Estate: tempo di horror

-di Tommaso Tronconi-

Sole, mare, crema solare, ombrelloni, sudore e… brividi! Perché d’estate, almeno al cinema, si suda freddo. E non perché ci sia l’aria condizionata a palla, ma perché sono gli horror a occupare pressoché incontrastati il grande schermo. E così è già da qualche anno, sintomo di un modus operandi che ha “confinato” il genere “da paura” nei mesi più caldi, come in una sorta di ironico contrappunto.

The Boy

The Boy

Cosa ci hanno riservato dunque le distribuzioni italiane per l’estate 2016? La stagione ha visto una sua pre-apertura in primavera con The boy di William Brent Bell (uscito in Italia il 12 maggio) che andava a scavare in una di quelle fobie che, sotto sotto, abbiamo tutti: quella dei pupazzi o delle bambole di porcellana. Un buonissimo (o forse sarebbe meglio di dire cattivissimo) horror capace, almeno in un paio di casi, di far letteralmente saltare sul posto anche l’animo più intrepido e spavaldo. Insomma, un apripista niente male.

Poco dopo il solstizio d’estate, come quasi a rafforzare l’inizio della “stagione” (degli horror), il 23 giugno è approdato in sala The Conjuring – Il caso Enfield diretto da James Wan, regista malese naturalizzato australiano, assoluta punta di diamante del genere a livello internazionale (suoi sono il primissimo e scioccante Saw – L’enigmista, ma anche i due Insidious). Sequel de The ConjuringL’evocazione (2013), Il caso Enfield ci ha spaventato (ma davvero eh!) con un nuovo caso in bilico tra il soprannaturale e il paranormale.

A girl walks home alone at night

A girl walks home alone at night

A sorpresa il 30 giugno, in occasione di una “rassegna” di quattro film sul nuovo cinema iraniano voluta dall’illuminata e coraggiosa Academy2,  è arrivato il sensuale e spaventoso A girl walks home alone at night, definito come “il primo film western vampiresco dell’Iran”. Un’opera prima di grande impatto, ambientata a Bad City (non vi ricorda per caso la Sin City di Frank Miller?), che dietro un nitido e incantevole bianco e nero ci fa tremare i polsi (e non solo) con una giovane donna vampiro velata di nero e assetata di sangue.

Entriamo nel mese di luglio. Il caldo inizia a farsi sentire, le temperature salgono, così anche i brividi. Il 6 luglio è uscito It follows di David Robert Mitchell (in copertina), senza dubbio uno degli horror più attesi e acclamati dell’anno. Un film che ri-unisce una classica accoppiata di topics del genere: sesso e terrore. I personaggi sono ossessionati da una “presenza” che è entrata dentro di loro dopo un rapporto sessuale. Si cade così in un circolo vizioso dal quale sembra impossibile uscire. Il risultato è, semplicemente, paura.

Il 13 luglio è toccato a Cell di Todd Williams, con Samuel L. Jackson e John Cusack. A cavallo tra thriller e horror, ha fatto leva sul nostro più caro amico (o nemico?): il cellulare. Un giorno il mondo viene squassato da un virus che parte dai telefonini e contagia chi risponde. Conseguenza: gli uomini si tramutano in quelli che un tempo chiamavamo “morti viventi”. Pur ricordando palesemente World War Z con Brad Pitt, una scossa di action e cardiopalma all’americana che ha il suo perché.

Terzo capitolo di una “saga” diventata cult a tempo di record, il 28 del mese è approdato in sala La notte del giudizio – Election Year, ennesima variazione sul tema dello Sfogo Annuale al tempo dei Nuovi Padri Fondatori d’America. Per chi non conoscesse la saga, per provvedimento governativo una notte l’anno è ammesso uccidere il prossimo (e non solo per motivi demografici). Della serie: semel in anno licet occidere.

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Goodnight Mommy

Praticamente in contemporanea, è uscito anche Goodnight Mommy, horror psicologico battente bandiera austriaca, presentato con successo allo scorso Festival del Cinema di Venezia. E bastano pochi elementi per avere subito qualche brivido: due gemelli, una mamma reduce da un intervento di chirurgia estetica, la calura estiva al largo di una campagna di campi di grano. Dico solo che raramente abbiamo visto madre e figli farsi così male.

Sfondiamo finalmente nel mese di agosto, che ancora ci attende per intero. Giovedì 4 agosto ci dovremo confrontare con la più ancestrale (e mai sedata, ammettiamolo!) delle nostre paure: il buio. A farci sobbalzare sarà Lights Out di David F. Sandberg. In una notte buia a tempestosa (sembra l’inizio di una fiaba, ma c’è poco da star allegri stavolta!), una donna è perseguitata da un’oscura entità che “appare” solo a luci spente. Insomma, un horror per veri impavidi.

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The Witch

Chiusura d’estate con due film davvero imperdibili. Il primo è The Witch di Robert Eggers (in uscita il 18 agosto). Senza esagerare, possiamo dire che è il miglior horror di quest’anno, addirittura superiore a The Babadook dello scorso anno (ne parlammo qui). Vincitore del premio per il best director al Sundance Film Festival 2015, con The Witch le streghe son tornate di gran carriera. Ambientato nell’epoca coloniale americana, e con molteplici richiami alla pittura romantica e fiamminga, un horror che ci interroga su un vero e proprio must per l’uomo: il sonno della ragione genera mostri, e fa disastri in ambiente familiare.

Dulcis in fundo, il 25 agosto la chiusura spetta a Don’t Breathe di Fede Alvarez. Alcuni ragazzi si introducono nella casa di un uomo cieco per commettere un crimine. Considerando le condizioni del padrone di casa i giovani sono convinti che si tratterà di una passeggiata, ma le cose non andranno come previsto.

Giunti in fondo a questa carrellata di horror estivi, è lecito chiedersi: ma se questi horror sono tutti di buona qualità, perché escono d’estate? Non avrebbero più successo a ottobre-novembre o in pieno inverno? Certo di pubblico in sala d’estate ce n’è meno (e già non ce n’è molto in “alta stagione”!), quindi meno incassi e meno successo. Ma allo stesso tempo dovremmo provare a leggere la faccenda dal punto di vista opposto: troverebbero spazio durante il “grosso” della stagione cinematografica? Forse no. Allora forse meglio essere “esiliati” nei mesi estivi, per un pubblico di “eletti”. Della serie: meglio padroni all’Inferno (dell’estate) che servi in Paradiso. Poi insomma, in fin dei conti l’horror non è cinema “in genere”, ma “di genere”. Quindi (forse) va bene così.

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