Fantasticherie di un passeggiatore solitario

INTERVISTA ESCLUSIVA AL REGISTA PAOLO GAUDIO

-di Tommaso Tronconi-

Fantasticherie di un passeggiatore solitario è il coraggioso film d’esordio di Paolo Gaudio, un’opera onirica e fantastica che, ricorrendo a live action e stop motion, dà fondo e forma alle più profonde potenzialità del cinema di reinventare la realtà.

Il regista Paolo Gaudio

Il regista Paolo Gaudio

Bernardo Bertolucci ha detto: “Mi sembra che tutto il cinema sia fatto della stessa materia dei sogni”. E il giovanissimo Paolo Gaudio, classe 1981, sembra aver preso alla lettera questa lezione nel suo lungometraggio d’esordio, Fantasticherie di un passeggiatore solitario, un’opera assolutamente inusuale per debuttare sul panorama del cinema italiano.
Protagonisti del film sono tre personaggi di tre epoche diverse uniti da un sogno di libertà e da un piccolo (inesistente) capolavoro della letteratura: un poeta del Secondo Ottocento, Jean Jacques Renou (Luca Lionello), un giovane studente di filosofia dei giorni nostri, Theo (Lorenzo Monaco), e un bambino smarrito in un bosco senza tempo, protagonista di quel libro che Renou sta scrivendo e che Theo sta divorando…
Fantasticherie di un passeggiatore solitario è una fantasticheria in tutto e per tutto, fatta di immaginazione e sogni che prendono vita come solo nel cinema può accadere. Se i sogni son desideri, il desiderio di un debutto originale per Paolo Gaudio si è fatto realtà. Lo abbiamo incontrato, ecco cosa ci ha raccontato.

Partiamo dal “fantasticatore”: Paolo Gaudio, classe 1981, laureato in filosofia. Poi passi al cinema. Come ti sei avviato al cinema? Cosa ti ha spinto?

Il cinema ha sempre fatto parte della mia vita da quanto ho memoria. Credo sia stato l’incontro più importante per me. Da bambino passavo molte ore davanti alla tv a casa di mia nonna ad osservare “i film con effetti speciali”, è così che li chiamavo. Quelli con astronavi venute dallo spazio, con guerrieri muscolosi pronti a tutto, con macchine del tempo, mappe del tesoro, mostri spaventosi, nani, giganti e robot. Di questo mi sono nutrito da piccolo e ora, da grande, provo a rifarlo.

La locandina del film

La locandina del film

Fantasticherie di un passeggiatore solitario è il tuo esordio. Come è nato il progetto? So che non è stata facile la fase di produzione…

Nasce da un fallimento: ero riuscito a finanziare un corto molto ambizioso, una sorta di omaggio alle scatole ottiche o alla lanterna magica, insomma al cinema che c’era prima del cinema. Girammo su un green screen enorme e fu un’esperienza magnifica. Sfortunatamente, la postproduzione si rivelò un vero disastro e fui costretto a mettere il progetto in stand-by. Questa disavventura mi fece riflettere molto e giunsi all’inaspettata conclusione che se non fossi riuscito a fare dodici minuti del mio cinema sarei stato capace di farne novanta.. et voilà! È stata una produzione impossibile, frustrante e dolorosa, ma adesso che il film è finito ed ha visto il buio della sala, mi piace solo ricordare le soddisfazioni e provare a non pensare ai momenti brutti.

Nel tuo film mischi animazione e live action, interpreti reali e pupazzi di plastilina, fino a utilizzare la tecnica della stop motion persino sugli attori in carne e ossa. Cosa ti affascina di più di questa tecnica d’animazione?

Il suo essere imperfetta e reale: quando osservo le creature animate in passo uno da Harryhausen o da Tippet, ho ancora la stessa sensazione che provavo da bambino, una sorta di attrazione/repulsione, come se il cervello non riuscisse ad accettare che quella scultura di plastilina possa muoversi, eppure ne è completamente affascinato. Oggi gli effetti speciali di questo tipo sono molto più raffinati di un tempo, ma anche maggiormente asettici o replicabili, mentre la stop motion soffre e gode dell’animatore che la realizza o dello scultore che ha creato i pupazzi. Tutto questo tradisce una profonda umanità che mi ha stregato sin da subito.

