«Cantando sotto la Pioggia» rivive alla Festa del Cinema di Roma

-di Claudia Porrello-

Sono Gene Kelly e Cyd Charisse, immortalati durante le prove di una memorabile scena di danza del capolavoro musicale Cantando Sotto la Pioggia, i protagonisti della campagna di comunicazione della prossima Festa del Cinema di Roma. Dal 13 al 23 ottobre, l’undicesima edizione del festival capitolino ha promesso di celebrare la leggerezza, la forza e la fantasia di Gene Kelly, a vent’anni dalla scomparsa. Il poliedrico artista americano, divenuto celeberrimo nell’età dell’oro del musical cinematografico, viene ricordato per la sua simpatia e per l’irrefrenabile e contagiosa vivacità. I numeri che lo vedono in prima linea sullo splendido set di Singin’ in the Rain (titolo originale), classico indiscusso degli anni ’50 e tuttora tra i film più amati di tutti i tempi, rimangono pietre miliari della storia della settima arte. Lo scatto del fotografo di LIFE magazine J.R. Eyerman scelto dunque per rappresentare questa edizione del Festival rappresenta, con grazia e armonia, l’incontro onirico tra il protagonista del film (Don Lockwood) e la vera Cyd Charisse, attrice e ballerina simbolo degli anni ’40 e ’50.

“L’immagine scelta racchiude perfettamente il senso di eleganza e gioia che voglio attribuire alla Festa. Il gesto di Cyd Charisse e Gene Kelly ci regala una dimensione di sogno. Voglio ricordare che questo capolavoro del cinema è riuscito ad essere nello stesso tempo popolare e raffinato” [Antonio Monda, Direttore Artistico 11ma Festa del Cinema di Roma]

Cantando sotto la pioggia 

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Il manifesto della Festa del Cinema di Roma, con Cyd Charisse e Gene Kelly in una sequenza del film

Siamo a Hollywood, nel 1927, un anno rivoluzionario e di transizione che segnò l’inizio del passaggio dal cinema muto al cinema sonoro. Il famoso Don Lockwood (Gene Kelly), attore con un passato di ballerino, musicista e stuntman, fa coppia sullo schermo con un’attrice che non sopporta, Lina Lamont (Jean Hagen). I due attori del muto cercheranno di adattarsi all’imminente arrivo del sonoro, incontrando però difficoltà dovute alla voce non proprio celestiale di Lina. A porre rimedio al disastro sarà l’amico di Don, Cosmo Brown (Donald O’Connor), che suggerirà di trasformare il film ‘Il cavaliere spadaccino’ nel musical ‘Il cavaliere danzante’ e doppiare Lina a sua insaputa con la voce di Kathy Selden (Debbie Reynolds), di cui Don è innamorato. Lina, scoperto l’inganno, cercherà di sabotare la storia d’amore tra i due ed il futuro di Kathy nel cinema, ma non ci riuscirà.

Cantando sotto la Pioggia (1952) è il film più famoso del coreografo e regista Stanley Donen, definito “il re dei musical hollywoodiani”, diretto insieme allo stesso Gene Kelly. Narrativamente parlando, la pellicola si potrebbe interpretare come una gioiosa satira di Hollywood, dei suoi stereotipi e dei suoi stessi miti. Apprezzato dal pubblico sin dalla sua uscita, Singin’ in the Rain è cresciuto con gli anni nella stima della critica, che oggi lo ritiene fra i film più belli mai realizzati. Costruito su canzoni preesistenti della coppia Freed-Brown, il film è un omaggio affettuoso a un cinema che non c’è più nel momento in cui si pone come registrazione di una transizione drammatica ed epocale (il passaggio dal muto al sonoro), che doveva cambiare irreversibilmente il volto del cinema americano e mondiale: momento splendidamente e pregnantemente riassunto nel numero Beautiful Girl, col suo tocco alla Busby Berkeley e le sue allusioni al maestro broadwayano Florenz Ziegfeld.

