OSCAR 2016 – Inside Out: una grande avventura con protagoniste le nostre emozioni

VINCITORE DELL’OSCAR 2016 COME MIGLIORE FILM DI ANIMAZIONE

-di Claudia Porrello-

Vi capita mai di guardare qualcuno e di chiedervi a cosa stia pensando?

Inside Out, il nuovo film d’animazione realizzato dai Pixar Animation Studios parte proprio da questo interrogativo, alla scoperta di ciò che si cela nei meandri della mente umana, prendendo come riferimento quella di una ragazzina di 11 anni, Riley, colta in un momento di vita molto particolare: la delicata fase di passaggio dall’infanzia all’adolescenza.

I creativi della Disney – Pixar, capitanati dal regista e co-sceneggiatore Pete Docter, Premio Oscar per Monsters & Co. e Up, sono partiti da un’idea sicuramente originale che si sviluppasse in un film divertente e brioso, portatore di buoni sentimenti e con un sottotesto più comprensibile agli adulti sui quali vuol far leva la morale conclusiva. Il lungometraggio si apre con la presentazione di due mondi apparentemente lontani: il mondo reale, dove vive la piccola Riley con i genitori, e quello all’interno della sua mente. In quest’ultimo, il centro di controllo è il Quartier Generale, in cui convivono le emozioni dominanti nella bambina: Gioia, Tristezza, Rabbia, Disgusto e Paura, che assumono le sembianze di cinque riuscitissimi personaggi.

Il loro compito è quello di monitorare e far da custodi alle esperienze giornaliere della piccola. Gioia è simpatica e ottimista e la sua missione è quella di assicurarsi che Riley sia felice. Paura garantisce alla ragazza la sicurezza necessaria, Rabbia il senso di equità e giustizia, mentre Disgusto le impedisce di avvelenarsi sia fisicamente che socialmente. Tristezza si occupa di avvertire gli altri quando Riley ha bisogno di aiuto, ma è molto sfiduciata nei confronti del suo ruolo, che del resto non è chiaro neanche agli altri del gruppo.

A portare scompiglio nel lavoro giornaliero delle 5 emozioni è l’imminente trasferimento di Riley che, per motivi di lavoro del padre, si ritroverà catapultata a San Francisco, costretta a lasciare in Minnesota (dove era nata e cresciuta) i suoi ricordi più intensi e gioiosi. Lontana dagli amici di sempre, dalla scuola e dalla squadra di hockey, Riley avrà più che mai bisogno delle sue 5 emozioni per affrontare questo difficile momento di transizione. Tuttavia, quando Gioia e Tristezza finiranno inavvertitamente in un angolo remoto della mente di Riley, portando con sé alcuni dei suoi ricordi più importanti, Paura, Rabbia, e Disgusto si troveranno a dover prendere il controllo. Gioia e Tristezza si avventureranno in luoghi sconosciuti come la Memoria a Lungo Termine, il Subconscio, Immagilandia, il Pensiero Astratto e la Cineproduzione, nel tentativo disperato di tornare al Quartier Generale e da Riley.

how-inside-out-expertly-fits-into-the-pixar-theory-like-it-s-not-even-trying-449994

Il viaggio di maturazione della piccola protagonista è veicolato dal miscuglio di sentimenti che convivono in lei, messi in discussione dalla vita stessa che, di tappa in tappa, scorre incessantemente senza mai arrestarsi. Gli artisti e i narratori degli Studios volevano immergersi nella mente umana per studiarne l’evoluzione, in particolare durante il periodo adolescenziale. L’idea di rappresentarla come vero e proprio luogo, sede di tutti i processi psicologici che governano le azioni, è tanto semplice quanto innovativa. L’intreccio profondo e complesso delle diverse emozioni porta a comprendere come la chiave della felicità, sia nel film che nella vita, dipenda in realtà da cosa significhi veramente essere felici. Il cambiamento di Riley sarà coadiuvato dalla presa di consapevolezza che si possa ritrovare il sorriso grazie alla convivenza di forti emozioni contrastanti, quali la Gioia e la Tristezza, che hanno dunque un ruolo determinante a chiusura del racconto: è questa una morale pretenziosa ma non banale, che cerca di individuare addirittura il segreto stesso della felicità.

Inside Out non è caratterizzato dai vertiginosi movimenti di macchina e dettagli scenici di altri titoli firmati Pixar, come Ratatouille o Gli Incredibili: resta un film “piccolo”, dove ciò che viene messo in scena rimane essenziale e rimanda in maniera coerente al mondo interiore di una bambina. Raccontare con tanta fantasia e compostezza stilistica e con un’ironia contagiosa come l’infanzia abbandoni gli spettri delle ormai consunte affezioni per lasciare il posto a una consapevolezza diversa in cui Gioia e Tristezza convivono senza ostacolarsi a vicenda, sarebbe stata un’impresa dall’esito incerto per molti, ma non per i talenti degli Studios guidati da John Lasseter, che lavorano, come un tempo faceva Walt Disney, con il piacere e la coerenza congiunti alla serietà di sorprendere prima loro stessi e poi il loro pubblico. Tra i personaggi collaterali spicca Bing Bong, l’amico immaginario di Riley, una creatura elefantina fatta per lo più di zucchero filato rosa, a cui è affidato questo delicato compito di segnare il trapasso dall’infanzia all’età dello sviluppo, in una scena di struggente commozione. Inside Out centra il suo bersaglio, offrendoci un percorso coloratissimo tra le “voci di dentro”, dove non si sfugge alle leggi di una elaboratissima finzione (si pensi alla Memoria a Lungo Termine, al Treno dei Pensieri, alle Isole della Personalità),  appositamente create per il godimento dello spettatore di ogni età.

Inside Out, splendida metafora della fine di un’infanzia come tante, è stato presentato fuori concorso al Festival del Cinema di Cannes e in apertura del Taormina Film Fest. Esce nelle sale italiane il 16 settembre 2015.

Facebooktwittergoogle_pluslinkedinFacebooktwittergoogle_pluslinkedin