Jiří Kylián: La libertà vera? Sognare

Data: marzo 21, 2017

In: TEATRO E DANZA,

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IN OCCASIONE DEL SUO SETTANTESIMO COMPLEANNO RIPROPONIAMO LA LUNGA INTERVISTA CHE JIRI KYLIAN CI HA CONCESSO E IL SERVIZIO SU UNA DELLE SUE PIU’ RECENTI ISTALLAZIONI FOTO/COREOGRAFICHE

- di Silvia Poletti-

Pochi autori di danza del nostro tempo sono considerati dei geni. E soprattutto sono salutati dal pubblico, ogni volta, con quella emozione irrefrenabile che suscitano solo coloro che sanno toccare le corde più profonde del nostro animo. Jiri Kylian è uno di questi.

Da quando si rivelò al mondo con Sinfonietta con una compagnia che sarebbe diventata leggendaria, il Nederland Dans Theater. Da quell’epoca il coreografo praghese ( partito dalla sua città, destinazione Royal Ballet School di Londra, il giorno stesso dell’invasione sovietica e per questo distante dai suoi affetti per oltre trent’anni) ha saputo condurci in paesaggi sconosciuti del cuore e della mente, affidandosi alla più elusiva e insieme concreta delle arti, la danza.

In oltre quarant’anni di creazioni Kylian ha tratteggiato un percorso esistenziale e artistico che non si è mai fermato, ha trasformato travagli personali in strepitosi periodi creativi di coreografia esemplare ( il periodo bianco e nero, il periodo rosso), ha insegnato che la danza ha molte possibilità oltre i limiti cronologici immaginati ( lanciando gli over 40 del NDT3 e gli under 20 del NDT2).

Bella Figura, copy Dave Morgan

Bella Figura, copy Dave Morgan

E oggi si sta spostando sempre di più verso nuove esplorazioni artistiche, grazie al video. Dietro lo sguardo limpido, i lineamenti delicati di questo bell’uomo dall’atteggiamento apparentemente serafico e discreto, l’arrovello di trovare attraverso l’arte una risposta alle proprie inquietudini o meraviglie resta ancora la molla inesauribile per le sue invenzioni. E per noi, forse la chiave per cercare di cogliere alcuni elementi -intellettuali e spirituali- che alimentano una creatività inesauribile e , spesso, inarrivabile. La nostra conversazione parte proprio dalla filosofia di Words in Freedom e dal concetto di libertà:

“Credo che sia fantastico quello che state facendo con questa rivista. Tornare a scrivere ciò che si sente necessario! Ma credo anche che la libertà comporti dei pericoli. Dobbiamo essere molto consapevoli su come maneggiare la libertà che abbiamo. Per rendere l’idea di che cosa sia per me la libertà in genere racconto sempre questa vecchia storiella ebraica. C’è un tizio che vuole vendere il suo giardino e così mette un’inserzione su un giornale che recita: “vendesi un GRANDE giardino”. Quando arriva un acquirente però trova che il giardino è in verità molto piccolo e obietta al venditore: ‘ ma sull’inserzione era scritto che il giardino era grande’! E allora l’ebreo risponde: ‘si, non è molto lungo, né molto largo. Ma è alto! ‘ Così ecco quello che è importante: la liberà va intesa con dei limiti. Altrimenti può diventare anarchia. Bisogna definire la libertà attraverso delle regole. Consideravo la mia libertà con il Nederland Dans Theater allo stesso modo di quell’ebreo con il suo giardino: non larga, non lunga, ma molto alta. E anche molto profonda. Talvolta del resto, andando a fondo, scavando anche nel letame, si può trovare quel materiale perfetto per nutrire il terreno e farlo fiorire di più.

Ci sono stati molti momenti bassi nella gestione del Nederland Dans Theater?
Certo. Ovviamente in maniera simbolica. Quando lavoro con i danzatori non considero l’esteriorità, la loro pelle, le loro fattezze. Mi interessa guardare nel profondo. E’ molto più interessante, ma si possono trovare delle sorprese poco gradevoli…

E qual è la chiave per entrare nell’interiorità di un artista?
Ce ne sono diverse, perché le persone sono diverse. Non esiste un passepartout. Ognuno ha una chiave speciale e devi cercarla. Forse un buon punto di partenza può essere la fiducia. Devi costruire una montagna di fiducia per far sì che le persone ti facciano entrare nel loro mondo.

