Il galateo dello shopping natalizio

UN NOSTRO CLASSICO DELLE FESTE. VE LO RIPROPONIAMO, TENETELO BEN PRESENTE

- di Sante Galante -

 Albero, presepe…tempo di regali. Lo shopping natalizio: sette regole d’oro per far beate compere spendendo molto e sfigurando poco

Come ogni anno ritorna Natale a fare capolino nelle nostre case e nei portafogli. Quando le tv blaterano il loro pandoro preferito (arrivando a venderlo addirittura a Ognissanti) e le sgargianti illuminazioni sono un cazzotto in un occhio pure per i non vedenti scatta il segnale: allora cari genitori aprite il cordone delle “tredicesime” e pregate il nascituro Bambin Gesù che vi guidi alla salvezza. Se non quella economica, almeno a uscire indenni dal Christmas shopping. Per quella eterna, invece, beh…incrociate le dita.

 

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Una volta composta la lista (di simil nozze) pensando pure a nonno Antonio, a zia Giuditta, alla cugina Ermengarda e al cane Teofilo, è il momento di gettarsi nella mischia. La prima regola quando entrate (e poi uscite) in un negozio è quella di salutare, possibilmente sorridendo alle esauste commesse che come api vi ronzeranno intorno per vendere (come si conviene) il miele migliore. Buona educazione prevede anche il non dare del “tu” (vi siete fatti l’aperitivo insieme? Vi piacerebbe eh…) e il non usare il Kantiano imperativo categorico (“dammi quello”, “fammi vedere codesto”) solo perché siete portatori sani di europeico obolo.

Come seconda regola, se vi trovate in un negozio di abbigliamento sotto le feste è cortese non far tirare fuori dagli scaffali una decina di capi diversi, terminando poi la visita con un “Mhhhh…boh…non so…magari ripasso”. Novanta su cento non ripasserete. E non per vostra scelta. Nel frattempo, infatti, le cinquecentoventi maledizioni saranno già ad attendervi sul marciapiede come tanti piranhas affamati. Va da sé che se siete in un grande magazzino, dopo l’uscita dal camerino non riappoggerete i capi dove capita. Vero?

 

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“I figli so’ piezz’ ‘e core”, direbbe qualcuno. Ma i figli sono come piccole e simpatiche cavallette bisognose di essere…diciamo sorvegliate. Se li portate con voi a fare shopping è obbligatorio indirizzare un oculo verso la mercanzia, l’altro verso la prole. Prima che tirino fuori ogni cosa e giochino a calcetto o a rimpiattino tra la gente. L’altro giorno in una fashion boutique, mentre una distinta signora si provava l’ennesimo vestito, il figlio viveva beatamente sdraiato in terra azzimando il suo Game Boy. Così fu purtroppo pesticciato da un “disattento” cliente. Indovinate chi dei due fu pesantemente ripreso dalla Lady Godiva?

 

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Qualsiasi sia il negozio come quarta regola vi suggerisco di non lasciare le altre vostre quarantaquattro borse e borsette disperse tra bancone e pavimento. Primo perché potrebbero intralciare il lavoro, il cammino e gli spazi altrui, secondo perché potreste imbattervi in chi vaga ramingo alla ricerca di un dono natalizio anzitempo. Vi conviene rischiare?

C’è coda alle casse e qualcuno che suona il clacson all’esterno imprecando contro il vostro parcheggio in terza fila? Non utilizzate il trucco del padiglione giapponese presso Expo. Fingersi incinte con deliziosi cuscini naif pare non vada più di moda. O almeno, al posto dei cuscini, utilizzate il mollettone natalizio. Il parto gemellare è un valido aiuto per la cassa prioritaria.

 

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Il conto totale è troppo salato? La sesta regola suggerisce di non insistere sullo sconto, non sbattere i soldi sul bancone (modello petroliere texano) e non uscirsene con frasi topiche davanti a tutti come: “Però che cari che siete, da Romoletto ‘o Zufolaro lo trovo a metà prezzo”. Se volete, dallo Zufolaro vi accompagna Santuccio vostro. Zufolandovi nell’orecchio qualche paternoster da ripetere – visto il clima di religiosa attesa – e tante belle regolette da imparare. La frusta la troverete invece impacchettata sotto l’albero.

 

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E finalmente arriva il fatidico momento che tanto (tanto??) aspettavate e che riempie il cuore di grandi e piccini: il pranzo di Natale. Se posso permettermi una settima e ultima regola, mi raccomando di esser bravi a riciclare, tanto quanto a mentire. Fingete di apprezzare ogni dono, compresa l’ennesima sciarpa di zio Beppe o la prestigiosa bottiglia di “Rosso Ulderico”. E occhio a come li triangolate. In confidenza, detto a bassa voce…segnatevi sempre (non sulla mano) il mittente di ogni regalo per non commettere future gaffes. E che la festa abbia inizio! Santa Klaus salvaci tu.

 

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