Amiata Piano Festival, quindici anni di miracoli musicali

di Francesco Ermini Polacci

Maurizio Baglini foto di Davide Cerati

Silvia Chiesa foto di Davide Cerati

Il colpo d’occhio si sperde fra filari di viti e macchie di olivi, e quasi non s’accorge di quell’edificio dalla struttura semi cilindrica che dolcemente segue il profilo collinare. Siamo nell’alta Maremma, a Poggi del Sasso (comune di Cinigiano, in provincia di Grosseto), e l’edificio è il Forum Bertarelli: un auditorium, con capienza di 300 posti, concepito con particolare attenzione alla resa acustica. È stato costruito in soli 18 mesi (uno schiaffo alle lungaggini burocratiche della nostra Italia), e dal 2015 è la sede dell’Amiata Piano Festival: una rassegna concertistica di risonanza ormai internazionale ideata e diretta dal pianista Maurizio Baglini, nell’impresa fedelmente affiancato dalla compagna e violoncellista Silvia Chiesa, anche lei artista di successo. Il tutto realizzato grazie all’impegno economico della Fondazione Bertarelli dei fratelli Maria Iris Tipa Bertarelli e Claudio Tipa, imprenditori con lo spirito di moderni mecenati: perché consapevoli che destinare risorse economiche alla cultura sia un investimento, e non una spesa. E ora l’Amiata Piano Festival (www.amiatapianofestival.com) festeggia i suoi primi 15 anni di attività: 200 i concerti tenuti fino ad oggi, con artisti di primo piano assieme a programmi ben pensati, e un pubblico proveniente da ogni parte del mondo. «Spero sia il primo traguardo di tanti a venire, dice Maurizio Baglini. 15 anni non sono in fondo tantissimi, ma certo di strada ne abbiamo fatta se penso che abbiamo iniziato a tenere i primi concerti in un garage, poi in una cantina, e infine in un auditorium appositamente costruito e che è all’avanguardia. Certo, è un’impresa di grande soddisfazione ma faticosa: come direttore artistico, la mia preoccupazione principale è quella di mettere insieme proposte che abbiano un serio significato culturale. Troppo facile coinvolgere il nome di grande richiamo mediatico: se ci guardiamo intorno, spesso ci troviamo di fronte a programmazioni che sono l’una la fotocopia dell’altra. Le mie sono scelte artistiche controcorrente, e questo richiede determinazione e energia».

L’idea a Baglini venne quando, come pianista, partecipava al Lockenhaus Kammermusikfest, il festival austriaco organizzato dal noto violinista Gidon Kremer: a colpirlo fu la formula di ascoltare musica eseguita ad alti livelli ma in un clima di grande familiarità. Perché non riproporla in una Toscana meno nota di quella del Chianti o del Casentino, come appunto la Maremma? E l’idea piacque subito a Claudio Tipa, proprietario di un’importante azienda vinicola. Al Forum Bertarelli si ascoltano interpreti di livello e, durante l’intervallo, si degustano i vini della Cantina ColleMassari; dalla terrazza annessa si gode di un panorama di rara bellezza. «Unire la cultura musicale alla convivialità si è dimostrato essere un veicolo trainante per la valorizzazione del territorio», dice Baglini, «ma anche per coinvolgere i giovani, che magari fino a quel momento non avevano mai assistito a un concerto di musica classica». Ma è solo questo il segreto del successo? «No», risponde, «il segreto è costruire i programmi con i musicisti, condividere con loro l’idea di un progetto. Sono i contenuti a fare la differenza».

