Puccini e il suo epistolario, parla la curatrice Biagi Ravenni

-di Gianmarco Caselli –

In nove volumi verrà pubblicato per i tipi di Olschki Firenze l’Epistolario, di Giacomo Puccini. Ma non solo. Oltre a tutta la corrispondenza, il piano editoriale prevede  3 volumi di aggiornamenti, 5 volumi di Mises en scène e 21 volumi di Opere. LEGGI IL ‘SOR’ GIACOMO PUCCINI QUESTO SCONOSCIUTO

È l’Edizione Nazionale Giacomo Puccini, destinata a regalarci uno sguardo completo su uno dei compositori più importanti della nostra storia. Recentemente è stato pubblicato il primo volume, che comprende le lettere dal 1877 al 1896. Gabriella Biagi Ravenni, curatrice del progetto con Dieter Schikling, ne parla con noi.

 

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Abbiamo intervistato Gabriella Biagi Ravenni.

Questo grande risultato è frutto di una ricerca di anni. Come è stato recuperato tutto il materiale?

Con grande pazienza e perseveranza, seguendo piste e indizi, visitando biblioteche e archivi pubblici: le lettere del I volume provengono da 41 istituzioni – in Italia, USA, Francia, Austria, Svizzera, Francia, Gran Bretagna, Germania – da archivi privati e tenendo sott’occhio quello che gira sul mercato antiquario

Può fare una stima di quanti anni è durato questo lavoro?

Si parte da molto lontano: nel 1989 Dieter Schickling cominciò a fare schede delle lettere che conosceva, un database di carta, poi dal 1996 con la fondazione del Centro studi Giacomo Puccini parte il Progetto epistolario con un gruppo di lavoro, infine dal 2007, con l’istituzione dell’Edizione Nazionale delle Opere di Giacomo Puccini, ci siamo concentrati sul primo volume.

Cosa ha di diverso questa edizione rispetto a quelle precedenti?

Criteri editoriali aggiornati, nessuna omissione o censura, controllo sugli autografi, apparati.

Nel ritrovamento delle lettere sono emersi elementi che hanno gettato una nuova luce su Puccini e altri che hanno costituito vere e proprie sorprese. Quali pensi siano stati i più rilevanti?

I rapporti familiari grazie a molte lettere nuove possono essere definiti sotto una luce nuova: i rapporti con le sorelle Tomaide e Nitteti, che prima sembravano meno intensi, erano stretti e profondi come quello con Ramelde. Anche la figura del fratello Michele emerge in modo più preciso: fonte di preoccupazione e di arrabbiature finché sta in Italia, quando emigra in Sud America diventa destinatario di lettere lunghissime, piene di attenzione e di affettuosità, sia pure nelle forme scanzonate tipiche di Puccini.

Quanto al Puccini compositore, emergono con più evidenza alcuni aspetti, come i rapporti con i librettisti (abbiamo due lettere nuove a Domenico Oliva), la meticolosità nel lavoro, l’attenzione a ciò che scrivevano i critici, la cura maniacale degli allestimenti che seguiva personalmente.

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Puccini è un po’ come una rockstar: per quanto già in questo primo volume dell’epistolario raggiunga il successo, rimane inquieto, sempre alla ricerca di soddisfazioni ulteriori nella vita e di nuove ricerche nella propria musica.

Come tutti gli artisti si propone sempre nuovi traguardi: non può stare senza comporre e anche nella vita direi che, nella sostanza, non è inquieto. Ha sempre un fondo di tristezza, che è frutto inevitabile di grande sensibilità.

Sappiamo che Puccini fino a non troppi anni fa, è stato, fra virgolette, considerato troppo commerciale, troppo popolare, come se piacere al pubblico fosse una colpa: eppure, allo stesso tempo, le sue musiche venivano eseguite ovunque nel mondo. Come si spiega questo fenomeno schizofrenico?

In estrema sintesi: l’atteggiamento snobistico di molti intellettuali, e di tanti musicisti, che ha le sue radici nell’avversione verso l’opera, che nel corso dell’Ottocento, soprattutto ma non solo, avrebbe oscurato la vera tradizione della musica italiana, quella strumentale. Anche Verdi ha avuto bisogno di una ‘renaissance’. E poi il successo di pubblico ha provocato una quantità enorme di imitazioni, spesso cattive, e questo si è proiettato sulla sua musica.

 Intervista a Biagi Ravenni e Dieter Schikling su Radio3 Suite

SCHEDA TECNICA

 “Premio Illica per la musicologia” a Gabriella Biagi Ravenni e Dieter Schikling, curatori dell’Epistolario di Giacomo Puccini edito da Olschki. Un lavoro, quello dei due musicologi, durato anni e portato avanti insieme a uno staff di musicologi internazionale coordinato dalla Biagi Ravenni (docente all’Università di Pisa), e composto da Giulio Battelli (Istituto musicale «Luigi Boccherini», Lucca), Michele Girardi (Università di Pavia), Arthur Groos (Cornell University), Jürgen Maehder (Freie Universität Berlin), Peter Ross (Bern) e Dieter Schickling (Stuttgart); come segreteria di redazione fanno parte anche Simonetta Bigongiari, Jessica Profeti, Aldo Simeone e chi scrive questo articolo. Uno staff invidiabile gravitante attorno al Centro studi Giacomo Puccini di Lucca di cui Biagi Ravenni è Presidente e che raccoglie tutta la corrispondenza del compositore dal 1877 al 1896. Il Progetto epistolario è una delle tre articolazioni dell’Edizione Nazionale delle opere di Giacomo Puccini riconosciuta dal Ministero per i Beni e le Attività culturali e nelle intenzioni seguiranno, negli anni, altri volumi con la corrispondenza successiva e non solo.

 Immagine di copertina da http://www.theguardian.com/music/2014/nov/27/manon-lescaut-puccini-opera-covent-garden-1968

 

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