Sylvie dopo Guillem. Vivere secondo Natura

DA LEGGERE E RILEGGERE: L’INTERVISTA ESCLUSIVA A UN’ICONA DELLA DANZA CONTEMPORANEA E IL SUO ADDIO ALLE SCENE. CON UNA LEZIONE PER TUTTI NOI E MOLTE FOTO ESCLUSIVE

INTERVISTA ESCLUSIVA A SYLVIE GUILLEM

- di Silvia Poletti-

Il 31 dicembre 2015 a Tokyo farà il suo ultimo inchino; poi per Sylvie Guillem la vita prenderà un nuovo corso, nuovi ritmi, nuovi tempi. Più naturali, soprattutto. E la parola non è detta a caso. Perché per questa straordinaria artista, che ha letteralmente rivoluzionato il modo di essere danzatrice, oggi, sarà proprio il rapporto, la difesa, e la battaglia per la natura ciò che cadenzerà sempre di più le sue giornate.

Sylvie Guillem. foto Gilles Tapie

Sylvie Guillem. foto Gilles Tapie

Da alcuni anni del resto in occasione dei suoi spettacoli – come l’ultimo Life in progress che ha attraversato anche l’Italia – appaiono nei foyer dei teatri che la ospitano postazioni dell’associazione Sea Shepherd che Sylvie sostiene attivamente ( e al fondatore di Sea Shepherd Paul Watson ha pubblicamente dedicato, tra l’altro, il Leone d’Oro alla Carriera ottenuto nel 2012 alla Biennale di Venezia). Ma è ovvio pensare che d’ora in avanti il suo impegno per la causa ambientale aumenterà, con quel medesimo atteggiamento etico e quella visione rigorosa e insieme appassionata della vita che ha caratterizzato anche la sua arte. Di questo suo impegno, delle sue motivazioni abbiamo parlato a lungo con lei. “ Non ho nessuna velleità di dire agli altri cosa fare. Voglio solo dire che si può, si deve aprire gli occhi dinanzi a quello che sta avvenendo intorno a noi e fare la nostra parte. Il mio ‘declic’ è arrivato tardi, purtroppo!, quattro,cinque anni fa. Però è stata la molla che mi ha spinto a fare dei cambiamenti.”

Qual è stato il ‘declic’ che l’ha portata a decidersi?
Ho sempre amato la natura, e già avevo iniziato a seguire le problematiche legate alla dispersione dell’acqua. Forse non è ancora chiaro, ma gli studi hanno rilevato che nel 2050 ci sarà scarsità di acqua. Il 2050 è domani! Poi un giorno, in televisione, ho visto un reportage su Paul Watson e i suoi volontari che lottano per la causa ecologista. Da lì è partito tutto. Mi sono precipitata su internet, ho letto tutto ciò che facevano. Mi sono fatta un’idea della loro missione.

Per le loro modalità di lotta sono considerati addirittura dei ‘combattenti’…
Bah, la loro reputazione di ecoterroristi è stata alimentata dagli americani.Invece la loro azione è quella di cercare di frenare questa corsa alla distruzione, cercando anche di salvaguardare la vita delle balene. Sembrano argomenti distanti dalla nostra vita quotidiana, a chi può interessare la vita di una balena? E invece bisogna capire che esse fanno parte di un ecosistema perfetto, se lo interrompi provochi un danno irreversibile.Quando ho visto questo, sono rimasta sconvolta e ho sentito il bisogno di capire chi fosse quest’uomo e i volontari che lo seguono.

Sylvie Guillem su una imbarcazione dell'associazione Seasheperd

Sylvie Guillem su una imbarcazione dell’associazione Sea Shepherd ( foto G.Tapie)

Ho scoperto tra le prime cose che chi va in nave è vegetariano. Mi sono detta: questo ha un senso. Loro sono qui per salvare animali e proteggere la natura e mi hanno fatto capire anche un’altra cosa: l’essere umano non è al centro dell’universo. Tutto è funzionale alla nostra vita: questo non va lo togliamo, questo disturba lo distruggiamo….dobbiamo mangiare carne bianca e allora si fanno smisurati allevamenti di polli, inventiamo torture. Ogni secondo uccidiamo 3000 animali per le nostre ricerche scientifiche e industriali, per necessità alimentari. Nel 2045/50 non ci sarà più pesce. Siamo riusciti a svuotare il mare per trovare al supermercato un pesce che non è più pesce. Pescano dal mare per alimentare pesci d’allevamento che sono pieni di antibiotici, che fanno male alla natura e anche a noi. Una follia! Se muore il mare moriamo tutti. Ho visto questo e allora ho detto, cosa posso fare? Diventare prima di tutto vegetariana- vegana. In un mese avevo cambiato regime alimentare.