Sweet Dreams NDT Jiri Kylian copy J.Jan Bos

Sweet Dreams NDT Jiri Kylian copy J.Jan Bos

E parlando a livello personale, qual è la sua libertà più preziosa?
La fantasia. La fantasia non ha limiti. Puoi sognare qualsiasi cosa tu voglia. Solo se vuoi realizzare i tuoi sogni ti imbatti inevitabilmente in certe limitazioni, come ben diceva Voltaire.

E’ sempre stato una persona fantasiosa, anche da bambino? Mi diceva che amava il pittore Bosch perché le ispirava delle fantasie… Era affascinato dal mistero da ragazzino?
Non deve dimenticare che sono nato e cresciuto a Praga durante il regime comunista. Così le mie fantasie non erano consentite ufficialmente… Ma si doveva sognare per non morire. Sono stato fortunato: ho lasciato la Cecoslovacchia a vent’anni, ma nella mia adolescenza ho patito forte l’oppressione. Ricordo solo immagini in grigio, nero e marrone. La gente si vestiva solo di questi colori …o almeno è così che la ricordo…Così dovevamo crearci i nostri colori e le nostre fantasie. E proprio perché il regime sopprimeva la fantasia, ogni cosa valeva la pena di essere esplorata.

27'52" di Jiri Kylian NDT, copy Alfredo Anceschi

27’52” di Jiri Kylian NDT, copy Alfredo Anceschi

Si ricorda la prima volta che è rimasto impressionato da qualcosa, una immagine o altro?
Sì, anche se non in maniera specifica. Sono sempre stato attratto dall’arte, classica e contemporanea, così non posso definire un momento preciso. Ricordo però che mi ha sempre affascinato e sorpreso il fatto che noi, come esseri umani, siamo opere d’arte. E, senza usare alcuna estensione- come un pennello, nel caso di un pittore per esempio o uno strumento nel caso di un musicista. No: un danzatore, un cantante o un attore sono opere d’arte in quanto tali. E così ciò che mi ha sempre interessato è ciò che si può celare in un essere umano. La cosa folle è che può produrre escrementi e qualcosa di assolutamente spirituale. Come un giardino. Siamo fatti da cose esistite prima di noi e che ora sono polvere. E anche noi che ora siamo in grado addirittura di creare le cose più incredibili domani spariremo e torneremo forse a circolare come particelle nell’universo… Ecco forse  perché uno dei miei lavori che amo di più è Return to a strange land: in questo balletto infatti mi riferisco a un ritorno a una terra che non conosciamo, ma alla quale apparteniamo per l’eternità.

Il tema dell’esistenza e dell’andare e venire è un filo rosso che caratterizza i suoi lavori in danza e film.. L’alternarsi tra “le uscite e le

Jiri Kylian sul set di Between Entrance and Exit copy J. Malir

Jiri Kylian sul set di Between Entrance and Exit copy J Malir

entrate” per citare un suo film è così centrale nella sua filosofia?
Sì, lo è. Ma il concetto di andare e venire rischia di essere malinteso. Fisicamente, andare e venire si lega all’idea di passare da un posto all’altro se non stai bene o sei a disagio. Ma come anche dicevano gli antichi, il fatto è che non puoi uscire dal tuo corpo, devi portartelo sempre appresso ( e l’anima è un bagaglio spesso molto pesante). L’andare e venire più interessante è quello che si svolge nella mente…

Che rapporto ha con la nostalgia? È un uomo nostalgico?
Sì, sono un nostalgico. Credo che si debba sempre partire da una ‘mancanza’ per procedere verso qualcosa di nuovo. La nostalgia ha a che fare con il passato, richiama delle memorie, fa pensare da dove veniamo…Ma per me è più interessante capire cosa mi dà per andare avanti…

