A Beautiful Mind: intervista a Carla Bley

di Massimo Giuseppe Bianchi– INTERVISTA ESCLUSIVA

Nel segno di Proteo, una delle più grandi stiliste del jazz contemporaneo si racconta .In attesa del suo concerto per il Valdarno Jazz Festival l’11 luglio  Carla Bley ha conversato con Massimo Giuseppe Bianchi di musica, del suo ultimo CD con Andy Shepard e Steve Swallow “Andando el Tiempo” (ECM), ma anche del suo stile, della musica classica: perfino dei tempi calamitosi che stiamo vivendo. Sempre con la saggezza serena di chi sa mantenere un proprio saldo punto di vista sulle cose. 

Carla Bley Trio (photo- by Bill Strode)

Carla Bley Trio (photo- by Bill Strode)

Nella sua musica sono percepibili molti richiami alla tradizione concertistica classica e contemporanea. Come si è evoluto il suo rapporto con la musica di matrice europea?

Sin dalla più tenera età, la musica europea è stata un’influenza ineludibile nella mia vita musicale. Ben prima che scoprissi il jazz i miei genitori, entrambi musicisti e insegnanti, mi avvicinarono allo studio del pianoforte e venni così a contatto con quella cosa chiamata “musica classica”. Tale parola, naturalmente, era riferita alla musica europea. Ricordo che mio padre nutriva una passione vivissima nei confronti di alcuni compositori russi, in particolare Rachmaninoff e Tchaikovsky. L’interesse per la musica europea rimane tuttora in me molto vivo. Ironicamente, però, il mio compositore “europeo” favorito è un americano, Charles Wuorinen.

Tra i tanti compositori del ‘900 che si sono rivolti al jazz, sia pure marginalmente, ricordiamo Erich Wolfgang Korngold, Kurt Weill e Igor Stravinsky. E’ talora possibile, a mio avviso, ritrovare tracce di questi autori anche nei suoi temi e nelle sue composizioni. Sono effettivamente tra quelli che lhanno  influenzata? 

Considero la Sinfonia di Salmi di Igor Stravinsky tra gli esiti più alti di tutta la musica e sento periodicamente il bisogno di riascoltarla, rimanendo ogni volta sbalordita. Quanto a Kurt Weill, agli inizi della mia carriera molti critici effettivamente rilevarono nella mia musica la sua influenza; peccato soltanto che… ancora non lo conoscessi! Successivamente l’ho effettivamente ascoltato, ed apprezzato, ma qualsiasi influenza egli abbia avuto su di me, ciò è avvenuto prima che l’ascoltassi.. Non ho familiarità con lopera di Korngold, però nella mia infanzia ero solita cercare rifugio nel cinema: posso immaginare che non di rado la musica di quei film fosse sua.

Veniamo al jazz. Sono moltissimi i solisti, non soltanto pianisti, che hanno interpretato, e interpretano suoi temi. Chi ritiene si sia avvicinato maggiormente allo spirito più intimo della sua musica?

Per lungo tempo ho suonato o diretto personalmente la mia musica e queste esecuzioni, per quanto non immuni da imperfezioni, permangono nella mia memoria come quelle definitive”. Tuttavia una buona esecuzione della musica che ho scritto da parte di qualcun altro, e ce ne sono parecchie, mi giunge sempre come una rivelazione, può svelare aspetti del mio proprio lavoro dei quali io stessa ero inconsapevole. Mi piace ricordare qui almeno una recente registrazione francese, Over the hills realizzata dall’ imuZZic grande(s) ensemble. Si tratta di una re-invenzione di Escalator over the hill, che immette nuova vita nella musica che scrissi negli anni sessanta.

Lei è un’artista estremamente versatile, passando dal free jazz  alle collaborazioni con Don Cherry e Charlie Haden fino alle big band più strutturate come la Jazz Composers’ Orchestra. Come riesce a preservare il suo stile, che è molto libero, in contesti tanto complessi e organizzati?

Non mi sono mai sentita particolarmente oppressa dal problema della libertà’ sotto questo aspetto. Quando scrivo, seduta alla mia scrivania, mi sento gloriosamente libera di immaginare qualsiasi musica mi piaccia, senza alcuna limitazione che sia dettata vuoi dalle dimensioni, vuoi dall’organico dellensemble per cui sto scrivendo. Poi naturalmente viene il momento delle prove e dell’esecuzione, e la sfida vera è lavorare con le forze disponibili, saper ottenere il meglio dai musicisti e dalle condizioni di cui posso disporre al momento.

Bley Swallow Sheppard

Bley Swallow Sheppard

Il suo stile pianistico è molto originale, sobrio… può citare un pianista della tradizione che le sia particolarmente caro, e magari l’abbia influenzata dal punto di vista dell’ approccio allo strumento?

Ne potrei nominare diversi! Sono un po’ riluttante a farlo, poiché la lista cambia sempre e finirei giocoforza col dimenticare alcuni nomi importanti… Ma posso citare Count Basie e Ahmad Jamal. Lo stile pianistico di Basie è stato sempre messo in ombra dalla forza della sua big band, ma credo che sia degno di maggiore considerazione come pianista.


Sono note le sue collaborazioni con importanti artisti provenienti dal mondo del rock, come Nick Mason e Robert Wyatt. Ritiene che questo linguaggio oggigiorno possa essere ancora vitale?

Non saprei. I miei contatti con quel mondo si sono rapidamente assottigliati. Però, di quando in quando, ascolto qualcosa che mi porta a credere che ci sia ancora vita nella musica popolare.

Il jazz può ancora, oggi, essere una musica pericolosa, in grado di veicolare istanze sociali, proteste, ideali, e parlare alle coscienze delle giovani generazioni?

Penso che qualsiasi forma darte possa essere pericolosa nelle mani di una persona pericolosa. Quindi…attenti!

 

Lei ha una carriera internazionale che la porta a girare moltissimo. Come vede il mondo oggi, in una congiuntura storica per certi versi angosciosa e carica di tensioni a livello globale?

I miei viaggi hanno luogo principalmente all’ interno dellEuropa. Pertanto, la prospettiva da cui inquadro il mondo è la medesima vostra. Vedo pericoli e molte difficoltà ovunque, ma la storia mi induce comunque a preservare un poco di speranza per il futuro.

Ci vuole dire due parole sul suo nuovo lavoro per ECM, “Andando El Tiempo”, realizzato con Andy Sheppard e Steve Swallow? A me è parso di una bellezza essenziale, quasi classica, improntato a un lirismo sorridente e malinconico insieme.

Ho suonato con, e scritto per questo trio lungo gli ultimi venticinque anni. La musica che potete ascoltare su Andando El Tiempo” è tutta nuova e riflette ed esprime la nostra storia condivisa. Credo sia importante saper seguire un particolare filo musicale per anni e credere nel trascorrere del tempo, che saprà aggiungere valore alla musica che scaturirà da questa avventuraGiusto un mese fa ho soggiornato due settimane ad Amburgo dove ho registrato La leçon française”, un Oratorio della durata di unora per big band e coro di bambini. La mia speranza è che possa diventare il mio prossimo album per ECM.

 

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