Ha parlato con un nutrizionista o ha fatto da sola?
Ho provato da sola. Innanzi tutto la prima cosa è stata vincere l’abitudine di aprire il frigo e prendere, come facciamo tutti per comodità, un po’ di prosciutto e formaggio. E’ stato un po’ difficile, ma mi è capitato di essere in Libano dove ci sono piccoli ristoranti vegetariani buonissimi! Così quando sono andata a casa ho comprato un libro di cucina libanese, e poi un libro di cucina giapponese e così via. Mi diverto perché il cibo che mangio è sano e ha gusto. Il problema è che non abbiamo più tempo.

Per Seasheperd. Secondo da destra il danzatore Massimo Murru, partner prediletto di Sylvie

Per Seasheperd. Secondo da destra il danzatore Massimo Murru, partner prediletto di Sylvie

Non si è limitata a cambiare alimentazione, però. Si è fatta ‘testimonial’ di Sea Shepherd…
Da subito mi sono detta che, avendo la possibilità di avere un pubblico che mi seguiva, allestire degli stand nei teatri poteva essere l’occasione migliore per offrire visibilità all’associazione. Ho contattato allora la responsabile dell’associazione in Francia e mi sono proposta. Non è comunque così facile. Alcuni teatri hanno paura, dicono che non è corretto politicamente. In Italia non ho avuto problemi. La prima volta a Sydney invece sì; dipende ovviamente dai direttori.

E in Giappone? Lei è letteralmente idolatrata là, ma immagino che certi argomenti non siano comunque bene accetti…
Naturalmente sanno della mia battaglia ecologista, ne parlo in ogni intervista Anche quando ho ricevuto pochi mesi fa il Premio Imperiale ho parlato delle mie scelte. Ma non vado alla provocazione perché so che ci sono problemi con Sea Shepherd. Penso che dobbiamo trovare un modo di toccare le coscienze senza suscitare reazioni dure. Anche in Giappone, del resto, c’è tanta gente già concorde nell’abolizione della caccia alla balena o al tonno.

Alla cerimonia di premiazione ho espresso le mie preoccupazioni, ho affermato che il tempo è poco e bisogna fare tutti qualcosa per salvare il pianeta. Poteva essere preso per una battuta, ma non lo è. Quello che dico è che voglio salvare il pianeta, ma non da sola. Dobbiamo farlo tutti insieme, senza aspettare le scelte della politica.

A proposito, se non ricordo male, la scorsa estate in occasione dei suoi spettacoli in Provenza ha invitato a partecipare ad una manifestazione ecologista contro il Parco Acquatico Marineland ad Antibes…
Non solo, io ero lì, con i manifestanti. Ma come mi è successo a Londra davanti all’ambasciata di Danimarca per manifestare contro la caccia ai cetacei delle isole Faer Oer .

Dove c’è la voce della gente che vuole farsi sentire contro decisioni politiche ed economiche assurde, io vado. Credo nella forza delle idee. Uno dopo l’altro: se arriviamo a essere tanti riusciremo forse a farci ascoltare.

A Londra davanti all' ambasciata danese. foto G.Tapie

A Londra davanti all’ ambasciata danese. foto G.Tapie

A Parigi, per esempio, hanno fatto una manifestazione contro la multinazionale Monsanto. Io non potevo andare perché ero altrove per spettacoli. C’erano solo seicento persone. Sono poche,ancora. Si deve far sapere di più le modalità di multinazionali come Monsanto, che stanno distruggendo il pianeta. Sono realtà superprotette ma noi come individui abbiamo un’arma. Possiamo boicottare. Guardando su internet tutto ciò che produce Monsanto, per esempio, che abbraccia una gamma smisurata di prodotti, dal the ai cosmetici. Si fa prima a fare la lista di cosa non produce. Pensiamo agli effetti della sua politica in India: ha distrutto le culture e ha portato in rovina oltre 200.000 agricoltori…

E queste notizie di controinformazione come riesce a procurarsele?
Libri, internet, associazioni. La gente coraggiosa che fa delle cose c’è.

