Il ‘sor’ Giacomo Puccini, questo sconosciuto

-di Gianmarco Caselli-

Parla il giovane Giacomo Puccini. Cosa conosciamo di lui grazie alle lettere pubblicate nel primo volume del suo epistolario ce lo racconta Gianmarco Caselli, fra i collaboratori del progetto. LEGGI L’INTERVISTA A GABRIELLA BIAGI RAVENNI SULLE CARATTERISTICHE DELL’OPERA IN VIA DI PUBBLICAZIONE
“Mi mandi subito i denari perché sono senza un soldo e vivo a chiodo da quattro giorni”: non è uno sconosciuto chi scrive queste parole, bensì Giacomo Puccini. Certo, non il Puccini che siamo abituati a conoscere, ricco e famoso, ma quello degli esordi, che studia a Milano cercando di sfondare e chiede soldi alla madre per tirare avanti. È solo una delle tante

Fotografia di Giacomo Puccini con dedica autografa a Gustav Mahler (dal volume1 dell'Epistolario, per gentile concessione di Olschki)

Fotografia di Giacomo Puccini con dedica autografa a Gustav Mahler (dal volume1 dell’Epistolario, per gentile concessione di Olschki)

curiosità che svelano un Puccini meno conosciuto e che si scopre leggendo la sua ricca corrispondenza raccolta nell’Epistolario edito da Olschki e curato da Gabriella Biagi Ravenni e Dieter Schikling. Da questo repertorio incredibile, di cui è da poco uscito il primo volume, si ricostruisce quello che forse è il capitolo più avvincente della storia di Puccini, quello di inizio carriera: cartoline, lettere, telegrammi, fotografie con brevi messaggi. Il materiale va dal 1877 al 1896: Puccini, da Milano dove studia e da Torre del Lago dove si rifugia, tiene costantemente i contatti con gli amici, con la madre, con le sorelle.

Proprio la relazione con Elvira, donna già sposata e già madre, lo farà fuggire a Monza dopo averla messa incinta; per la città di Lucca è uno scandalo e Puccini scrive a una delle proprie sorelle, da Monza: “per ora è necessario viva incognito e introvabile”; intanto ancora deve trovare una sistemazione economica, come si legge proseguendo la stessa lettera: “io danari non ne ho, mi mancano anche per il mangiare delle volte e se non ci fosse stato Fontana che mi avesse aiutato sarei stato fresco […]”, scrive riferendosi a quel Fontana suo primo librettista. Da queste prime lettere emerge un giovanissimo Puccini che cerca successo a Milano, la città dove è possibile trovare agganci con gli editori più importanti, come Giulio Ricordi, e che soffre la povertà, il freddo, che ha solo un paio di scarpe, che chiede alla madre di spedirgli calze per scaldarsi d’inverno, soldi e magari un po’ di olio o di fagioli. Inutile ricordare quanto è già stato scritto che in questa fase si ritrova quella parte di vita che poi confluirà ne La Bohème.

Nella società in cui viviamo, di politici cortigiani pronti a cambiare bandiera e campo ogni qualvolta risulti più

Giacomo Puccini con Elvira Bonturi (da http://piccoliviaggimusicali.blogspot.it/2014/12/chi-era-giacomo-puccini-1858-1924.html)

Giacomo Puccini con Elvira Bonturi (da http://piccoliviaggimusicali.blogspot.it/2014/12/chi-era-giacomo-puccini-1858-1924.html)

conveniente, stupisce poi un’altra lettera in cui il futuro Maestro rimprovera la madre per aver chiesto a Bazzini, il suo insegnante di composizione a Milano, di raccomandarlo alle case editrici: “Voialtri a Lucca l’avete sempre colle raccomandazioni; maladetto a chi l’ha inventate.” È il periodo in cui Puccini spera di diventare qualcuno ma che, pur nella disperazione che spesso affiora di non riuscire nella realizzazione del proprio sogno, non manca di essere Toscano fino al midollo con un’ironia senza freni spesso anche triviale e che magari può scandalizzare chi toscano non è; è quel Puccini che fa pedinare la moglie, che quando torna a Torre del Lago dove ha trovato un “rifugio” per essere lontano e vicino da Lucca, cerca gli amici per bere vino e divertirsi e che in molte lettere non fa altro che parlare per indovinelli, magari anche di donne, senza alcun accenno alla propria musica; sono tutti ingredienti che rendono questo Epistolario unico, imprevedibile e piacevole anche per i non intenditori.

Ma nella lettura della corrispondenza raccolta nel volume vediamo anche come Puccini riesca ad affermarsi e diventare il compositore più di grido dell’epoca. Con il suo editore Giulio Ricordi nascerà un rapporto incredibilmente intimo e questi diventerà una persona con cui parlare non solo di musica e a cui spedire, magari, dei fagioli: “I fagiuoli sono di quelli straordinari e si cuociono così: si mettono al fuoco in acqua fredda – l’acqua deve essere una dose giusta né troppa né poca – devono bollire due ore a fuoco lento e quando sono cotti non deve restarci che 3 o 4 cucchiai di brodo.” Poi, dopo aver concluso con le ultime raccomandazioni riguardanti i fagioli, come nulla fosse Puccini passa ad affrontare dettagliatamente questioni tecniche sul libretto della nascitura Bohème.

È sempre Puccini che, con stile da servizi segreti, incarica l’amico Alfredo Caselli, titolare del caffè in via Fillungo, centro di ritrovo degli artisti lucchesi, di pedinare un soprano in relazione con un suo amico commerciante, dandogli l’ordine di salire sullo stesso “vagone, a Pisa osservare chi l’accompagna e la saluta o bacia osservare se durante il viaggio da Pisa a Pistoja sale con lei qualcuno e se giunta a Pistoja continua per Bologna o pernotta a Pistoja. (Segni particolari: la signora porta occhiali, piccola, grassoccia, parla col naso) Probabilmente indosserà lungo mantello guarnito di pelo chiaro. Si capisce che le spese viaggio vermuth un sigaro, giornale saranno rimborsate.” Insomma un Puccini a tutto tondo, anche quello che non ti aspetti, che sempre con Caselli si lamenta: “Leggesti Fanfulla 20 21 7mbre? Leggilo e compiangimi mi hanno colpito in ciò che ho di più sacro gli’infami!”: il Maestro in questo caso se la prendeva con un giornalista del giornale Fanfulla che lo criticava non come compositore ma come, purtroppo, “mediocrissimo cacciatore.”

 Immagine di copertina: Cartolina a Giulio Ricordi. Dall’Epistolario di Giacomo Puccini (Per gentile concessione di Olschki editore)

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