Amarcord: Luca Carboni – Luca Carboni (1987)

– di Maurizio Melani –

 

Tra i cantautori italiani di seconda generazione è uno dei più longevi, avendo compiuto nel 2015 il 31° anno di attività. Il primo Lp (anno domini 1984) era dedicato a un mito del cinema: Dustin Hoffman. L’ultimo cd “Pop up” è invece uscito da un paio di mesi, anticipato dall’ottimo radiofonico singolo “Luca lo stesso” che da Ferragosto in poi ha scalato tutte le classifiche vincendo pure un Disco d’oro. A Luca Carboni con piacere dedichiamo l’Amarcord di questa settimana.

 

 

Difficile scegliere un album che sia rappresentativo di una carriera trentennale. Dopo attenta riflessione abbiamo optato per l’omonimo “Luca Carboni”, il terzo lavoro che ha consentito all’artista bolognese nel 1987 di raggiungere il grande pubblico vendendo 700.000 copie e piazzandosi al primo posto delle classifiche di vendita italiane.

 

Un disco senza dubbio più melodico rispetto all’esordio di “…Intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film” – lavoro che sorprendeva anche per gli ottimi arrangiamenti di chitarra elettrica – ma che s’inseriva perfettamente in quello che era il contesto musicale pop anni ’80: tastiere in primo (e spesso unico) piano, ritmi lenti, testi introspettivi, poetici, personali. Ricordiamo che entrambi i dischi citati furono supervisionati dal leader degli Stadio, Gaetano Curreri.

 

luca_carboni_-_luca_carboni_-_front

 

Non preoccupatevi però, cari amici dai gusti sopraffini. Il disco non è il classico mappazzone in stile Sanremese con tenere rime amore/cuore. Tutt’altro. Merito di musiche orecchiabili ma ben orchestrate e di testi introspettivi ma che non avevano paura di parlare al grande pubblico, in modo laico, leggero, poetico – in primo luogo a giovani e giovanissimi – anche di droga, sesso, religione, convivenza extramatrimoniale. Nacquero così vere e proprie perle evergreen come la mitica maglia del Bologna di “Silvia lo sai” (“Che Luca si buca ancora”), come la maionese da spalmare sul collo di “Vieni a vivere con me” (“Potremmo essere felici/Fare un mucchio di peccati”), come la preghiera quasi blasfema (ma esaudita) di “Caro Gesù” (“Fammi entrare nel business”). Senza dimenticare la coltellata nella schiena a Lucio Battisti in “Farfallina” (“Un fiore in bocca può servire/Non ci giurerei”).

 

Nel ricordarvi di visitare il sito ufficiale di Luca Carboni per tutte le date del new tour, ci congediamo postando l’amaro video di “Silvia lo sai” e invitando – soprattutto i più giovani – ad ascoltare bene il testo. Chi ha vissuto gli anni ’70 e ’80 sa bene cosa fosse l’eroina e quanto fosse diffusa l’arte di “bucarsi”. Questa fu la prima canzone che non parlava di droga (magari esaltandola, come nella miglior tradizione rock) ma della persona: raccontandone il disagio prima, durante e dopo la schiavitù.

 

 

 

 

 

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