C’è però il rischio che le notizie siano gonfiate o non veritiere…
Ma io vado a vedere quello che fanno queste associazioni. Molte prendono dei rischi seri. Allora seguo le iniziative che fanno.

Per esempio l’associazione francese Kokopelli si batte per il diritto di usare dei semi ‘naturali’ senza modificazioni biochimiche. Dopo la seconda guerra mondiale in Francia è stato fatto un cartello sulla vendita delle sementi: prima della guerra c’erano più di 1000 rivenditori, dopo la guerra 5. Hanno ‘ammazzato’ tutti i piccoli commercianti. Una decisione politica. Kokopelli dice no, la natura è di tutti. I semi sono fertili e vanno protetti e diffusi.

Sylvie Guillem in India foto G.Tapie

Sylvie Guillem in Africa
foto G.Tapie

Sono considerati dei ‘fuorilegge’ e sono sempre in mezzo a delle cause, ma vanno avanti. Con i ricavi delle loro attività mandano in India e in Africa semi gratuiti per dare agli agricoltori la possibilità di ripartire.In questa associazione puoi essere anche tu ‘ padrino’ di qualche progetto. I semi che produrrò dal lavoro dell’orto nella mia nuova fattoria italiana,li manderò anche io per aiutare nuovi raccolti.”

Diceva del suo amore per la natura. Ho visto delle sue foto nella casa londinese, dove i dettagli erano tutti su fiori e piante
A Londra per la prima volta ho avuto una casa con un piccolo giardino e allora, dopo le prove, correvo a casa perché avevo il bisogno di dedicarmi alle piante, stare in mezzo a loro.Ho imparato tanto dalla natura. Per esempio il modo di considerare il tempo in maniera differente. Ancora una volta noi uomini siamo completamente staccati dalla natura. Noi vogliano tutto subito, e facendo così distruggiamo il futuro. Avendo un giardino ho capito che la natura ha i suoi tempi e se la lasciamo tranquilla ci ripaga e dà i suoi doni

Ma lei come donna e come artista si è presa i suoi tempi?
All’inizio no: secondo la solita legge del tutto e subito. La natura mi ha riportato indietro: mi ha insegnato ad aspettare; anche se voglio vedere adesso le mie peonie, se non sono pronte non potrò vederle. C’è tanto da imparare. E poi mi ha illuminato la scoperta di Masanobu Fukuoka, l’inventore del natural farming. Lui era un biologo preposto ai controlli della salute delle piante. Un giorno ha avuto una rivelazione sulla forza della natura. E’ tornato nella fattoria dei suoi genitori e si è posto la domanda: cosa non devo fare per lasciare fare alla natura? Alla fine è riuscito a far crescere e capire cosa fare per coltivare riso senza acqua

Sylvie Guillem in visita a Sea Shepherd foto Gilles Tapie

Sylvie Guillem in visita a Sea Shepherd foto Gilles Tapie

La vedo così motivata, battagliera. se le chiedessero di esporsi a livello politico le potrebbe interessare?
No, no. Non mi fido dei politici. A loro interessa solo conservare il potere. Se avessero voluto fare delle cose le avrebbero già fatte. I politici hanno una visione molto corta. Tutto è stravolto. In Francia c’era una facoltà universitaria per studiare l’ecologia della terra.

Sylvie Guillem durante una manifestazione ambientalista ad Antibes, estate 2015

Sylvie Guillem durante una manifestazione ambientalista ad Antibes, estate 2015

E’ stata rimpiazzata da discipline fitosanitarie. Studiano che tipo di prodotto creare per sfruttare di più il terreno.Mentre ci sono scienziati che hanno dimostrato un approccio diverso, uno sguardo alla vita della terra. La conoscenza c’è. Pensi a gente come Vandana Shiva, che fa un lavoro incredibile. La tecnica ‘sull’azoto’ inventata da Fukuoka. Le soluzioni ci sono, non costano niente.