Nei suoi primi lavori si sente tantissimo il tema della nostalgia.Si vede anche da certi tocchi stilistici, dal modo in cui i danzatori aprono le braccia o dalla scena che traccia un paesaggio indefinito
E’ vero. È senza fine. .. Tendiamo sempre a guardare al passato. Ma ai danzatori dico sempre di immaginare davanti a loro una collina e di non sapere cosa troveranno davanti a loro. Solo devono sentire il desiderio di progredire e andare a vedere…

Sinfonietta, Jiri Kylian, Nederland Dans Theater

Sinfonietta, Jiri Kylian, Nederland Dans Theater

Come coreografo è partito da una base classica riconoscibilissima in alcuni passi e nell’estetica dei suoi lavori. Guardare al passato è ancora importante?
Sì la mia base di partenza è stata la base classica, ma come dicevo prima si deve guardare oltre la collina. Se Petipa e Ivanov non avessero osato e rinnovato non avremmo il Lago dei Cigni. Quello che dico è che noi siamo responsabili per la storia del futuro. La danza non può restare cristallizzata in una museificazione. Bisogna osare, essere rivoluzionari. Per me l’estetica è importantissima, ma ancora di più è fondamentale che la danza abbia una sua ragion d’essere. Sono ottimista per il suo futuro, anche se oggi c’è un problema. La nostra generazione è stata fortunata a crescere mentre vivevano e lavoravano dei grandi creatori, dalla indiscutibile individualità e con diverse cose da dire con diverse forme: da Balanchine a Cunningham, da Graham a Béjart- Ora invece c’è una tendenza all’omologazione che appiattisce tutto. Il compito di un artista è invece guardarsi dentro e trovare qualcosa di veramente sostanziale da condividere con gli altri.

Ormai si dedica sempre più spesso alla realizzazione di video o di spettacoli dove realtà virtuale e reale dialogano. Cos’è che l’affascina di questa nuova forma espressiva?
Sono attratto dal confronto tra qualcosa che rimarrà fissato per sempre e qualcosa che nel momento stesso in cui è, è già cambiata. Anni fa creai un lavoro per i danzatori senior di NDT3 Birth Day. Quando riprendemmo il lavoro a distanza di tre anni dalla prima nel film che ne fa da ossatura c’erano gli interpreti più giovani di quelli (stessi) che erano anche in scena. Di fatto di loro c’era già qualcosa di morto e qualcosa vivo. Da lì mi è venuta l’idea di approfondire questa strana, schizofrenica dialettica tra il tempo che scorre e le pause, tra l’eternità e l’invecchiamento. Del resto anche quando facevo solo coreografia uno dei temi più intriganti era quello del tempo e della velocità.

East Shadow copy Kylian productions

East Shadow copy Kylian productions

Da molto tempo nei suoi lavori compaiono diretti riferimenti a Samuel Beckett, da Tar & Feathers  a East Shadow. Cosa l’affascina della sua poetica così legata all’impossibilità di esprimere il mistero del mondo?
Proprio questo. Non abbiamo definizioni verbali per definire i grandi misteri della vita. In alcune grandi religioni non c’è una parola per definire l’autorità assoluta: dicono, Quello per cui non abbiamo definizione. Comprendo l’incapacità di definire una forma alla divinità la cui idea è totalmente astratta. Amo Beckett perché ha compreso la povertà del linguaggio logico. Abbiamo un numero limitato di parole per definire l’indefinibile gamma di emozioni e sensazioni. Se dico ‘amore’, a cosa mi riferisco davvero? La sua lingua è magica.

Ha trovato mezzi brillanti per descrivere le sue diverse relazioni con i fatti della vita.

Amo il suo mistero, il suo modo così personale di esprimersi, che lascia un sacco di spazio di interpretazione a chi legge o ascolta. Totale libertà di spaziare… Vede? Anche con Beckett la libertà più bella è esplorare paesaggi misteriosi della mente.

la foto di apertura è tratta dal sito www.operaen.no

Tar & Feathers Jiri Kylian Boston Ballet copy S.Mor-Yosef

Tar & Feathers Jiri Kylian Boston Ballet copy S. Mor-Yosef

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