Cronache vichinghe, da Copenaghen con amore

Data: ottobre 8, 2015

In: COSTUME E SOCIETà, VIAGGI IN LIBERTà,

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di Monica Momy Manetti. Illustrazioni di Marco Milanesi-

Bozzetti da Copenaghen. Riflessioni e confronti fra la vita nella terra dei vichinghi e il patrio suol. Di un’italiana scissa fra due amori

Tutti questi sbarchi, difficoltà, morti, mi hanno lasciata muta a riflettere ed oggi ho versato lacrime ascoltando alla radio l’inviata dalla stazione di Budapest con le voci dei profughi in sottofondo, guardando la foto del bambino morto sulla spiaggia. Indignata per tutto ciò che non è stato fatto fino ad adesso, ma orgogliosa degli italiani che stanno aiutando rimboccandosi le maniche, senza paura. Paura dello straniero che alcuni politici stanno usando a loro piacimento per ottenere consensi. Ma io ho paura dello straniero? Non ho paura di un popolo che sta scappando dalla guerra, hanno ragione loro, non si può vivere in un paese distrutto dalla guerra pieno di pericoli e terrore, non so può. Non ho paura dello straniero, ne ho sposato uno e anche se è biondo con gli occhi azzurri, è sempre uno straniero che è nato, cresciuto e vive in un altro paese! Ed io quando sono in Vichinghia sono straniera, anzi, come dice il jazzista, sono esotica. Sono esotica! A tal punto che le compagne di scuola della piccola bionda vichinga vengono a casa e mi guardano a bocca aperta, perché? Perché parlo italiano, ho gli occhi scuri, i capelli scuri, la pelle di un colore diverso: sono del sud, quasi Africa, vengo dal caldo, dal sole, da un paese dove non nevica per tre mesi di seguito. Sono italiana, sono straniera.

Ed io che non mi sono mai sentita straniera nel mondo, mi stupisco del mio esotismo.
Le ali della libertà

Le ali della libertà

 

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