C’è qualche personaggio che la ispira?
Ci sono tanti che lo fanno. In America star come Di Caprio, Sheen, Jolie. Ma quello che mi interessa sottolineare è che questa cosa può toccare tutti, indistintamente Quando ho aperto gli occhi, ero a casa, da sola, davanti alla tv. Una donna con la sua vita, non la ballerina Sylvie Guillem Ho visto  e ho detto: non voglio far parte di questo massacro. E’ un suicidio. Non è la paura che mi spinge a farlo, ma il senso etico: com’è possibile che un essere umano faccia queste cose?

La moralità è stata sempre una sua caratteristica dell’essere Sylvie Guillem, anche come artista. Un codice interiore.
Sì, ho sempre lottato per ciò che mi sembra giusto. L’ingiustizia mi rattrista e insieme mi fa impazzire.

Le persone che combattono per un’idea fanno più fatica degli altri. Del resto anche nella sua carriera lei ha lottato. E quello che lei è ha fatto ha cambiato il modo di vedere la danza
Se ho cambiato qualcosa…non mi sembra che abbia influenzato le persone. O almeno le ha influenzate nel modo sbagliato. Per me non si trattava di mettere la gamba all’orecchio: non era questo. Spero che si sia capito Ho fatto ciò che ho pensato giusto. Con rispetto, perché ciò che ho fatto l’ho amato tantissimo, e mi ritengo fortunata di aver fatto ciò che si desidera veramente fare.Nel mio caso, la danza è venuta da me; ma io ho deciso di seguirla, ascoltando anche le mie necessità interiori. Purtroppo tutto ciò che mi disturbava nella danza c’è ancora. Oggi si pensa che tutto quanto abbia un valore, che tutto abbia un interesse. I social media hanno contribuito molto a omologare tutto verso il basso. Ma gli artisti dovrebbero concentrarsi su aspetti molto più profondi che comunicare quello che bevono agli aperitivi o altro, come spesso si vede. Vedo ancora molta superficialità in tanti artisti che sembrano non sapere che hanno la fortuna di essere in un posto speciale dove c’è da dare il cuore e c’è da coinvolgere la mente, un posto che ti può cambiare. Ho visto spettacoli di teatro, mai di danza purtroppo, che l’hanno fatto: ricordo un magnifico spettacolo di Kabuki…

Sylvie Guillem con Maurice Béjart. foto Gilles Tapie

Sylvie Guillem con Maurice Béjart. foto Gilles Tapie

Ma perché dice che non le è mai successo con la danza? Lei, che è stata la musa di Béjart, di Forsythe, di Mats Ek… Pensa che manchi il genio ora?
Beh il talento e il genio sono rari. L’ultima coreografa che mi ha comunicato qualcosa è stata Crystal Pite: ah finalmente c’è qualcosa che arriva! Una sostanza, una profondità… Non commerciale, né pseudointellettuale – che diciamolo ormai è abbastanza insopportabile! Quando l’ho vista ho detto: è intelligente, emozionante, prende e porta via. Crea un mondo.

Se domani le offrissero una direzione, magari di un festival?
Anni fa Alastair Spalding mi chiese di fare da consulente artistico al Sadlers’ Wells e ho rifiutato perché  il mio gusto è così selettivo che non sono capace, come deve un direttore di teatro come lui,  di fare business anche se di qualità. Non sono capace perché quello che non ha valore per me non posso proporlo. E’ il motivo per cui sono andata via da Parigi: non volevo perdere tempo a fare cose che mi sembravano inutili, non interessanti. Lei mi parla di festival. Se si tratta di presentare cose brutte, ne posso fare uno tutti i giorni.Ma un festival di qualità, è difficilissimo.

Quindi…
Quindi vediamo. Si parla anche del dovere di ‘trasmissione’, di passare la propria esperienza, che tanti vogliono sapere. Quelli che vogliono sapere sanno che sono qui. Non mi sono mai riguardata dal dare un consiglio o un’opinione, mai. Ma ho visto anche spesso che la gente non gradisce suggerimenti non richiesti. E allora io sono qui. Se volete, sono qui.

Si ringrazia Sylvie Guillem e Gilles Tapie per le foto dell’articolo

Sylvie Guillem con William Forsythe

Sylvie Guillem con William Forsythe

 

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