Dalle trobairitz a Björk: uno psichiatra e le compositrici

– di Claudia Renzi-

Lo psichiatra Mario Chiarenza e “L’assenza segreta”, uno studio in via di pubblicazione dove ci avventuriamo nei perché di una lunga assenza, quella delle donne compositrici. 

Succede che da idee, meditazioni e fili sparsi emerga la tessitura di un pensiero, la sintesi di più percorsi, e infine tra appunti, ascolti e letture, ne esca pure un libro. L’assenza segreta, saggio di Musica, donne e psicologia, ha il carattere luminoso delle vite celebri: incontriamo Beatrice Portinari e

Clara e Robert Schumann

Clara e Robert Schumann

Simonetta Vespucci, Clara Schumann e Alma Mahler, alcuni dei nomi che hanno ispirato le riflessioni di uno psichiatra, Mario Chiarenza, dalle molteplici passioni umanistiche, ma in particolare musicali. Eterne muse e donne alfa si avvicendano intorno al fulcro della ricerca: capire la lunga assenza delle compositrici. Lo studio sarà disponibile a primavera in edizione autoprodotta e presentato da canali «in autogestione», come dice l’autore. Intanto, per chi vuole e può saperne di più, il 5 maggio al Dipartimento di Lingue dell’università di Firenze, ore 17, Chiarenza terrà la conferenza Eros e Tempo.

Mario Chiarenza

Mario Chiarenza

Cosa ha diviso donne e spartiti?
Negli anni mi era venuto il sospetto che la mancanza di compositrici non dipendesse solo dal pregiudizio maschile, ma anche dal pessimismo delle donne stesse. Come dire: «Che compongo a fare? Tanto non mi capiscono!». Il punto è che per troppo tempo ha prevalso uno stile costituito da metafore stereotipate maschili, basate sul rapporto tra una soggettività maschile e un’oggettività femminile, in cui la donna è la musa, il target di sentimenti e di espressioni della volontà di conquista dell’uomo e dei suoi lamenti quando si sente incompreso. In Ars Amandi Ovidio evidenzia le stereotipie utili a un uomo a conquistare una donna, aggiungendo le strategie che ella deve adottare per farsi piacere. Con questa impostazione, dura a morire, come poteva la donna trovare un suo codice espressivo se l’unica possibilità concessale era di… capire l’uomo?

Qual è il legame con la Beatrice dantesca?
È un caso emblematico. La Vita Nova scritta in lode della Portinari si divide in due parti, separate dalla sua morte. Nella prima vigono incertezza, conflitto e anche la reazione incontrollata di Dante a un saluto mancato. Nella seconda, lei è ormai assente dalla scena terrestre e vive di una nuova luce, ma in funzione dei desideri e delle aspirazioni del suo poeta. Lui le fa dire cose che la donna reale non avrebbe mai detto. Possiamo immaginare una ventenne fiorentina del Duecento teologa? Quel che conta è il fatto che la donna sia irreale e non abbia voce: Beatrice è altamente simbolica, perché proprio a causa di questa afasia, della carenza di una presenza attiva della donna in molti settori, è sorto il mito della sua inferiorità intellettuale. Il titolo L’assenza segreta spiega indirettamente il fatto che di tale mancanza non c’è stata consapevolezza a livello sociale fino ai giorni nostri.

Trobairitz provenzali

Trobairitz provenzali

In che modo la donna è diventata “presenza attiva”?

Osserviamo che in linea generale lo è diventata come utilizzatrice delle categorie usate dall’ uomo e solo in casi particolari possiamo definirla soggetto reale. Questo è un punto importante perché il compositore uomo usa un linguaggio che, seppur con innumerevoli varianti, è ripetitivo: gira intorno al dolore e alla passione per l’amore rifiutato. Non potendo bastare alla donna la ripetizione di questo codice, ha elaborato qualcosa di diverso, idealizzando una figura maschile che non esiste nella realtà collettiva. Fra i temi più illuminanti emerge la poetica delle trobairitz provenzali, che oltre a comporre musica delineano l’icona dell’uomo perfetto da un punto di vista femminile e quindi inglobante le contraddizioni e le qualità complementari proprie della natura della donna.

L’idea dell’uomo perfetto non sa forse di “oggetto”?
Sì, ma solo in parte. Infatti la donna esige che nell’ essenza del maschile alberghino anche le contraddizioni, cosa che l’uomo invece non tollera nella donna, che vuole piatta, lineare, in una parola: prevedibile. Diversamente, la donna immagina un uomo che sia al tempo stesso guerriero e dolce amante, come lo fu Ettore a colloquio con Andromaca. Lei lo prega di non andare a combattere contro Achille perché sa che soccomberà, ma la reazione di lui non è dura, non è propria di un orgoglioso offeso nel valore virile, ma di un tenero marito e padre che deve sottostare a un dovere sociale imprescindibile. Un esempio di questo tipo di aspettativa femminile ci viene da una canzone anonima composta da una trovatrice nel Duecento, in cui una donna confida a un’amica di desiderare dal suo uomo cortesia e coraggio, orgoglio e amabilità. Il verso finale è emblematico: «se vuole che gli conceda mercé, che mi ascolti». In fondo cosa diciamo sempre noi psicoterapeuti? Ci vuole l’ascolto reciproco.

Lou Salomé con Paul Rée e Nietzsche

Lou Salomé con Paul Rée e Nietzsche

Perché è importante la figura di Lou Salomè?
Rainer Maria Rilke
scrisse di lei «fosti un amico come lo sono gli uomini». Lei rappresenta l’intellettuale non astratta. Si oppose con violenza al radicale scientismo di Freud, correggendo le sue diagnosi e corredandole di un istintivo, caldo buonsenso, proprio di una madre o di una nutrice. Ha avuto il coraggio di affrontare la realtà con categorie originali, con un pensiero che si avvale di una “teoria degli affetti” non preconfezionata ma sorgiva e individuale. È l’antesignana in una pluralità di settori della fioritura della creatività femminile che apre mondi mai fino ad allora esperiti.

Lo studio si chiude con Björk, in cui lei intravede un’estetica a venire…
Lei non è né oggetto né soggetto dell’opera, vive di vita propria in una direzione ultraterrena in cui tutti i tasselli tornano al loro posto: ad esempio l’amore è vissuto, descritto, idealizzato e infine scorporato dalle vicende umane. Esiste ma come fantasma di qualcosa di estremamente remoto. L’interesse per la cosmologia, per i silenzi siderali, per le voci nate da dimensioni senza confini fanno di lei una veggente. Il suo stile quasi prescinde dalle armonie tradizionali: supera la dodecafonia, supera l’urlo come espressione ancestrale e fa parlare le cose che acquistano improvvisamente voce propria: è la voce di Björk ma anche della sua eco. Come artista non incarna né l’estetica maschile, né quella femminile, ma il superamento di entrambe.

Bjork in un ritratto di JB Mondino 1993

Bjork in un ritratto di JB Mondino 1993

 

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