Il cinema italiano che non ti aspetti al Torino Film Festival

-di Andrea Chimento-

In programma dal 20 al 28 novembre,il Torino Film Festival presenta un programma ricco e variegato, dove il cinema italiano sarà uno dei grandi protagonisti.

Il cinema italiano è grande protagonista al Torino Film Festival 2015 (in programma dal 20 al 28 novembre), ma non pensate ai soliti prodotti che riempiono le nostre sale e che spesso ci portano a lamentarci di una produzione sempre più standardizzata: no, a Torino ci saranno lungometraggi di casa nostra tutt’altro che scontati.

Iniziando dal concorso, colpisce la presenza di ben quattro titoli di casa nostra ben poco convenzionali, a partire da I racconti dell’orso, opera prima di Samuele Sestieri e Olmo Amato, definito “un UFO finanziato col crowdfunding”. Ambientato in Scandinavia, ha per protagonisti un monaco meccanico che insegue uno strano omino rosso attraverso boschi, laghi e città abbandonate; gli autori sono esordienti giovanissimi e hanno realizzato questo progetto con un budget minimo e un forte desiderio di sperimentare.

I racconti dell'orso

I racconti dell’orso

 

Stessa spinta che, forse, ha mosso Elisabetta Sgarbi, autrice impegnata che porta in concorso Colpa di comunismo, un documentario su tre badanti rumene che vivono in Italia da diverso tempo: una delle tre aiuterà le altre a ritrovare il lavoro perduto così da non dover lasciare il nostro paese.

Colpa di comunismo

Colpa di comunismo

 

Vecchia conoscenza del Torino Film Festival è Mario Balsamo, già regista di Noi non siamo come James Bond che presenta sotto la Mole Mia madre fa l’attrice, un documentario intimo sul suo rapporto con la figura materna, omaggiata con la rievocazione di una vecchia pellicola da lei interpretata.

Infine, sotto i riflettori della competizione, arriva Lo scambio di Salvo Cuccia, un thriller psicologico ambientato nella Palermo degli anni Novanta, che si preannuncia intenso e  concitato come la storia (composta da omicidi e indagini) che racconta.

Anche fuori concorso, però, il cinema italiano è ben presente un po’ ovunque all’interno del cartellone torinese. In Festa Mobile, ad esempio, spazio, tra gli altri, all’attesissimo Antonia di Fernando Cito Filomarino, inerente agli ultimi dieci anni di vita della poetessa Antonia Pozzi, a Bambini nel tempo di Roberto Faenza e Filippo Macelloni (che, attraverso materiali d’archivio, firmano un viaggio su come sia cambiata l’infanzia nel corso degli anni), La felicità è un sistema complesso di Gianni Zanasi (di ritorno dietro la macchina da presa diversi anni dopo Non pensarci) e Oggi insieme, domani anche di Antonietta De Lillo (una riflessione sulla vita di coppia).

Antonia

Antonia

 

Certo, i nomi più importanti della kermesse vengono da ogni parte del mondo e basta citare Hou Hsiao-hsien (The Assassin), Ben Wheatley (High Rise), Aleksej German Jr. (Under Electric Clouds), Miguel Gomes (Arabian Nights), Apichatpong Weerasethakul (Cemetery of Splendour) e Sion Sono (presente con ben tre lungometraggi) per rendersi conto dell’alto livello delle pellicole scelte. Eppure, a scorrere il programma è proprio la presenza italiana che colpisce, fin da una pre-apertura (il 18 novembre) con il notevole Bella e perduta di Pietro Marcello, film dagli echi pasoliniani visto all’ultimo Festival di Locarno. E se non bastassero i tanti volti nuovi, ampio spazio è anche lasciato alle pellicole restaurate: da Terrore nello spazio di Mario Bava a West and Soda di Bruno Bozzetto, passando per Le notti di Cabiria.

I nomi sono tanti e la speranza è che, oltre alla quantità, anche la qualità risponda “presente”… e chissà che qualche nuovo autore del nostro cinema, che ameremo seguire nei prossimi anni, non venga proprio scoperto sotto la Mole dal 20 al 28 novembre.

Foto di copertina da www.sentieriselvaggi.it

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