Amarcord: The Clash – Cut the crap

- di Maurizio Melani –

 A 30 anni (e due mesi) dall’uscita dell’ultimo LP, Words in Freedom celebra una delle band più rivoluzionarie della storia della musica, The Clash.

Novembre 1985. Esce sul mercato “Cut the crap”, il sesto e ultimo album della band londinese capitanata dal grande e controverso genio Joe Strummer. Gennaio 2016. Sono passati trent’anni (e due mesi) da quel momento, ma la musica, le idee e le battaglie dei Clash sono vive come non mai. Merito di un melting pot sonoro d’avanguardia e di testi politici, veristi, radicali, sopra le righe che celebravano quel proletariato/precariato moderno e attuale. Pochi come i Clash hanno saputo mescolare con ordine e creatività stili e tradizioni opposte, passando dal punk al Jamaica sound, dal funk all’America Latina. Solo ai Beatles era riuscito magistralmente sperimentare un decennio prima di loro. Solo i Mano Negra e gli U2 vi riuscirono uno o due lustri dopo. Poi il vuoto. O la metastasi musicale dell’ultimo ventennio.

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La band nel 1977 (foto da Twitter)

 

“Cut the crap” è universalmente riconosciuto come il peggior disco dei Clash. E’ bene dirlo subito. Tranchant. Addirittura disconosciuto dallo stesso Strummer che, dopo aver riascoltato con calma quei suoni di tastiera modello Van Halen, i coretti da stadio e quei passaggi di drum machine stile pop anni ’80, deve essersi talmente vergognato da sciogliere la band già virtualmente finita con l’addio, due anni prima, di Mick Jones fondatore delle meteore BAD-Big Audio Dynamite.

 

 Il divertente video “Rock the casbah” tratto dall’album precedente

E allora perché parlare proprio di questo album e non dell’adrenalina punk rebel del primo omonimo “The Clash”, della perfezione new rock del capolavoro “London calling” o dell’energia tutta funk di quel “Combat rock” che è diventato anche lo slang per indicare le band più impegnate, alternative e fuori controllo? Perché “Cut the crap” – decontestualizzato dalla discografia Clash – resta un buon prodotto post punk e i testi non sono da meno dei dischi precedenti. Seguiteci allora alla (ri)scoperta del famoso Lp con l’ultimo punk in copertina.

 

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Il pezzo di apertura “Dictator” è il classico inno terzomondista e anticapitalista (“I am the dictator/I satisfy the U.S. team/I always do my killing in the woods/And keep the city gutters clean”) che niente ha da invidiare alla storica “I’m so bored with the USA”, a “Kokakola” (rigorosamente con le K) o a “Washington Bullets”. “We are the clash” è il canto della rivolta operaia e portuale contro il secondo governo ultraliberista della Signora Thatcher (“We ain’t gonna be treated like trash/We got one thing/We are the clash”) come ai tempi di “White riot” o “The guns of Brixton”. “This is England” è puro amore-odio nei confronti di una patria che non disdegna la dura repressione per uscire da crisi economiche e politiche (“We can chain you to the rail/We can kill you in a jail”) minando quei famosi diritti individuali già in “Know your rights”.

 

 

I Clash erano Joe Strummer come i Beatles John Lennon e i Mano Negra Manu Chao. Tre teorici della working class action, tre geni della sperimentazione sonora, tre dissidenti armati di chitarra e free speaking. A volte semplicemente estrosi (pensate al Bed In di Lennon), a volta sopra le righe. Come quella maglietta inneggiante alle Brigate Rosse che proprio Strummer fu dissuaso dall’indossare dal vivo in un Italia che stava uscendo a fatica dal delitto Moro.

 

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 Joe Strummer indossa la famosa maglietta inneggiante alle B.R.               (da www.camisetasvintage.com)

 

I Clash nacquero col punk del 76-77 (scopri su http://www.punk.london le iniziative londinesi per il quarantennale). Ma quando il movimento poco dopo morì loro, come una crisalide, rinacquero a nuova vita capendo prima di altri la direzione della musica e della controcultura.

A differenza di altre storiche band come Police o Sex Pistols, riformatesi venticinque anni dopo per un solo tour ben pagato, con i Clash non assisteremo a cotanta gioia (o nefandezza). Colpa della prematura morte di Joe Strummer stroncato nel 2002 a cinquant’anni da un attacco cardiaco che il “nostro” non riuscì a sconfiggere: esattamente come quella legge che aveva combattuto per una vita intera (“I fought the law/And the law won”). Morti i Clash, lunga vita ai Clash.

 the_clash_3(da www.hippowallpapaers.com)

 

Da un’intervista di Joe Strummer del 1988 a Rockerilla“In questo paese abbiamo un 8% della popolazione che gode di tutti i privilegi. Sono l’aristocrazia, quella di cui i francesi si sono sbarazzati, e anche i russi, e io penso sia necessario che pure noi ce ne sbarazziamo una volta per tutte, perché non l’abbiamo fatto nel 1790 quando ne avemmo l’opportunità, e Cromwell cominciò a farlo, ma poi sono tornati, e adesso è proprio l’ora di sbarazzarsene”.

 

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