Quanto è difficile fare questo cinema “ibrido” in Italia oggi e soprattutto quanto è dura esordire con una tipologia di film così inusuale nel panorama italiano?

Credo che nel nostro paese sia difficile fare il cinema in generale. Certo, se poi vuoi fare quello di genere fantastico con fantasmi, boschi minacciosi e oscuri, botteghe impossibili, creature demoniache ed animazioni passo uno, sai già che andrai incontro a sofferenze e frustrazioni senza precedenti. Tuttavia, l’amore e la passione che provo per questo tipo di film è cento volte più forte di ogni ostacolo o problema che si palesa sulla mia strada. È molto dura, senza dubbio, soprattutto da un punto di vista umano, in fondo si investono emozioni e sentimenti, ma dal mio punto di vista ne vale sempre la pena.

Luca Lionello in una scena del film

Luca Lionello in una scena del film

Fantasticherie di un passeggiatore solitario ha avuto numerosi riconoscimenti internazionali. Ha trionfato alla Samain du cinema fantastique di Nizza (Grand Prix), al Boston Science Fiction Film Festival (Best World Film), al Fantastic Cinema di Little Rock (Audience Award). Ma è stato in concorso anche a New Orleans (Nola Horror Film Festival), a Città del Messico (Morbido Crypt Festival) e a Grenoble (Les Rencontres du Cinéma italien). Il futuro del cinema fantastico è all’estero? L’Italia è un paese ancora poco ricettivo e poco pronto?

Credo che non ci dobbiamo porre limiti. All’estero ci amano e ci sostengono poiché notano che il nostro approccio al genere è diverso da quello di qualsiasi altra cinematografia. Nel nostro Paese ci sono artisti straordinari che reggono il confronto con qualsiasi emulo straniero, sfortunatamente però generazioni di produttori e distributori si sono lasciati convincere che certi film è meglio farli fare agli altri. Credo che sia stato un errore, così come convincersi di poter avere lo stesso approccio al fantastico che hanno gli Studios ad Hollywood. A mio avviso, quello in cui siamo insuperabili è la capacità di unire uno sguardo autoriale e personale ad una grandissima maestria tecnica ed artigianale. Se torniamo a fare genere in questa direzione – oggi che la tecnologia ce lo consente – potremmo tornare ad essere competitivi anche sotto l’aspetto della vendita e dell’esportabilità dei nostri prodotti.

Nel tuo film c’è un libro da leggere che si trasforma in realtà come ne La storia infinita, un protagonista maschile con fattezze fisiche che ricordano Harry Potter, un mostriciattolo negromante che riecheggia la spaventosa creatura di Eraserhead di David Lynch. E poi Terry Gilliam e Tim Burton. Quali sono state le tue fonti d’ispirazione, non solo visive? A che registi guardi?

Moltissime delle mie influenze le hai già dette tu! Posso aggiungere i racconti di Lovecraft, di Poe e di Verne ed i fumetti di Kentaro Miura. Oltre tutti quei registi che negli anni Ottanta ad Hollywood si sono occupati di fantastico e di avventura: Zemeckis, Donner, Dante, Levinson, Gilliam e Burton, naturalmente.

E adesso stai già “fantasticando” un nuovo progetto? Magari interamente in stop motion…

Esatto! Sto sviluppando insieme a Smart Brands un lungometraggio interamente in claymation – con qualche inserto in cut out – tratto da alcuni racconti del Ciclo di Cthulhu di H. P. Lovecraft. Il titolo è DAGON ed è un tentativo di riproporre la mitologia ed i temi del Solitario di Providence in salsa action anni ‘80.

Facebooktwittergoogle_pluslinkedinFacebooktwittergoogle_pluslinkedin