A Bolzano Radames e Lohengrin, angeli e demoni del secolo scorso

di Rino Alessi (Bolzano, 18 gennaio 2020)

Radames dell’ungherese Péter Eötvös e Lohengrin di Salvatore Sciarrino hanno inaugurato la quinta Stagione d’Opera della Fondazione Haydn di Bolzano e Trento: due opere brevi della fine del secolo scorso che uniscono dramma e satira, riferendosi ad altrettanti capisaldi della letteratura operistica nel nome della celebre rivalità tra Verdi e Wagner e tenendo fede al titolo Angel or Demon che il Direttore Artistico Matthias Lošek ha voluto dare al nuovo cartellone, a simboleggiare la dualità di personalità e sentimenti che coabitano sia nell’opera sia nella vita.

Il dittico unisce dramma e satira, e accosta due brevi lavori cameristici scritti da due compositori tra i più rilevanti del panorama musicale di oggi ma nel frattempo male invecchiate. Entrambe reinterpretano i soggetti di altrettanti pilastri del repertorio lirico tradizionale e sono contraddistinte dalla presenza in scena di un solo protagonista. Tutte e due sono coprodotte con il Theater Orchester Biel Solothurn.

Radames Foto di Jacopo Coen

Radames, la più godibile fra le due e sotto certi aspetti di grande attualità, fu rappresentata per la prima volta nel 1976 e ora è andata in scena a Bolzano in prima italiana. Racconta le prove di un’Aida di Verdi in un teatro d’opera che versa in situazione di difficoltà economiche: poiché quasi l’intero gruppo di lavoro è stato licenziato, la produzione ha solo un cantante, un controtenore che deve interpretare sia la parte di Radames sia quella di Aida. Questo comporta tutta una serie d’imprevisti anche perché a dirigerlo sono ben tre registi: per loro i soldi ci sono.

L’esito è catastrofico. Singole scene si alternano senza senso e alla fine il cantante, sottoposto alle pressioni dei registi, collassa. Radames è un’opera bizzarra e comica, che deve essere letta come una critica al mondo stesso del teatro. Con Radames Eötvös porta, infatti, in scena una parodia della pratica esecutiva operistica e una caricatura in chiave satirico-assurda del teatro contemporaneo e della cultura in generale, costretti a tagli e misure di risparmio.

Radames Foto di Jacopo Coen

Dal punto di vista musicale contrappone i suoni atonali del piccolo Ensemble orchestrale allo Sprechgesang dei tre registi, Celine Steudler, Konstantin Nazlamov e Javid Samadov, alle arie melodiche del controtenore, bravissimo il polacco Rafał Tomkiewicz che interpreta esclusivamente passaggi tratti dall’Aida.

Andato in scena per la prima volta nel 1984 a Catanzaro con il sottotitolo Azione invisibile per solista, strumenti e voci, Lohengrin di Salvatore Sciarrino è un dramma psicologico che si basa sul racconto Moralités légendaires del simbolista Jules Laforgue (1887). In scena un solo personaggio Elsa, una vergine accusata ingiustamente di essere impura. Elsa canta e si lascia andare sempre più alla follia, tra visioni infantili, paura e crescente erotismo. Tutto ciò che si vede sul palcoscenico avviene nella sua mente: poco a poco Elsa va alla deriva, verso un mondo folle e stravagante che la aiuta a sfuggire alle circostanze reali dell’internamento in un sanatorio. In un alternarsi fra canto e recitazione Celine Steudler, che avevamo lasciato nel personaggio della stravagante regista d’opera in Radames, si appropria delle note acutissime che Sciarrino le affida per creare un’atmosfera surreale, da sogno, in cui Elsa parla, sussurra, canta e recita esprimendo la sua disperazione e la sua follia. E Lohengrin, proprio come Aida in Radames, è il grande assente nell’opera.

Lohengrin Foto di Massimo Franceschini

A parte le prove egregie dei due protagonisti, il dittico bolzanino aveva poco da offrire al pubblico che era sistemato sul palcoscenico dello Stadttheater in una tribunetta formata da sedili di rara scomodità posti di fronte alla scena. La regia di Bruno Berger-Gorski ha contribuito a rendere accettabile la proposta e si avvaleva della scenografia e dei costumi di Dirk Hofacker e delle luci di Samuele D’Amico.

A dirigere l’Orchestra Haydn era invece Yannis Pouspourikas. Musicalmente l’esecuzione è stata ineccepibile. Al termine dei poco più di centodieci minuti di spettacolo gli applausi non sono mancati.

Foto per gentile concessione di Jacopo Coen e Massimo Franceschini

Foto di copertina: Lohengrin, di Massimo Franceschini

 

Facebooktwittergoogle_pluslinkedinFacebooktwittergoogle_pluslinkedin