Il galateo 2.0 della palestra

– di Sante Galante –

Dall’uso degli attrezzi a quello degli spogliatoi, come essere in forma ed educati in 10 mosse

 Quando le ferie estive sembrano già lontane anni luce e lo stress della vita quotidiana è un bulldozer su stomaco e fegato, non resta che la palestra per disintossicarsi un pizzico e sperare in un futuro migliore. Quale? Naturalmente avere tartarughe al posto dei dromedari (non nel giardino di casa, bensì sugli addominali), abbaglianti pettorali in stile luci natalizie e glutei che nemmeno un martello pneumatico riuscirebbe a scalfire. Per ottenere tutto e subito non servono pellegrinaggi a Medjugorie o, per par condicio, alla Mecca ma tanta forza di volontà e un rapporto carnale, direi quasi “Cronembergiano” con le macchine. Rispettando almeno dieci piccole regole di sportiva convivenza.

 

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La prima. Occupare macchinari per un’ora di fila potrà forse riempire il vostro ego e la vostra speranza, ma certamente svuoterà di pazienza e improperi gli altri atleti in attesa. Un quarto d’ora basta e avanza, poi passate all’attrezzo successivo. E se son rose fioriranno. In caso contrario, i voli per Lourdes partono otto, nove volte al giorno.

La seconda regola. Dopo aver grondato litri di fluidi corporei sullo schienale delle panche o sulle cyclette è d’uopo asciugare il tutto con estrema cura. Santuccio vostro consiglia sempre una felpa o un asciugamano personale, ma anche due o tre pezzi di scottex fai da te possono fungere alla causa. Se ben imbevuti d’acqua e Mastrolindo.

Terza. Se tra un esercizio e l’altro andate a riempire la borraccia al comune fontanello, ricordatevi di far passare avanti chi agogna un sol sorso volante. Non fategli attendere l’intera operazione, soprattutto se la vostra borraccia è in realtà una…DAMIGIANA.

Quarta. Anche se soffrite di improvvise caldane, prima di spalancare porte e finestre chiedete sempre a chi si allena nella medesima stanza. A maggior ragione se avete accanto il bodyguard di Briatore con un raffreddore che ancora non accenna a passare.

 

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Come quinta regola siate galanti e non cambiate con foga canale alla tv non appena iniziate a correre sul tapis roulant. Un giorno potrete vedere il vostro beneamato “Grande Fratello”, un giorno vi toccherà “Un posto al sole”, un altro “Centovetrine” o “Peppa Pig”. Fa parte – ahimè – di quella condivisione di cui sopra.

Sesta. Ricordatevi che non si diventa grossi (o magri, se preferite) per osmosi ma neanche scagliando pesi in terra con veemenza. Quindi impegno, grinta, determinazione, ma anche educazione e self control: un manubrio lanciato quindici gradi troppo a est può provocare una reazione uguale e contraria.

 Settima. Terminare la giornata in palestra, prima di andare a cena riaffrontando le ansie famigliari, è per molti – come per il sottoscritto – un benemerito yoga. Non fatelo però pesare a tutti i colleghi di allenamento, salutando e berciando da un capo all’altro della sala in stile cafonal: talvolta le uniche attenzioni che otterrete sono tanti “Ahò, ma statte zitto…te possino ciecatte”.

Ottava. Se vi capita di usufruire in modo impellente dei servizi igienici, soprattutto quelli vicino alla sala pesi, richiudete sempre bene la porta dopo l’utilizzo. Ho letto su un antico testo tibetano che il miasma percepito in mezzo ai manubri e sotto sforzo provoca negli altri atleti repentini istinti seriali.

 

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Importante, infine, è anche la perfetta condivisione dello spogliatoio. La nona regola pertanto suggerisce di non “apparecchiare” la comune panca, lasciandovi sopra il trolley e tutto il fantasmagorico vestiario: quello pulito e fashion, ma soprattutto quello sudato. Ivi comprese le scarpe foot fetish e i calzini foot skifish.

Decimo e ultimo consiglio. Se c’è gente in attesa per le docce, non occupatele per due ore magari fischiettando Mengoni o la Amoroso. Non meravigliatevi poi se, al ritorno, la vostra roba (fashion) sarà sparita e a fianco della rimanente (skifish) troverete il cartello con su scritto: “A fracicone…datte ‘na mossa e cambia musica!”.

La foto di apertura è tratta dal video di Olivia Newton John Physical, google creative commons

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