Carmen a Macerata: rosso desiderio con lupanare

-di Attilio Cantore-

Per il Macerata Opera Festival 2019 lo Sferisterio si veste di #rossodesiderio e nella serata inaugurale accoglie uno dei titoli più amati di sempre, la Carmen di Georges Bizet. Che farebbe subito Spagna caliente con tanto di truce corrida (almeno come quella di Manet). E invece no. Perché questa volta, seguendo una fiera rotta transfrontaliera, la drammaturgia viene deposta sul binario dell’alto stravolgimento teatrale che dalla assolata Andalusia arriva senza soste intermedie dritto alla Avenue George V della seducente e peccaminosa Ville Lumière. Il nuovo allestimento maceratese presenta infatti «una Carmen parigina» dove le brucianti passioni e gli ardenti contrasti si susseguono fra le mura di un folleggiante – ma fin troppo sguaiato! – cabaret, sul modello del Crazy Horse. E allora la Spagna non è più che un panorama sonoro d’evasione, «uno sfondo, un profumo, un’essenza che si sprigiona dalle pareti di un café-concert».

Secondo l’intuizione registica di Jacopo Spirei, il Crazy Horse assurgerebbe pertanto a mito funzionale e ambiente iconico volto a incarnare lo spirito primigenio del capolavoro di Bizet: quello irriverente dell’opéra-comique – dove canto e recitazione convivono in un susseguirsi spumeggiante di arie, dialoghi parlati e mélodrames. Ma l’esito è qui di assai dubbia qualità. D’altronde si sa, da sempre allestire Carmen è un problema mai del tutto risolto… In questo caso le idee di Spirei potrebbero al più funzionare nei primi due atti, trapuntati da un serie di memorabili numeri di teatro musicale (quasi fossero una revue à grand speciale), ma alla lunga naufragano in un vuoto cardinale e il tutto dimostra di essere non solo affetto da incompletude ma anche, tour à tour, decisamente stucchevole o noioso: rutilo shuffle mode di banalità. Non stupisce allora che il migliore atout registico costantemente messo in campo sia consistito in un abusato corollario pop di spogliarelli, lap dance e altre simili indelicatezze coreografate da Johnny Autin.


Certo, il testo di Carmen venne confezionato da due fra i massimi librettisti del teatro satirico parigino della seconda metà dell’Ottocento, Henri Meilhac e Ludovic Halévy (gli stessi autori delle operette offenbachiane Belle Hélène e Grande-Duchesse de Gérolstein), ma tali presupposti pseudo-filologici non possono aprioristicamente rendere onore a una reinvenzione drammaturgica, nebulosa e ricca di stridenti sbavature, che confonde un universo di affetti trascurati con le più bieche fadaises sentimentales.
Semmai la filologia sostiene le intenzioni del direttore musicale, che per l’occasione segue l’edizione critica di Robert Didion. Francesco Lanzillotta, alla guida dell’Orchestra Filarmonica Marchigiana, presenta al pubblico dello Sferisterio una “Carmen d’autore”, optando per i recitativi parlati (seppur con alcuni tagli), nel luminoso spirito dell’opéra-comique, e “restaurando” certi pezzi rarissimamente eseguiti e di grande interesse come l’esilarante scène et pantomime di Moralès – siparietto comico incastonato subito dopo il duetto con Micaëla all’inizio del primo atto – e il bel duetto (senza tagli) del duello à coups de navaja fra Don José ed Escamillo. Confermando la sua sensibilità artistica, Lanzillotta ha disegnato un’esecuzione analitica e attenta ai particolari, rendendo ragione all’eclettismo della magistrale partitura – musica «malvagia, raffinata, fantastica». Il Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini” preparato da Martino Faggiani dà complessivamente buona prova di sé.
Il cast, purtroppo, non vede brillare particolarmente le prime parti. Irene Roberts, forse frenata dalle spericolate coreografie che gli sono state soverchiamente affidate (ahi, les forces majeures!), porta in fondo lo spettacolo senza gradi slanci. La sua è una Carmencita che, al netto della performance, manca di autentica sensualità provocatoria: non è certo «voluttuosa e feroce insieme» come descritta nella novella di Mérimée. Voce di bel colore, facile ma non fermissima in acuto, Matthew Ryan Vickers costruisce un Don José un tantino impacciato – soprattutto nel feu de l’action – ma con fraseggio eloquente; il canto si muove morbido e la sua interpretazione è intensa. Esibizione a dir poco muscolare di David Bizic, nelle vesti di un torero Escamillo in versione rockstar idolatrata dal pubblico.
Con cognizione della musica e pratica della scena, la brava Valentina Mastrangelo ha proposto una Micaëla forse meno convincente di altri suoi ruoli precedenti – mantenendosi troppo riparata in una adamantina sfera di nitore mozartiano – ma dimostrando precisione tecnica ed equilibrio espressivo. Stefano Marchisio è stato poi davvero un ottimo Moralès, offrendo con ammirevole brillantezza e piglio istrionico tutto l’éventail des sentiments della non facile pantomime affidatagli per l’occasione. Tutte le altre parti fanno una plausibile figura. Il cast è completato da Tommaso Barea (Le Dancaïre), Saverio Pugliese (Le Remendado), Francesca Benitez (Frasquita), Adriana Di Paola (Mercédès), Gaetano Triscari (Zuniga).

Georges Bizet
CARMEN
Opéra-comique in quattro atti
Libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy
dalla novella omonima di Prosper Mérimée
Eidtore Proprietario: Schott, Mainz;
rappresentante per l’Italia: Casa Musicale Sonzogno di Piero Ostali, Milano

Francesco Lanzillotta direttore
Jacopo Spirei regia
Mauro Tinti scene e costumi
Johnny Autin coreografie
Giuseppe Di Iorio luci
Les Jeux du Marquis calzature e accessori

Matthew Ryan Vickers Don José
David Bizic Escamillo
Tommaso Barea Le Dancaïre
Saverio Pugliese Le Remendado
Stefano Marchisio Moralès
Gaetano Triscari Zuniga
Irene Roberts Carmen
Valentina Mastrangelo Micaëla
Francesca Benitez Frasquita
Adriana Di Paola Mercédès
Andrea Pistolesi Un Bohémien
Olga Salati Une Marchande d’oranges

Orchestra Filarmonica Marchigiana
Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini”
Martino Faggiani maestro del coro
Massimo Fiocchi Malaspina altro maestro del coro
Pueri Cantores “D. Zamberletti”
Gian Luca Paolucci maestro del coro di voci bianche
Banda “Salvadei” complesso di palcoscenico

Nuova produzione dell’Associazione Arena Sferisterio


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