio di milioni di pellegrini di ogni credo, il Miglio Santo è il crogiolo del credo e dello scontro, il punto di frizione massima fra le tre comunità.

DSC07693 (1)

Iscrizione della Stazione di Gerusalemme

In questo fazzoletto della Old City, che è divisa in quattro quartieri – armeno, ebraico, cristiano, islamico – il Santo Sepolcro, la Spianata e il Muro del Pianto distano fra loro qualche centinaio di metri. La Spianata delle Moschee – il terzo luogo santo dell’Islam – sovrasta il Muro del Pianto dove migliaia di ebrei si recano ogni giorno a pregare.

la Spianata delle Moschee, c.F. Napoli

la Spianata delle Moschee, c.F. Napoli

Il controllo di questi luoghi santi si regge su un equilibrio molto precario. Dopo il 1967, con la guerra dei Sei Giorni, Israele ha preso il controllo della Cisgiordania e di Gerusalemme. Ma per evitare scontri con gli arabi, l’amministrazione della Spianata delle Moschee è rimasta nelle mani del re di Giordania, condizione ribadita nel 1994 quando Israele e Giordania firmarono un trattato di pace. Sicurezza e libero accesso devono essere garantiti a tutti i fedeli. Accade però che nei periodi di massima tensione il venerdì – giorno sacro per i musulmani quando sulla Spianata convergono almeno centomila fedeli – Israele imponga restrizioni all’ingresso come misura cautelativa di sicurezza. I luoghi religiosi della Città Santa sono in grado di suscitare odi e passioni difficilmente controllabili quando raggiungono con la loro forza la piazza, la strada, i quartieri popolari. Qui è la fede il tratto distintivo di due comunità – ebraica e araba – altrimenti simili fra loro molto più di quanto i nostri preconcetti ci facciano immaginare.

L’intifada dei coltelli, la recente ondata di aggressioni col pugnale nelle strade della Città Santa che ha sconvolto le abitudini di vita dei gerosolimitani dallo scorso ottobre, è esplosa quando in città hanno iniziato a diffondersi voci sul fatto che Israele – e il suo governo guidato da Benjamin Netanyahu – avesse deciso di rompere lo status quo e assumere il controllo della Spianata. Voci scatenate dalle “visite” susseguitesi per mesi di esponenti della destra israeliana, religiosa e non, proprio sulla Spianata. Alcuni di questi personaggio aderiscono a quella corrente ultranazionalista che sogna di erigere il Terzo tempio per gli ebrei sulla collina, ma il governo israeliano ha immediatamente negato ogni intenzione di cambiare lo status della Spianata. Intanto però l’incendio era stato acceso e rapidamente ha contagiato i quartieri arabi della città, estendendosi oltre il Muro di sicurezza con la Cisgiordania e diventando scontro aperto con tanto di barricate.

Soldato controlla la Spianata delle Moschee. (fonte Interris.it)

Soldato controlla la Spianata delle Moschee.
(fonte Interris.it)

Il conflitto arabo-palestinese finora è stato all’interno di binari nazionalisti: uno scontro fra un’amministrazione nazionale nascente e uno stato sovrano come conseguenza di una guerra. Un conflitto al quale – purtroppo senza grandi risultati – si sono interessati l’Onu, gli Stati Uniti e l’Europa. Il negoziato di pace fra israeliani e palestinesi langue da anni senza molte prospettive di ripresa, nubi pericolose si affacciano. Serve uno sforzo di immaginazione diplomatica, uno scatto per far uscire il conflitto dal vortice dello scontro sui luoghi santi. La contesa territoriale va risolta in termini diplomatici. Ma se lo scontro in atto assume il volto di una guerra di religione, le possibilità di ricomporlo sono davvero minime.

 

Papa Francesco al Muro del Pianto

Papa Francesco al Muro del Pianto

Facebooktwittergoogle_pluslinkedinFacebooktwittergoogle_pluslinkedin