A proposito di Francesco Cilea

-di Elisabetta Torselli -

Sono finiti per fortuna i tempi in cui occuparsi della Giovine Scuola significava essere irrimediabilmente ancorati ad una visione attempata e non “progressiva” della musica, e alla condivisione delle passioni più triviali della melomania. Non è più un tabù occuparsi di  Mascagni, Leoncavallo, Giordano & Co.

Battistrada è stato naturalmente Giacomo Puccini, la cui definitiva assunzione nel rango dei grandi compositori, anche da parte della più raffinata e selettiva musicologia, data oramai da diversi decenni. Le occasioni sono state e sono tante, dalle stagioni d’opera come quella del Teatro Goldoni di Livorno (e prima della riapertura di questo teatro, nella sede della Gran Guardia) dove, per ovvie ragioni, sono frequenti i titoli del livornese Mascagni, al Premio “Luigi Illica” di Castellarquato, fondato nel 1961 da Mario Morini in onore del più grande drammaturgo librettista della Giovine Scuola. E poi il lavoro decennale di studiosi che hanno aiutato gli aficionados della Giovine Scuola a liberarsi da quella sorta di inconfessato complesso di inferiorità nei confronti degli ascoltatori di Debussy, Schoenberg, Berg, Stravinskij e così via.

Fra questi studiosi benemeriti della Giovine Scuola già in tempi, come si suol dire, non sospetti, c’è anche un collaboratore di “Words in Freedom”, Cesare Orselli, noto soprattutto per i suoi studi su Mascagni, che dedica al compositore dell’Arlesiana e dell’Adriana Lecouvreur cop-orselli-cilea-piatto-rgb-500x500la sua ultima fatica (Francesco Cilea. Un artista dall’anima solitaria, Zecchini Editore, Varese 2016, pp. XVI + 152), nella ricorrenza dei 150 anni dalla nascita, ed è la prima monografia su Cilea dopo quella del 1961 dello scrittore e conterraneo di Cilea Leonida Repaci (vi sono poi raccolte di saggi e atti di convegni che compongono oramai una bibliografia di discreto spessore).

Il lavoro di Orselli segue la formazione (nel glorioso conservatorio napoletano di San Pietro a Majella) e la carriera del compositore calabrese (Palmi 23 luglio 1866 – Varazze 20 novembre 1950). E’ il ritratto sfaccettato di un autore riservato, fortemente autocritico, tanto da sottoporre i suoi lavori a numerose revisioni: il caso che ci ha colpito di più leggendo il libro è stato l’eliminazione e poi il reinserimento di una delle pagine probabilmente più vigorose dell’intera opera di Cilea, Esser madre è un inferno di Rosa Mamai, la madre di Federico e dell’Innocente, nell’ Arlesiana, che proponiamo qui nell’interpretazione storica di Giulietta Simionato.

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 Un compositore, Cilea, certamente legato nel suo linguaggio alla tradizione e anche alla dimensione verista con la sua visceralità, ma altrettanto certamente caratterizzato da una maniera compositiva accurata ed elegante. Lo seguiamo dagli esordi nella commedia musicale Gina, insaporita di gusti francesi (Massenet, vero vate per tutta la Giovine Scuola del resto, è uno dei principali riferimenti per Cilea), all’esito dubbio della Tilda, alle contrastate vicende dell’ Arlesiana, finalmente nel 1902 al trionfo dell’Adriana Lecouvreur, al controverso medievalismo di Gloria che nel 1907 spiazzò con le sue novità e le sue ambizioni quello stesso pubblico che aveva decretato il successo dell’Adriana.

Orselli mostra come dietro la vocazione melodica di Cilea ci sia una concezione della musica legata non solo allo sfoggio patetico del canto e del grido verista, ma anche alla dimensione cameristica delle pagine pianistiche, numerose nel suo catalogo, e alle delicate fragranze della romanza da salotto, un altro genere molto coltivato da Cilea. E ci sia anche la capacità di guardarsi intorno, per far propri anche apporti e sfumature dei gusti e delle tendenze che venivano da altre e più “avanzate” aree della musica europea, come l’estetismo medievaleggiante e i suoi corollari tonali di riscoperta della modalità e del gregoriano.

Questa monografia, insomma, permette di farsi da un’angolatura critica contemporanea un quadro d’assieme del compositore di Palmi. Il quale però, anche in tempi sfavorevoli, non è mai uscito dal cuore del pubblico, grazie all’amore che i grandi cantanti hanno nutrito per le sue pagine e personaggi, sempre presenti nei recital anche quando le messinscene delle sue opere erano diventate più rare nei grandi teatri. L’Adriana di Magda Olivero (ne offriamo qui  sotto “Io son l’umile ancella”), di Raina Kabaivanska (“Poveri fiori”, il video sempre a seguire), più recentemente della compianta Daniela Dessì (ancora “Poveri fiori”), sono testimonianze eloquenti della forza e del fascino di questo personaggio. Ma si tratta solo di qualche esempio perché sul web le testimonianze di esecuzioni di Cilea sono oramai moltissime.

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E per quel che riguarda i tenori, c’è naturalmente il celeberrimo lamento di Federico dall’Arlesiana. Il nostro invito alla lettura della monografia di Cesare Orselli si accompagna al gioco che proponiamo ai nostri lettori, un agone fra dieci interpretazioni storiche e recenti, documentate sul web, del lamento di Federico. Cliccate sulla didascalia delle foto e ascoltate. Quale Federico vi piace di più e perché ? Rispondeteci, e proclameremo il vincitore !

 

 

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