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Donald O’Connor, Debbie Reynolds e Gene Kelly in una scena del film

Ma questa storia così metacinematografica mostra anche altre possibilità di lettura. Per esempio, quella relativa a una problematica molto più contemporanea: all’inizio degli anni Cinquanta il cinema americano stava subendo la più forte crisi della sua storia sotto i colpi infertigli dalla neonata televisione, che gli aveva strappato tutta una generazione di spettatori, e la storia d’altri tempi della pellicola potrebbe ben essere metafora, segnale, sintomo dello spaesamento e dello sconvolgimento dovuti al trionfo del nuovo mezzo. Come che sia, la bellezza, la grazia, l’arguzia di Singin’ in the Rain non vengono minimamente condizionate da una qualunque lettura: esse si snodano davanti agli occhi ammirati dello spettatore con una freschezza raramente raggiunta da un genere che pure all’epoca sembrava aver raggiunto la sua piena maturità.

Cantando sotto la pioggia è quindi prima di tutto un film sul cinema che racconta un passaggio ben preciso della sua storia e lo fa in modo divertente e mai banale. Realizzare una pellicola in cui si incontrano il grande teatro musicale, la slapstick comedy e una sceneggiatura accurata, che riesce a mantenere sempre la trama al primo piano, era un’impresa delle più difficili. Chi riesce a trattenere le risate la prima volta che sente la voce di Lina o durante le buffissime acrobazie di Donald O’Connor in Make ‘Em Laugh? Gli episodi da citare sarebbero veramente troppi perché Cantando sotto la pioggia è una continua presa in giro dello star system hollywoodiano: il cinema si fa parodia di se stesso, ma con classe. Non per niente parliamo di un film che ha fatto la storia dei musical e del cinema grazie a scene musicali moderne e ormai diventate cult, in cui i personaggi non si esibiscono sul palcoscenico, come era l’uso del periodo, ma in luoghi quotidiani (a casa, a lavoro o addirittura all’aperto). Negli anni in cui le scene musicali erano volutamente artificiose, Cantando sotto la pioggia ne presenta di naturali e spontanee, dove il canto e il ballo sono le modalità con cui i personaggi esprimono i propri sentimenti. La scena musicale più famosa è sicuramente Singin’ in the rain, la canzone che dà il titolo al film che, se vogliamo è forse la più bella manifestazione di felicità nel cinema di tutti i tempi.

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Gene Kelly nella famosa sequenza ‘Singin’ in the rain’

Questa sequenza vede un indimenticabile numero musicale che ha Gin Kelly come protagonista e che si integra con la storia attraverso un elemento predominante: la pioggia. Don, Cosmo e Kathy sono preoccupati e pensierosi in casa, mentre fuori piove. Finito il brano Good Morning, Kathy e Don si lasciano davanti alla casa di lei, dove avrà inizio il celebre brano Singin’ in the rain. La pioggia è l’emblema di un momento difficile, ma invece di mostrare il superamento del momento (l’idea di trasformare il film in un musical) con un cielo sereno, si continua a utilizzare la pioggia ed a focalizzare sul protagonista che sguazza in essa, da una tranquilla passeggiata, a passi di danza, a salti nelle pozzanghere, a giochetti con l’ombrello e così via.  Esprimendo così non solo la felicità di poter salvare la sua carriera attraverso l’idea del musical e del doppiare Lina, ma anche la felicità di un uomo innamorato. Il numero è anche una scena di strada, tipica dei film negli anni ’40, ma qui si capta subito che è falsa, che si tratta solo di un palcoscenico (infatti potremo vedere in molte altre scena la presenza del palcoscenico, nei cosiddetti teatri di posa). Ed effettivamente Cantando sotto la pioggia non vuole essere un film che rappresenti la realtà, ma un film su Hollywood, sul cinema. Il musical ha una natura onirica, esibisce la fantasia, l’irrealtà, il sogno, di conseguenza lo spettatore non cerca la verosimiglianza.

Un film immortale, che a più di sessant’anni di distanza dall’uscita non ha perso nulla della sua frechezza, impreziosendosi anzi per la nostalgia… di quei film che non si fanno più.

 

 

 

 

 

 

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