I racconti dell’orso, intervista con Samuele Sestieri e Olmo Amato

Data: gennaio 11, 2016

In: TOP, CINEMA E DINTORNI, CULTURA,

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di Andrea Chimento-

È stato presentato in concorso all’ultimo Torino Film Festival I racconti dell’orso, opera prima firmata da due giovanissimi registi romani, Samuele Sestieri e Olmo Amato. Per sapere di più di questa delicata e visionaria pellicola – che racconta di una bambina che sogno un mondo dai contorni fiabeschi, dove un monaco meccanico e un omino rosso si inseguono e provano ad aiutare un orso di peluche malandato – abbiamo intervistato i due autori:

1) Quando avete avuto l’idea del film e quale è stato il primo pensiero per realizzarla concretamente?

In realtà prima del film è nata l’idea del viaggio. Avevamo una gran voglia di allontanarci dal solito tran-tran romano, di andare in un posto completamente diverso da tutto ciò che avevamo visto fino ad allora. C’era questo desiderio di verde, di luce, di parchi e di animali, e così abbiamo scelto la Finlandia. Durante la progettazione del viaggio abbiamo sentito l’esigenza di girare qualcosa in Finlandia, a metà tra un diario di viaggio e un cortometraggio di finzione. Il problema principale è che eravamo in due e non avevamo attori a disposizione. Dovevamo essere noi stessi quegli attori: l’unico modo allora ci è sembrato quello di camuffarci, di non essere completamente noi stessi davanti alla camera. Da quest’esigenza è nato poi il film. Un brevissimo soggetto, nessuna sceneggiatura, una voglia continua di girare e scoprire la Finlandia con l’occhio della camera. I veri Racconti dell’Orso sono nati in Finlandia, durante il viaggio, si sono trasformati, ampliati, modificati, sovvertendo l’idea iniziale del cortometraggio. Abbiamo deciso di liberare il nostro film, di aprirlo al caso, all’eventualità, agli incontri che facevamo.

Una scena del film I racconti dell'orso

Una scena del film I racconti dell’orso

2) Avete mai avuto il timore di non riuscire a portarlo a termine?

Durante il viaggio c’era quest’incubo ricorrente: perdere il materiale, danneggiare l’hard-disk, poi per fortuna non è avvenuto. Sì, il timore di non finirlo c’è sempre stato, forse ancora di più una volta che siamo tornati a Roma. Avevamo una valanga di materiale davanti a noi, dovevamo strutturarlo, riscriverlo a montaggio. E non avevamo soldi. Abbiamo dovuto trovare i collaboratori, far partire una campagna di crowdfunding…ma, a un certo punto, è stato chiaro che il film sarebbe finito. Non sapevamo quando, ma sentivamo che ormai non poteva più essere abbandonato.

3) Quanto sono durate le riprese? E il montaggio?

Le riprese sono durate più o meno quaranta giorni: abbiamo raccolto materiale durante tutto il viaggio, compreso il nostro periodo norvegese. Il montaggio è stato molto più complicato: un anno e mezzo di lavoro effettivo, svariate versioni di montaggio. Il fatto è che in assenza di una vera e propria sceneggiatura, l’unica scrittura possibile era quella delle immagini. Occorreva creare una struttura, vedere come reagisse ogni immagine all’altra. Se si aggiunge il fatto che entrambi siamo dei perfezionisti, il lavoro sembrava non finire più…

I registi del film Samuele Sestieri e Olmo Amato

I registi del film Samuele Sestieri e Olmo Amato

4) Personalmente sono rimasto molto colpito dall’unione tra la pista visiva e quella sonora. Avete prima pensato alle immagini e in seguito a quali suoni associare oppure è stato un ragionamento “alla pari” con le due piste costruite di pari passo?

Il lavoro sul sonoro è stato molto particolare. In realtà all’inizio avevamo in mente di fare la presa diretta, ossessionati dall’idea che ogni suono dovesse essere registrato lì, sul luogo. Ma essendo in due abbiamo dovuto abbandonare presto quest’idea. Siamo tornati a Roma con un audio completamente da rifare. Ci siamo rivolti allora alla New Digital, un gruppo di straordinari rumoristi che lavorano alla vecchia maniera. Hanno dato vita sonora al film, riproducendo in studio dal primo all’ultimo passo, reinventandosi il sonoro con un’inventiva, una fantasia a dir poco sbalorditive. Rifacevano il vento fischiando, riproducevano il ronzio delle zanzare soffiando nell’involucro di plastica dei pacchetti di sigarette, stropicciavano la carta per fare il fuoco. Noi siamo tornati un po’ bambini: più osavano, più creavano dei suoni esclusivamente cinematografici, più ritrovavamo la stessa freschezza, la stessa libertà, la stessa spensieratezza che ci aveva accompagnati durante le riprese. Poi, ovviamente, è arrivato il lavoro di Virginia Quaranta, che ha dato voce ai personaggi, inventando un vero e proprio linguaggio preverbale, Riccardo Magni che ha contribuito dando anima e cuore musicale al film e Remo De Vico, impegnato a ricostruire tutti i suoni elettronici del monaco. Nella colonna sonora convivono pezzi scritti e pezzi improvvisati o nati da un improvvisazione di Riccardo mentre seguiva i nostri personaggi e i nostri consigli.

5) Le recensioni da Torino hanno evidenziato possibili influenze di vario genere (fumetti, videogiochi, letteratura e, naturalmente, cinema): quali sono le reali ispirazioni del film?

Questa rimane sempre una delle domande più difficili. Molte influenze, molti riferimenti, sono spesso completamente inconsci. Poi chiaramente ci sono delle suggestioni più esplicite. Fin da subito volevamo che il nostro film somigliasse a un film d’animazione. Avevamo un nome tutelare che infiammava tante nostre notti finlandesi: Yuri Norstein, per la sua tenerezza infinita. Riguardavamo in continuazione “Il riccio nella nebbia” perché lì c’era tutta quella magia, tutta quella meraviglia, che abbiamo sempre amato nel cinema. E poi c’è tanto cinema d’animazione, ci sta Takahata, Miyazaki, ma anche il nostro amore per il cinema Disney più antico. Ma sarebbe sbagliato non citare almeno l’influenza pazzesca, sia in fase di ripresa che di montaggio, che hanno avuto su di noi registi del calibro di Terrence Malick, Apichatpong Weerasethakul e Gus Van Sant.

Una scena del film

Una scena del film

6)  Progetti futuri? Prossime tappe de “I racconti dell’orso”?

Prima di tutto accompagnare l’avventura di questo film ancora a lungo. Inseguire altri festival, trovare distribuzioni interessate: è chiaro che il sogno di qualsiasi regista sia quello di vedere su grande schermo la propria opera. Per i progetti futuri proprio in questi giorni iniziamo a essere affascinati da una nuova idea. Qualcosa di completamente diverso da I Racconti dell’Orso…

 

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