Silvia Chiesa e Maurizio Baglini foto di Davide Cerati

Il programma dell’Amiata Piano Festival (da giugno a settembre, ma con una breve propaggine nel periodo di Natale) si snoda lungo tre percorsi, ciascuno riferito a un fine settimana lungo, con appuntamenti (ore 19) che si susseguono dal giovedì alla domenica; i nomi delle serie dei concerti attingono alla mitologia, e sono Baccus, Euterpe, Dionisus. A Giugno si sono tenuti i primi appuntamenti del ciclo Baccus (in omaggio alla vocazione enologica del territorio). Inaugurazione con una serata dedicata ad un grande classico come Haydn: quattro dei suoi concerti con strumenti solisti che hanno visto esibirsi con successo lo stesso Baglini, Silvia Chiesa, il violinista Guido Rimonda e l’orchestra da lui fondata, la Camerata Ducale. «La musica di Haydn è uno scrigno di bellezza senza tempo, che dopo secoli continua a entusiasmare il pubblico: mi è sembrata la scelta migliore per festeggiare questi primi 15 anni del Festival», dice Baglini, «ma è stato anche un modo per ricordare l’importanza del mecenatismo nell’arte: come per Haydn fu vitale il supporto dei principi Esterházy, così l’Amiata Piano Festival ha potuto fare un fondamentale salto di qualità grazie al sostegno della Fondazione Bertarelli». Dal 25 al 28 Luglio è la volta dei concerti della serie Euterpe, stavolta in omaggio alla musa della musica. Il lungo week-end inizia con …Tra la carne e il cielo di Azio Corghi, pagina ispirata dall’amore di Pier Paolo Pasolini per la musica di Bach. La partitura (nata su commissione del Teatro Comunale Giuseppe Verdi di Pordenone, nel 2016) unisce la musica di uno dei massimi compositori del nostro tempo alla drammaturgia poetica di Maddalena Mazzocut-Mis: e sarà proprio lo stesso Azio Corghi a recitarne il testo, per la prima volta interprete di una propria composizione. L’esecuzione musicale sarà affidata a Silvia Chiesa, dedicataria del lavoro, accanto a Maurizio Baglini, al soprano Nika Gorič e alla Roma Tre Orchestra diretta da Massimiliano Caldi. A completare la serata, seguendo i fili di una serie di corrispondenze, anche il Concerto Brandeburghese n. 5 BWV 1050 e il Concerto per pianoforte n. 7 BWV 1058 di Bach, nonché una suite di colonne sonore scritte da Luis Bacalov, con Massimo Marcelli al flauto. Due capolavori fra i più amati sono al centro dell’appuntamento di Venerdì 26 Luglio: il Bolero di Ravel e la Rapsodia in blu di Gershwin, presentati in poco note trascrizioni che coinvolgono Baglini e Thierry Huillet, quattro mani al pianoforte, e la violinista Clara Cernat. Il concerto di Sabato 27 Luglio ribadisce la meritoria attenzione dell’Amiata Piano Festival alla musica del nostro tempo, aprendosi con una prima assoluta: Aria, per pianoforte e quartetto d’archi, di Silvia Colasanti, compositrice di spicco sulla scena contemporanea, reduce dal recente successo della sua opera Proserpine al Festival dei Due Mondi di Spoleto. Ne sono interpreti Sandro De Palma al pianoforte e il Quartetto Guadagnini, impegnati anche nel Quintetto di César Franck. Quest’intenso e variegato week-end musicale si conclude Domenica 28, con il duo Giampaolo Bandini-Cesare Chiacchieretta, chitarra e bandoneon, assieme a Silvia Chiesa per un’accattivante antologia di celebri pagine di Astor Piazzolla. Ma l’Amiata Piano Festival tornerà anche a fine Agosto, nella settimana da Giovedì 29 a Domenica 1 Settembre, con i concerti della serie Dionisus. E anche qui non c’è che l’imbarazzo della scelta, se una scelta proprio ci deve essere. Il concerto d’avvio s’intitola eloquentemente «Variazioni d’autore», e propone un interessante percorso che tocca Čajkovskij (le Variazioni su un tema rococò per violoncello, la Suite n. 4, su motivi di Mozart), Respighi (Adagio con variazioni) e Mozart (il Concerto per pianoforte n. 24 KV 491). Qui la cadenza solistica è quella scritta da Salvatore Sciarrino, altra figura di rilievo fra i compositori di oggi, e che oltretutto parteciperà alla serata. Della quale sono interpreti Silvia Chiesa e Maurizio Baglini con Marco Angius sul podio dell’Orchestra di Padova e del Veneto, una delle quattro orchestre che quest’anno hanno animato, per la prima volta, il calendario dell’Amiata Piano Festival («il repertorio sinfonico rappresenta la sintesi più appagante», dice Baglini). E fra gli appuntamenti di Dionisus, da segnalare è anche quello conclusivo, con protagonista un flautista di prima classe, e che in Italia si ascolta assai di rado, come Andrea Griminelli: «Un flauto ad Hollywood» il titolo del suo recital, dove risuoneranno brani celebri di Morricone, Rota e Sting.

 

Ma al Forum Bertarelli di Poggi del Sasso la musica è sempre di casa. Se l’auditorium non ospita i concerti dell’Amiata Piano Festival, diventa sala di registrazione per alcuni cd pubblicati dalla nota casa discografica Decca, che poi fanno da fedeli documenti di quell’attività. L’ultimo in ordine di uscita è uno slimbox di due cd che contengono i Concerti per 2, 3 e 4 pianoforti di Bach, un live del 2018: Maurizio Baglini, Gianluca Luisi, Marcello Mazzoni, Andrea Padova, Marco Scolastra sono i pianisti coinvolti bel colossale progetto, seduti alle tastiere di quattro gran coda Fazioli; assieme a loro, i Solisti Filarmonici Italiani guidati da Federico Guglielmo al violino. Interpretazioni dove a dominare è la pura gioia e il divertimento nel far musica assieme.

E nel futuro dell’Amiata Piano Festival cosa ci sarà? Chiedo a Maurizio Baglini. «Spero di poter allargare l’offerta anche con una proposta invernale più continuativa, perché penso che assistere a un concerto debba far parte della quotidianità della vita», risponde il maestro. «Guarderemo ancor di più al pubblico estero, ma senza escludere di coinvolgere maggiormente quello del territorio. L’importante è che l’Amiata Piano Festival continui a produrre cultura, ad essere un laboratorio di progetti originali».

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