Istantanee da Tokyo. Una introduzione agli alieni in Giappone

Data: novembre 30, 2016

In: COSTUME E SOCIETà, VIAGGI IN LIBERTà,

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-di Andrea Falcone- 

Alcuni appunti di viaggio sparsi ma utili per non sentirsi Lost in Translation

Recentemente, mi è capitato di vivere un mese a Tokyo per lavoro. Sono state cinque settimane di immersione nella vita quotidiana dei colleghi giapponesi, durante le quali abbiamo condiviso lavoro e svago, nonché ogni interminabile viaggio in metrò per raggiungere l’uno o l’altro. Come risultato di quest’esperienza ho raccolto una serie di annotazioni su fatti inspiegabili riguardanti il Giappone. Ho deciso di riportarle qui, con la speranza che possano fornire un aiuto a chi ha deciso di avventurarsi (come alieno) in quel paese. Si tratta di cinque cose banali, capaci di dare un’immagine dello spirito giapponese.

A passeggio per Ginza, quartiere dello shopping di lusso a Tokyo

A passeggio per Ginza, quartiere dello shopping di lusso a Tokyo

1) Le cartacce: non ci sono. Lo stesso vale per i mozziconi di sigaretta, i chewing gum, le deiezioni animali. Per strada non c’è posto per la spazzatura e, fatto ancor più straordinario, neanche per i cestini. Se hai fatto la fatica di portarti da casa una lattina, una banana, o una tazza di caffè, perché non riportarla indietro, ora che è vuota? Il rispetto per lo spazio pubblico e una certa ansia per la sicurezza hanno portato i giapponesi a gestire i rifiuti con una discrezione che rasenta il gioco di prestigio. L’alieno potrà sempre irrompere in un supermercato e rovesciare la sua valanga di fazzoletti usati, incarti di panini e caramelle in uno dei cestini all’ingresso. Naturalmente, sarà guardato da tutti. È un alieno.

2) I gabinetti esprimono tutto l’amore per il comfort, la pulizia e la tecnologia dei loro creatori. Seggetta riscaldata e controlli elettronici per i modelli base,

toilette giapponese con l'immagine di Hello Kitty. Di lato il braccio con i pulsanti da utilizzare nei vari frangenti del servizio

toilette giapponese con l’immagine di Hello Kitty. Di lato il braccio con i pulsanti da utilizzare nei vari frangenti del servizio

voce guida e commento musicale per quelli più evoluti. Come in un film di fantascienza, alla fine del servizio, un braccio automatico aziona uno spruzzo dal basso, per offrire un’esperienza di pulizia unica. Noi alieni dovremmo solo vergognarci: usiamo ancora le mani per lavarci!

liceali giapponesi indossano mascherine

liceali giapponesi indossano mascherine

3) Le mascherine. Le usano tutti, creando qualche perplessità nell’alieno osservatore. L’aria è irrespirabile? C’è un’epidemia in corso? Al contrario: la densità abitativa è altissima e un gesto come questo diminuisce il rischio di infezioni e tutti ci guadagnano. E i bambini, coperti a quel modo, sembrano degli adorabili ninja!

4) I bambini, appunto. Occhi spalancati, bocche piccole e capelli a caschetto, i bambini sono l’esempio perfetto di cos’è “kawaii”, ossia carino. Cresciuti per diventare adulti al più presto, prendono i mezzi pubblici da soli, vestiti di tutto punto, eppure rimangono quello che sono: chiassosi, sorridenti, lacrimosi bambini. In treno, poi, sono gli unici che si guardano intorno, e che ti guardano. D’altronde, ricordatelo, sei un alieno.

bambina giapponese

bambina giapponese

5) I ringraziamenti e le scuse. I giapponesi, si sa, amano i convenevoli; specialmente in pubblico. Nessuno può avvicinarsi a un negozio senza essere accolto da un “irasshaimase” (benvenuto). Una volta entrati è una raffica di “douzo” (prego) e “sumimasen” (mi scusi) fino all’inevitabile “arigatou gozaimas” (“grazie di tutto”). Ogni commesso segue questo canovaccio, dando vita a vere gare di volume e velocità con gli altri commessi. L’alieno non è abituato a tanta gentilezza. Se, frastornato, urterà qualcuno, quello sicuramente si scuserà per primo.

Con le scuse e i ringraziamenti arrivo alla fine di questa minuscola guida, proponendomi di continuarla al prossimo viaggio. Il Giappone è un paese strano, ma accogliente. Ci sono un’infinità di regole, molte delle quali non scritte, ma anche molta pazienza per chi non le ha ancora capite. Qui è davvero possibile sentirsi a casa. Anche per un alieno.

 

cerimoniale giapponese

cerimoniale giapponese

In apertura una scena da Lost in Translation film di Sofia Coppola con Bill Murray e Scarlett Johansson

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